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Thailandia, la strana coalizione di governo che unisce il partito anti-militari agli alleati della giunta golpista

Srettha Thavisin

 
Domani la nomina del nuovo premier, il tycoon dell’immobiliare Shretta Tavisin, che guiderà un esecutivo composto da 14 formazioni politiche
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Lo chiamano il governo della cioccolata alla menta, una bevanda che simboleggia l’accordo tra ex nemici i quali domani, dopo tre mesi di stallo, potrebbero finalmente eleggere il nuovo premier thailandese con una larghissima coalizione di 14 partiti che appoggiano un’unione all’insegna della più spudorata realpolitik.

Sono strani alleati quelli che si trovano a proporre come candidato premier un tycoon dell’immobiliare sospettato d’evasione fiscale, il sessantenne Shretta Thavisin. I numeri ci sono, ma nascono da un patto controverso che non garantisce vera stabilità.

Da un lato, il secondo partito che il 14 maggio ha raccolto 141 seggi in Parlamento, quel Pheu Thai Party (Ptp), movimento populista guidato dalla dinastia dei…

Lo chiamano il governo della cioccolata alla menta, una bevanda che simboleggia l’accordo tra ex nemici i quali domani, dopo tre mesi di stallo, potrebbero finalmente eleggere il nuovo premier thailandese con una larghissima coalizione di 14 partiti che appoggiano un’unione all’insegna della più spudorata realpolitik.

Sono strani alleati quelli che si trovano a proporre come candidato premier un tycoon dell’immobiliare sospettato d’evasione fiscale, il sessantenne Shretta Thavisin. I numeri ci sono, ma nascono da un patto controverso che non garantisce vera stabilità.

Da un lato, il secondo partito che il 14 maggio ha raccolto 141 seggi in Parlamento, quel Pheu Thai Party (Ptp), movimento populista guidato dalla dinastia dei miliardari Shinawatra e sostenuto dai voti del movimento anti-giunta militare delle Camicie rosse. La esponente di spicco del Ptp e figlia dell’ex premier populista in autoesilio a Dubai dal golpe nel 2006, Thaksin Shinawatra, ha pubblicizzato la cioccolata fredda alla menta come drink preferito: nel corso delle consultazioni di questi mesi, ogni leader che voleva segnalare un’apertura verso il partito della giovane Paetongtarn Shinawatra si faceva fotografare sorseggiando ciocco-menta, bevuta anche in un brindisi tra il leader del partito della giunta militare, al potere da 10 anni, assieme al segretario del Ptp: un’”alleanza scellerata” per il 64 percento di elettori consultati da un sondaggio Nida. Come protesta, molti bar thailandesi hanno eliminato la ciocco-menta dal menu perché per i gestori “è la bevanda del tradimento tra amici.”

Gli amici, cioè i grandi esclusi dal governo, sono il partito che ha raccolto più voti, il Move Forward Party (Mfp), movimento che, sotto la guida dinamica di Pita Limjaroenrat, vorrebbe “portare in avanti” la Thailandia varando una legge contro i monopoli dei grandi interessi; riformando l’esercito; mettendo fine al servizio di leva obbligatorio; e (ecco il punto che gli ha impedito di formare un governo nonostante i 151 seggi parlamentari) emendando l’articolo 112 del codice penale che prevede pene fino a 15 anni di carcere per il crimine di lesa maestà.

Ecco come si delinea il quadro politico in Thailandia. Alla forte opposizione, i giovani, i parenti delle vittime dei massacri militari del 2010, i figli e genitori dei desaparecidos e i cittadini che soffrono sotto una dittatura travestita malamente da democrazia. Al potere, invece, i grandi interessi economici sostenuti da una minoranza di elettori conservatori e pro-giunta che credono che la monarchia vada difesa a tutti i costi. In mezzo, c’era il Pheu Thai che proponeva una trasformazione in chiave liberale e antimilitari.

(afp)

Invece ora il Ptp ricama una coalizione con il partito pro-militari del premier uscente, l’ex generale Prayuth Chan-oca, quell’United Thai Nation (Utn) punito alle urne con un quinto posto e appena 36 seggi. E assieme anche al potente Palang Pracharath Party (Pprp), il partito dei generali che, con 40 seggi e 100 senatori, fortifica questa coalizione di centro-destra. La svolta rischia non solo di polarizzare ulteriormente l’elettorato ma anche di radicalizzarlo, poiché il Ptp si regge su sentimenti antimilitari ed ora accoglie invece questi “acerrimi nuovi amici,” bloccando le riforme su lesa maestà ed esercito.

L’amaro calice in Thailandia è dolcissimo, ha un sapore di menta e cioccolata. Ma perché il Ptp ha dovuto berlo? Innanzitutto grazie alla riforma elettorale voluta dai militari che consente loro di mantenere il controllo del governo tramite un senato con 250 membri nominati dalla giunta.

Senza la maggioranza nelle due camere unificate non c’è governo. Per avere la maggioranza bisogna avere il controllo del Senato. Nonostante i risultati elettorali, dunque, Move Forward e Pheu Thai erano bloccati. Senza il consenso dei militari il governo non si poteva fare. Così i generali stringono la presa sul potere, senza carri armati. Per ora.

Com’è stato possibile conciliare un partito antimilitare con la giunta golpista? C’è chi giura che ci sia lo zampino del settantaquattrenne Thaksin Shinawatra che in un incontro clandestino ad Hong Kong avrebbe sigillato un super-patto segreto proprio con i militari che cacciarono dal potere lui nel 2006 e la sorella Yingluck nel golpe del 2014. In cambio della promessa di un’amnistia, il partito della figlia, il Ptp, avrebbe ora ceduto.

È una scelta che consente di formare un governo. Ma è una svolta che, alle prossime elezioni, rischia di travasare voti dal Ptp verso il Move Forward, radicalizzando ancor di più lo scontro tra forze del cambiamento democratico e i reazionari golpisti e monarchici che difendono vecchi interessi e status quo.

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