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Niger, Prigozhin e la strategia del Mali: se Wagner non basta a fermare i jihadisti

(afp)
Mentre il capo dei mercenari arruola con un video messaggio nuove reclute in Africa, Timbuctù è circondata dai guerriglieri islamisti Jnim
3 minuti di lettura

Non era più apparso in un video, da quando la sua ribellione contro il Cremlino era fallita. Ma ora eccolo lì Yevgeny Prigozhin, il capo di Wagner, in tuta mimetica e con un fucile tra le mani, circondato da un paesaggio desertico: si trova in Africa e probabilmente in Mali, dove al potere è andata una giunta militare dal 2021.

Il colonnello Assimi Goita, l'uomo forte di Bamako, è uno dei nuovi amici del “cuoco di Putin”. Il video di Prigozhin, diffuso su Telegram, è accompagnato da un numero di telefono e da una mail: è uno spot per arruolare nuove reclute. Perché anche il Niger, già pedina fondamentale della strategia francese e occidentale nel Sahel, ha vissuto un golpe militare poco meno di un mese fa e Prigozhin offrirebbe pure lì i suoi servizi. Sono risolutivi, secondo lui, contro il jihadismo, ma è tutto da dimostrare.

Non era più apparso in un video, da quando la sua ribellione contro il Cremlino era fallita. Ma ora eccolo lì Yevgeny Prigozhin, il capo di Wagner, in tuta mimetica e con un fucile tra le mani, circondato da un paesaggio desertico: si trova in Africa e probabilmente in Mali, dove al potere è andata una giunta militare dal 2021.

Il colonnello Assimi Goita, l'uomo forte di Bamako, è uno dei nuovi amici del “cuoco di Putin”. Il video di Prigozhin, diffuso su Telegram, è accompagnato da un numero di telefono e da una mail: è uno spot per arruolare nuove reclute. Perché anche il Niger, già pedina fondamentale della strategia francese e occidentale nel Sahel, ha vissuto un golpe militare poco meno di un mese fa e Prigozhin offrirebbe pure lì i suoi servizi. Sono risolutivi, secondo lui, contro il jihadismo, ma è tutto da dimostrare.

“Noi lavoriamo!”, proclama minaccioso il leader dell’organizzazione paramilitare. Aggiunge: “La temperatura è di 50 gradi centigradi, come piace a noi. Wagner rende la Russia ancora più grande su tutti i continenti e l’Africa ancora più libera”. Giocare sui toni anti-colonialistici, dall’antico sapore sovietico, è un classico di Prigozhin, che presenta Wagner come un “incubo” per i jihadisti, nelle due principali varianti di questi gruppi in terra subsahariana, quella affiliata allo Stato islamico (Eigs) e l’altra ad al-Qaida (Jnim). Il primo paese nell'area dove Prigozhin sbarcò è la Repubblica Centrafricana, sulla base di un accordo con Mosca e con Wagner del 2018. Sarebbero oggi 3mila i mercenari sul posto.

Quanto a Khalifa Haftar, il padrone della Cirenaica, fece ricorso al gruppo paramilitare quando, tra il 2019 e il 2020, tentò di imporsi a Tripoli (fallendo). Da allora alcune centinaia di mercenari si troverebbero ancora nell’Est della Libia e da lì si sarebbero infiltrati nel Sudan, in preda a una guerra civile. Tra l’altro, proprio ieri una delegazione militare russa, capeggiata dal viceministro della Difesa Junus-bek Evkurov, è arrivata a Bengasi su invito di Haftar.

Ma la nuova grande base di Prigozhin nel Sahel è il Mali: i suoi combattenti sul posto sarebbero già oltre 1600, mentre l’infiltrazione di Wagner è in corso nei vicini Burkina Faso e Guinea, caduti rispettivamente nelle mani di giunte militari nel settembre 2022 e nel settembre 2021. Il Niger, minacciato dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, ha già preso contatti (via Goita) con l’organizzazione di Prigozhin.

Ma poiché il problema principale in ognuno di questi Paesi è la lotta ai jihadisti, i mercenari di Wagner sono davvero efficaci? Se si guarda a quello che sta succedendo in Mali, non sembra proprio. Timbuctù, la mitica città nel Nord, negli ultimi giorni è stata circondata dai guerriglieri di Jnim, che stanno impedendo l’accesso ai camion per gli approvvigionamenti: si tratta ormai di un assedio e di un vero embargo. In città, in pochi giorni, il litro di benzina è passato da 845 a 1250 Cfa (il franco dell’Africa occidentale), come dire da poco più di un euro a circa due. Anche le derrate alimentari, senza più rifornimenti, sono sempre più care.

I jihadisti bloccano l’accesso sia dall’Algeria che dalla Mauritania, ma pure dal versante Sud, verso il resto del Mali. Perfino il fiume Niger, utilizzato come via fluviale in direzione di Goa, è stato bloccato: un’imbarcazione, che ha cercato di forzare, è stata mitragliata e un passeggero ucciso. L’offensiva jihadista non è casuale. Una missione di caschi blu dell’Onu (Minusma) ha appena lasciato due campi vicini a Timbuctù, a Ber e Goundam, trasferiti alle autorità nazionali.

I francesi dal Mali sono stati cacciati definitivamente nell’agosto 2022, con il naufragio dell’operazione Barkhane, poi progressivamente sostituiti dai mercenari di Wagner, che non hanno però saputo contenere l’offensiva dei jihadisti, mentre pure i ribelli tuareg ricominciano ota a farsi sentire contro l’autorità centrale. Nessuno a Timbuctù ha dimenticato l’occupazione di al-Qaida nel 2012: appena sei mesi, ma furono un inferno, prima che il sostegno militare francese consentisse alle truppe del Mali di recuperare la città.

Secondo l’Ong Acled, nel 2022 il numero dei civili uccisi dai jihadisti in Mali, per quanto riguarda Eigs, ha raggiunto quota 688, otto volte di più rispetto alla media dei quattro anni precedenti, quelli di Barkhane. E per Jnim, siamo a 590, 3,5 volte di più. Globalmente nel 2023 (fino al 21 di luglio) i civili morti sono già quasi il doppio che in tutto il 2021. Ai mercenari russi mancano i mezzi di Barkhane e soprattutto la copertura aerea che i francesi potevano assicurare, fondamentale negli spazi ampi e desolati del Sahel. Già loro non erano riusciti a “disinfestarlo”. Ma per Wagner, al di là dei video sprezzanti di Prigozhin, sembra molto, molto più difficile.

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