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Hunter Biden e la Casa Bianca la spina del fianco di “papà Joe” è il figlio “cacciatore di guai”

(reuters)

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Le vicende del figlio del presidente Usa rischiano di compromettere la sua campagna elettorale
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NEW YORK — I figli “sono pezzi di cuore”: pure quando sei il Presidente degli Stati Uniti. Lo sa bene Joe Biden, che per amore del 53enne secondogenito Hunter – sì, cacciatore: ma di guai – rischia di rimetterci la Casa Bianca. L’unico figlio maschio sopravvissuto (Beau, il maggiore, è morto nel 2015 per un tumore al cervello) ha alle spalle una lunga storia di dipendenza da alcol, crack e cocaina. Espulso pure dalla Marina, perché trovato positivo al test anti-droga il primo giorno d’ingaggio, come ha raccontato lui stesso nell’autobiografia Beautiful Things. Dove descrive pure la tragica scena del genitore che lo abbraccia in lacrime dicendogli: «Ho fatto di tutto. Come posso aiutarti ancora?». Sostenendo che causa di tanta fragilità è l’incidente d’auto del Natale 1972, dove morirono mamma Neilia e la sorellina Noemi, mentre lui e Beau, 2 e 3 anni, rimasero feriti. Hunter, nomen omen, ha pure un debole per le donne: tanto da aver generato 5 figli da madri diverse - 3 con la prima m…

NEW YORK — I figli “sono pezzi di cuore”: pure quando sei il Presidente degli Stati Uniti. Lo sa bene Joe Biden, che per amore del 53enne secondogenito Hunter – sì, cacciatore: ma di guai – rischia di rimetterci la Casa Bianca. L’unico figlio maschio sopravvissuto (Beau, il maggiore, è morto nel 2015 per un tumore al cervello) ha alle spalle una lunga storia di dipendenza da alcol, crack e cocaina. Espulso pure dalla Marina, perché trovato positivo al test anti-droga il primo giorno d’ingaggio, come ha raccontato lui stesso nell’autobiografia Beautiful Things. Dove descrive pure la tragica scena del genitore che lo abbraccia in lacrime dicendogli: «Ho fatto di tutto. Come posso aiutarti ancora?». Sostenendo che causa di tanta fragilità è l’incidente d’auto del Natale 1972, dove morirono mamma Neilia e la sorellina Noemi, mentre lui e Beau, 2 e 3 anni, rimasero feriti. Hunter, nomen omen, ha pure un debole per le donne: tanto da aver generato 5 figli da madri diverse - 3 con la prima moglie Kathleen, una con la seconda (e attuale) Melissa, e un’altra, “segreta”, con la ballerina di stripe-tease Lunden Roberts - finendo a letto pure con Hollie, vedova del fratello: «Ci unì il dolore della perdita».

Ad allungare un’ombra sulla presidenza del padre, sono però i suoi affari spregiudicati del passato. Consulenze ed attività di lobbista per potenze straniere: comprese società cinesi e il gruppo energetico ucraino Burisma. Proprio la sua presenza nel cda di quest’ultimo, spinse l’allora presidente Trump, oggi in cerca di nuovo mandato, a pressare l’ucraino Zelensky. Minacciando di vincolare certi aiuti al paese all’apertura di un’inchiesta su quel Joe che si profilava già come maggior avversario alle elezioni 2020. Per Trump, il rivale aveva fatto pressioni su Kiev, mentre era numero due di Obama, allo scopo di cacciare il procuratore Viktor Shokin: che su Burisma indagava. Proprio quella telefonata con Zelensky portò al primo impeachment di The Donald. Riconquistata la maggioranza alla Camera e alla vigilia di nuove elezioni, oggi i repubblicani vogliano fare altrettanto. Depositare una richiesta di impeachment contro Biden, cercando di dimostrare che padre e figlio sono corrotti. E pazienza se non hanno la maggioranza per avallarlo al Congresso (in futuro chissà): l’occasione di screditare Joe è ghiotta. E il passato di quel “ragazzo difficile”, aiuta.

Hunter, su cui s’indaga da anni, si è di recente dichiarato colpevole di reati “minori”: mancato pagamento delle tasse 2017 e possesso illegale di una pistola, mirando ad un patteggiamento saltato all’ultimo, perché il giudice ne ha ritenuto i termini troppo generosi. Una conclusione subito cavalcata dalla destra: sostenendo che il rampollo aveva avuto trattamenti privilegiati, tanto da spingere il ministro della Giustizia, Merrick Garland, a dare poteri speciali al magistrato David Weiss, già incaricato di indagare su Biden Jr. Accusando pure la stampa liberal di essere “amica”: per aver affossato la strana storia, sollevata dal New York Post, di certe mail compromettenti estratte da un computer mandato da Hunter a riparare in Delaware, la cui autenticità è dimostrata solo in parte. E polemizzando pure per le quotazioni (“gonfiate”?) dei dipinti realizzati a scopo terapeutico dell’uomo, perché messi in vendita a centinaia di migliaia di dollari.

Per compromettere President Biden serve però ben altro: sostanziare le accuse di corruzione mai approdate a nulla in 5 anni d’indagini. Deludente pure la testimonianza di Devon Archer, ex socio di Hunter, su cui tanto contavano i repubblicani: «Vendeva solo l’illusione di accedere al vicepresidente» ha detto, sostenendo sotto giuramento di non aver mai sentito l’amico parlare al padre di affari. Ma non c’è dubbio: il debole del “Father-in-Chief” per il figlio minore sarà usato a mò di manganello durante una campagna che già si annuncia senza esclusione di colpi. Il rischio è però trasformare Old Joe, come qui molti lo chiamano, in leone. Accadde durante il dibattito presidenziale del 2020, quando Trump lo accusò di avere un drogato in famiglia: «Mio figlio ha un problema condiviso da tanti e sta provando a combatterlo. Sono fiero di lui» » rispose emozionatissimo. Cuore di papà, appunto.

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