✕

Il “piano Biden”, il Grande Gioco del presidente Usa tra Israele e Arabia Saudita

(reuters)
L’attività diplomatica degli Stati Uniti per la pace tra Gerusalemme e Riad ricorda quella delle grandi potenze in Medio Oriente e Asia centrale durante il diciannovesimo secolo
2 minuti di lettura

LONDRA – La pace tra Israele e Arabia Saudita sarebbe “una gran cosa”. Il termine usato questa settimana da Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, al telefono con alcuni giornalisti, evoca il Grande Gioco, celebre locuzione per descrivere l’attività diplomatica delle grandi potenze in Medio Oriente e Asia centrale durante il diciannovesimo secolo.

La posta sarebbe ancora più importante che in quel lontano passato: una riappacificazione formale tra lo Stato ebraico e il Paese arabo sunnita custode dei luoghi santi dell’Islam, accompagnata dall’assistenza degli Stati Uniti a Riad per sviluppare il nucleare civile e da concessioni israeliane per rilanciare il negoziato con i palestinesi.

A Wash…

LONDRA – La pace tra Israele e Arabia Saudita sarebbe “una gran cosa”. Il termine usato questa settimana da Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, al telefono con alcuni giornalisti, evoca il Grande Gioco, celebre locuzione per descrivere l’attività diplomatica delle grandi potenze in Medio Oriente e Asia centrale durante il diciannovesimo secolo.

La posta sarebbe ancora più importante che in quel lontano passato: una riappacificazione formale tra lo Stato ebraico e il Paese arabo sunnita custode dei luoghi santi dell’Islam, accompagnata dall’assistenza degli Stati Uniti a Riad per sviluppare il nucleare civile e da concessioni israeliane per rilanciare il negoziato con i palestinesi.

A Washington e nelle capitali mediorientali si parla da alcune settimane del “piano Biden”, com’è soprannominato il progetto. Il commento del suo consigliere per la sicurezza nazionale arriva alla vigilia di quello che potrebbe essere un passo significativo: l’incontro tra il presidente americano e Mohammed bin Salman, leader de facto dell’Arabia Saudita, a margine del summit del G20 del mese prossimo in India.

Sarebbe il primo fra Biden e Mbs, come viene chiamato il principe della corona e primo ministro saudita, dopo l’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 mentre si trovava nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul per rinnovare il passaporto, e non è detto che avverrà. Probabilmente non è un caso, tuttavia, che di recente Downing Street abbia invitato Mbs a Londra per incontrare Rishi Sunak in autunno.

“Non aspettatevi annunci imminenti sul nucleare civile saudita o sulla più ampia questione della normalizzazione dei rapporti fra Israele e Arabia Saudita”, ha detto Sullivan ai reporter. “Ma è qualcosa su cui continuiamo a lavorare”, ha aggiunto, “in stretta consultazione con sauditi e israeliani”. Le missioni di emissari americani a Riad si moltiplicano. Un negoziato segreto è in corso.


La pace tra Gerusalemme e Riad sarebbe una svolta epocale per il Medio Oriente, più degli Accordi di Abramo mediati dall’amministrazione Trump, l’apertura di relazioni diplomatiche fra Israele e quattro Paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan), perfino più della storica pace del 1979 fra Israele ed Egitto. “Molti elementi andrebbero risolti da entrambi i Paesi”, avverte Sullivan, “ma è un obiettivo meritevole di essere perseguito”.

La Casa Bianca è consapevole che la strada di un accordo è lastricata di enormi ostacoli. Israele finora si oppone a dare all’Arabia Saudita un’industria nucleare, sia pure civile, comunque necessaria per un eventuale futuro utilizzo militare. L’attuale governo di estrema destra israeliano è fermamente contrario a concessioni che portino a uno stato palestinese, impegno che i sauditi riaffermerebbero in cambio della pace con Israele (come del resto hanno fatto i Paesi firmatari degli Accordi di Abramo): ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu, alle prese con un conflitto politico interno senza precedenti sulla sua controversa riforma della giustizia, potrebbe essere tentato dall’idea di passare alla storia come l’autore di una completa ridefinizione del Medio Oriente e di una pace con il leader del campo sunnita, dunque avversario principale dell’Iran sciita, e dei suoi programmi nucleari, che per Israele è il nemico numero uno.

Quanto a Mbs, metterebbe fine a cinque anni di ostracismo internazionale per l’omicidio di Khashoggi e, come scrive il quotidiano israeliano Haaretz, potrebbe posare una mano sui luoghi santi islamici di Gerusalemme, sebbene questo provocherebbe l’irritata reazione della Giordania, dal ’48 custode ufficiale della moschea da cui Maometto spiccò il volo. Gli Stati Uniti, infine, eviterebbero che Riad, per procurarsi l’uranio arricchito di cui ha bisogno per il nucleare civile, bussi alla porta di Cina o Russia, come Mbs ha ipotizzato se gli americani rifiutano la sua richiesta. Davvero un Grande Gioco, complicato e dall’esito quanto mai incerto. Ma che Washington, Gerusalemme e Riad nondimeno stanno provando a confezionare.

Leggi i commenti