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Un'italiana di Londra per raccontare in tv Oriana Fallaci

Alessandra Gonnella, da anni residente in Inghilterra, è la giovane ideatrice e co-regista della serie sulla grande giornalista e scrittrice per Paramount+
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LONDRA - Passa per la capitale britannica la prima serie televisiva dedicata ad Oriana Fallaci, nata da un’idea della regista ventottenne Alessandra Gonnella, che proprio qui si è formata maturando la passione per la celebre giornalista, prima attraverso un cortometraggio pluripremiato, A Cup of coffee with Marilyn, e ora con Miss Fallaci, la serie che si appresta a debuttare prossimamente su Paramount+ in otto episodi.

“La passione per Oriana Fallaci nasce durante il liceo a Treviso, mia provincia di origine, quando un’amica mi allunga una copia de Il Sesso inutile e vengo stregata dallo stile di pensiero e scrittura di questa donna al punto da diventarne leggermente ossessionata”, spiega la giovane regista. “Questo amore è continuato anche quando mi sono trasferita a Londra, ormai nove anni fa, tornando a sfogliare il suo libro I sette peccati di Hollywood, che inizia così: ‘Chi dice Hollywood pensa subito a Marilyn Monroe. Ma è inutile che cerchiate in questo libretto un ritrattino…

LONDRA - Passa per la capitale britannica la prima serie televisiva dedicata ad Oriana Fallaci, nata da un’idea della regista ventottenne Alessandra Gonnella, che proprio qui si è formata maturando la passione per la celebre giornalista, prima attraverso un cortometraggio pluripremiato, A Cup of coffee with Marilyn, e ora con Miss Fallaci, la serie che si appresta a debuttare prossimamente su Paramount+ in otto episodi.

“La passione per Oriana Fallaci nasce durante il liceo a Treviso, mia provincia di origine, quando un’amica mi allunga una copia de Il Sesso inutile e vengo stregata dallo stile di pensiero e scrittura di questa donna al punto da diventarne leggermente ossessionata”, spiega la giovane regista. “Questo amore è continuato anche quando mi sono trasferita a Londra, ormai nove anni fa, tornando a sfogliare il suo libro I sette peccati di Hollywood, che inizia così: ‘Chi dice Hollywood pensa subito a Marilyn Monroe. Ma è inutile che cerchiate in questo libretto un ritrattino o un’intervista con Marilyn Monroe. Non c’è’. L’ho trovato geniale, irriverente, comico e molto esemplificativo del modo di raccontare gli eventi di Oriana Fallaci”.

Proprio da lì nasce l’idea di girare un corto, il primo di un certo spessore della regista dopo gli anni di formazione passati tra la Met Film School London e la National Film and Television School che le hanno permesso di imparare i segreti del mestiere e conoscere amici e colleghi che, come lei, condividono la passione per il grande schermo e per i più importanti autori internazionali. “Negli anni di studio ho continuato a scrivere, produrre i miei cortometraggi, produrre quelli di altri, fare tanti lavori e lavoretti, colto ogni opportunità per collaborare con i più diversi professionisti”, continua Alessandra Gonnella. “In questo modo è nato A cup of coffee with Marilyn, senz’altro il mio lavoro più famoso nonché quello che mi ha cambiato la vita. Girato a Londra nel 2019, dove per esigenze di budget risicato abbiamo ricreato ambientazioni newyorkesi, ha visto Miriam Leone, giunta appositamente dall'Italia, come attrice protagonista nei panni di una giovanissima Oriana, con la colonna sonora firmata da Francesca Michielin.

Un progetto complesso e ambizioso, partito con il supporto prezioso di Edoardo Perazzi, nipote ed erede della scrittrice, che però ha avuto grandi risultati, arrivando a vincere il Nastro D’Argento nel 2020, nato con il puro intento di omaggiare una mia eroina, raccontando questa storia poco conosciuta di lei che cerca la star americana per un’intervista ma che non riuscirà mai ad ottenere. Era già un racconto molto visivo, come la maggior parte dei suoi. Il modo in cui Oriana, una giovane giornalista italiana incaricata di scrivere dello star system hollywoodiano, controvoglia, fosse rimasta impantanata, tra false promesse e mille delusioni, ma al contempo ne fosse uscita con una certa dignità, vincitrice nella sconfitta, mi ha dato molta speranza ed energia, ed era quello che volevo trasmettere di lei al pubblico.”

