Da Mussolini a Saddam: quando i dittatori uccidono gli amici
di Enrico FranceschiniLONDRA – Ammazzare i propri amici, compagni di partito o ex-alleati è una vecchia abitudine dei dittatori: se Vladimir Putin ha ordinato alla contraerea russa di abbattere l’aereo privato su cui viaggiava Evghenij Prigozhin, come afferma un canale Telegram del Gruppo Wagner da lui capeggiato, il presidente russo è stato l’ultimo di una lunga serie.
Naturalmente, trattandosi di regimi totalitari, non sempre anzi quasi mai emergono le prove di vendette di questo genere. Ma le circostanze tendono a confermare che di vendette si tratta, spesso servite fredde, per l’impossibilità di farlo subito, come aveva previsto nel caso di Prigozhin il sito di giornalismo investigativo Bellingcat: “Fra sei mesi Prigozhin sarà morto o ci sarà un nuovo golpe contro Putin”. Ecco qualche esempio dei precedenti in materia.
LONDRA – Ammazzare i propri amici, compagni di partito o ex-alleati è una vecchia abitudine dei dittatori: se Vladimir Putin ha ordinato alla contraerea russa di abbattere l’aereo privato su cui viaggiava Evghenij Prigozhin, come afferma un canale Telegram del Gruppo Wagner da lui capeggiato, il presidente russo è stato l’ultimo di una lunga serie.
Naturalmente, trattandosi di regimi totalitari, non sempre anzi quasi mai emergono le prove di vendette di questo genere. Ma le circostanze tendono a confermare che di vendette si tratta, spesso servite fredde, per l’impossibilità di farlo subito, come aveva previsto nel caso di Prigozhin il sito di giornalismo investigativo Bellingcat: “Fra sei mesi Prigozhin sarà morto o ci sarà un nuovo golpe contro Putin”. Ecco qualche esempio dei precedenti in materia.
L’aereo di Italo Balbo
Uno dei partecipanti alla marcia su Roma, poi capo dell’aviazione e figura chiave del fascismo, Italo Balbo aveva preso le distanze da Mussolini, dissentendo dall’alleanza con Hitler, dalle leggi razziali contro gli ebrei e dall’entrata in guerra.
Fu spostato a governare la colonia della Libia, per tenerlo lontano: era troppo ingombrante per una defenestrazione in piena regola. Morì all’inizio del conflitto, il 28 giugno 1940, abbattuto sul suo aereo dalla contraerea italiana mentre volava sopra Tobruk. Ufficialmente per “errore”. La vedova sostenne che era stato ucciso per ordine del Duce.
La picconata a Trotskij
Alla morte di Lenin nel 1924, Lev Trotskij era in convalescenza a una dacia sul mar Nero. Josif Stalin gli mandò la data sbagliata del funerale per tenerlo lontano da Mosca e poter tramare per diventare lui il successore del leader, contro il parere di Lenin.
Da allora la stella di Trotskij declinò rapidamente, fu espulso dal Politbjuro e dal partito, internato, quindi costretto all’esilio. Ma Stalin lo temeva anche lontano dalla Russia: nel 1940 fu assassinato a Città del Messico con un colpo di piccone alla testa da un agente dell’Nkvd, la polizia politica sovietica, precursore del Kgb.
Le fucilate al genero di Saddam
Hussein Kamel Hassan al-Majid era il genero e secondo cugino di Saddam Hussein. Aveva sposato una delle figlie del tiranno iracheno. Diventò grazie a questo capo della Guardia Repubblicana, ministro dell’Industria e del Petrolio. Ma nel 1995, disgustato dalla corruzione e dall’inefficienza del regime, fuggì in Giordania insieme alla moglie.
L’anno seguente, attraverso intermediari, Saddam lo convinse a rientrare a Baghdad, assicurandogli che tutto sarebbe stato perdonato. Invece fu immediatamente costretto a divorziare, accusato di tradimento e ucciso in uno scontro a fuoco.