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Il fuoco minaccia Atene. E nella foresta di Evros bruciano vivi 26 migranti

Una nuvola di cenere nera ha invaso i cieli di parte del Paese. Il sospetto di un’origine dolosa
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SALONICCO – Il cielo sopra la Grecia ieri era nero. Di cenere, mischiata a pianto. Cenere come quella che, incredibilmente, ha avvolto mezzo paese. Da Alessandropoli, al confine con al Turchia, ad Atene, sino alla penisola calcidica dove il sole è stato avvolto già all’alba e per tutta la giornata è piovuta polvere nera, come fossero coriandoli. Pianto, per l’ennesima tragedia che ha funestato quest’estate della Grecia: ancora vittime, trenta almeno, ancora villaggi evacuati, ancora paura. E ancora incredulità perché sembra che a spingere le fiamme, insieme al vento, sia stata proprio la mano dell’uomo: per quanto sia ancora troppo presto, l’origine degli incendi è considerata dolosa.

A rendere ancora…

SALONICCO – Il cielo sopra la Grecia ieri era nero. Di cenere, mischiata a pianto. Cenere come quella che, incredibilmente, ha avvolto mezzo paese. Da Alessandropoli, al confine con al Turchia, ad Atene, sino alla penisola calcidica dove il sole è stato avvolto già all’alba e per tutta la giornata è piovuta polvere nera, come fossero coriandoli. Pianto, per l’ennesima tragedia che ha funestato quest’estate della Grecia: ancora vittime, trenta almeno, ancora villaggi evacuati, ancora paura. E ancora incredulità perché sembra che a spingere le fiamme, insieme al vento, sia stata proprio la mano dell’uomo: per quanto sia ancora troppo presto, l’origine degli incendi è considerata dolosa.

A rendere ancora più tragiche queste 24 ore di fiamme la tragedia della foresta di Evors, mangiata dalle fiamme: i vigili del fuoco fino a questo momento hanno recuperato 26 cadaveri di migranti che cercavano di arrivare in Europa, via Turchia, proprio dalla foresta di Evros, uno dei più battuti canali di ingresso per la cosiddetta rotta balcanica. Gli uomini e le donne non sono riusciti a fuggire dalle fiamme, anche perché la foresta è difficilissima da raggiungere anche per i mezzi di soccorso: sono centinaia gli uomini dei vigili del fuoco impegnati, ormai allo stremo. Davanti a una situazione che rischia di diventare minuto dopo minuto sempre più tragica. Alcune Ong che lavorano nella zona di Avas hanno lanciato l’allarme per 250 persone, che fanno parte di due gruppi di rifugiati, rimasti bloccati su due isolotti dell’Evros.

Ma il fronte del fuoco è assai ampio. Il primo fronte è apparso nelle prime ore di sabato, ma – spiegano i vigili del fuoco – “dopo aver percorso una lunga distanza in breve tempo si è congiunto con le fiamme che arrivavano dalla foresta di Evros. Questo rende difficilissimo il nostro intervento”.

Secondo un rapporto dell'Osservatorio nazionale di Atene, nel Paese sono bruciati in tre giorni oltre 400mila ettari. Oltre agli incendi ad Alessandropoli, preoccupano i focolai nell'Attica occidentale, e in altre regioni attorno ad Atene. I vigli del fuoco stanno procedendo a evacuare decine di villaggi, costringendo la popolazione ad abbandonare le loro case, perché non riescono a garantirne la sicurezza. Ma la situazione è precitpatata anche nella capitale. Ieri sera è stata ordinata l’evacuazione di un quartiere a nord di Atene, il dietretto di ano Liosia, confinante con quello di Fyli, dove vivono decine di migliaia di persone.

“La situazione più delicata è probabilmente quella di Alessandropoli” spiegano però gli autorità locali, con il paese che ha pianto davanti alle fotografie dei dieci neonati, uno dei quali intubati, che sono stati costretti a essere evacuati insieme con gli altri pazienti dell’ospedale della città, lambito dalle fiamme. Sessantacinque persone sono state trasferite al porto all’interno di un traghetto per essere smistati, poi, negli ospedali della zona. Proprio sulle banchine dello scalo sono state montante delle tende, dove sono stati sistemati anche pazienti intubati. “Mai vista una situazione del genere” ripeteva alle televisioni uno dei vigli del fuoco, diventati in queste ore gli eroi nazionali.

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