Considerato l’enorme clamore ottenuto dal cortometraggio, Alessandra Gonnella decide di continuare sulla medesima strada: “Negli ultimi anni non si è parlato abbastanza della Fallaci e, quando lo si fa, è sempre in un modo superficiale e pieno di pregiudizi, perdendo di vista quanto grande e libera è stata e quante ne ha viste, più di tanti uomini e donne che la criticano dal divano. Inoltre, la trovo un esempio pazzesco di italiana all’estero che ha cercato fin da subito di raggiungere una fama internazionale dandoci orgoglio; anche per questo mi ritrovo molto con la sua visione del mondo.” Proprio durante il lockdown del 2020 inizia la scrittura del progetto seriale Miss Fallaci takes America e insieme a Diego Loreggian, che ha prodotto il corto con Redstring, la regista inizia a bussare alle porte di diverse produzioni, per approdare in Minerva Pictures, che ha creduto nel progetto; con Minerva e Redstring il progetto è stato presentato al MIA Market del 2020, vincendo come Best Drama Pitch.

Il resto è storia recente: Miss Fallaci diventa la prima serie televisiva italiana prodotta da Paramount+ di cui la Gonnella firma l’idea di serie, la regia e la co-scrittura del sesto episodio. A 28 anni, in Italia, è una sorta di primato in tal senso. Dallo scorso gennaio e fino alla fine di giugno si sono tenute le riprese principalmente a Roma, dove la regista si è trasferita per seguire i lavori, anche dietro alla macchina da ripresa. “Ho rincontrato Miriam, splendida ad ogni ora, con cui mi sento molto complice, e ho conosciuto talenti e maestranze tecniche di grande esperienza e sensibilità artistica. I registi Luca Ribuoli e Giacomo Martelli sono stati molto incoraggianti e protettivi nei confronti di ciò che anche per loro poteva sembrare un piccolo alieno, una ragazza così giovane già alla regia, ma allo stesso tempo mi hanno fatto capire quanto il mio punto di vista femminile e su Oriana fosse importante. Avendo visto il corto, mi hanno spronato a usare il mio gusto e le mie capacità. Ho compensato la mancanza di crediti con una forte intuizione, tenacia e faccia tosta, le stesse qualità della giornalista che mi ha guidata fino a qui. Spero di aver fatto bene”.

Gli otto episodi raccontano degli anni giovanili di Oriana Fallaci, alla fine degli anni Cinquanta, quando andò in America per la prima volta proprio per condurre l’inchiesta su Hollywood raccontata nel suo primo libro I sette peccati di Hollywood. “Si tratta di una fase della sua vita che mi è piaciuto tantissimo portare sullo schermo”, continua Gonnella. “La sua carriera in ascesa è in contrappunto con la sua vita privata, già costellata da profonde delusioni sentimentali. Ci sono poi i conflitti interiori, molto contemporanei, di una donna intelligentissima e indipendente che può fare tutto, ma che quando perde la testa per un uomo diventa invece estremamente vulnerabile e soggiogata, distraendosi dalla propria grandezza e dai propri obiettivi; conosco bene la questione”. Più tardi, in Lettera a un bambino mai nato, Oriana scriverà una frase che spacca il cuore alla regista: “Se nascerai uomo, spero che sarai un uomo come io l'ho sempre sognato, dolce coi deboli, feroce coi prepotenti, generoso con chi ti vuol bene, spietato con chi ti comanda”.

In attesa che venga comunicata la data di uscita su Paramount+, Alessandra prosegue determinata nel costruirsi una carriera e un nome, scrivendo o scovando nuove storie. “Quando scopri che vuoi fare film, ti dici che lo vuoi fare per raccontare storie che cambino il mondo”, racconta, “È un’ambizione molto nobile, ma troppo vaga. Crescendo si affina il proprio gusto, la propria sensibilità, la propria voce. Ecco, negli ultimi due anni ho capito che, al momento, la mia missione è raccontare storie romantiche e un po’ comiche, che hanno un non-so-che di epico e tragico. Vorrei rivisitare quel filone anni Novanta, Duemila, di cui la filmografia britannica è maestra, però con un doveroso tocco femminile e più aggiornato alle dinamiche relazionali moderne; con donne schiette, bizzarre e spiritose come protagoniste attive, non oggetti da desiderare. Vorrei essere questa italiana a Londra col doppio passaporto, che racconta storie d’amore con un tono unico, romantico e spietato, tra l’anglosassone e il mediterraneo. Magari ambientate tra Londra e l’Italia, con personaggi e lingua misti. Di sicuro metterò in campo anima e corpo per fare in modo che ciò avvenga, il più presto possibile, ma è importante trovare produttori che siano allineati con questa ambizione e credano in me. Sono più che consapevole che il mondo della cinematografia, al pari di altri ambiti, sia un business in tutto e per tutto, ma è importante mantenere autentica e qualitativa la voce artistica; e la mia voce è chiara e squillante. Sono sicura che se una storia bella va incontro ad una collaborazione bella, possa nascere un bel prodotto d’amore, un successo artistico e commerciale. Si capisce che sono una romantica pragmatica?”

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