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Giappone, giovane medico si suicida per il troppo lavoro. E il Paese deve fare i conti con la sua cultura

L’episodio, avvenuto a maggio 2022, è stato denunciato dalla famiglia affinché “non si ripeta”. Nello Stato asiatico ogni anno più di 10mila persone muoiono per ragioni legate ai sacrifici per il proprio mestiere
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Voleva diventare gastroenterologo il medico giapponese Takashima Shingo. Ma dopo tre mesi di lavoro senza un giorno di pausa e 207 ore di straordinari in un solo mese è arrivato al limite e si è tolto la vita. Aveva 26 anni.

Il suicidio del giovane dottore è avvenuto nel maggio del 2022, ma la famiglia ha deciso di portare il caso sotto i riflettori, per denunciare la cultura del superlavoro che caratterizza il Giappone e “evitare che un fatto come questo si ripeta”.

Dal 2022 Takashima lavorava come specializzando al Konan Medical Center, un ospedale della città di Kobe, nella Baia di Osaka. Prima di uccidersi aveva confidato alla madre di stare vivendo una situazione “troppo difficile” e che “nessuno lo avrebbe aiutato”, ha raccontato la donna durante una conferenza stampa tenutasi lo scors…

Voleva diventare gastroenterologo il medico giapponese Takashima Shingo. Ma dopo tre mesi di lavoro senza un giorno di pausa e 207 ore di straordinari in un solo mese è arrivato al limite e si è tolto la vita. Aveva 26 anni.

Il suicidio del giovane dottore è avvenuto nel maggio del 2022, ma la famiglia ha deciso di portare il caso sotto i riflettori, per denunciare la cultura del superlavoro che caratterizza il Giappone e “evitare che un fatto come questo si ripeta”.

Dal 2022 Takashima lavorava come specializzando al Konan Medical Center, un ospedale della città di Kobe, nella Baia di Osaka. Prima di uccidersi aveva confidato alla madre di stare vivendo una situazione “troppo difficile” e che “nessuno lo avrebbe aiutato”, ha raccontato la donna durante una conferenza stampa tenutasi lo scorso 18 agosto. “Sono al limite”, le aveva detto.

L'ente governativo per l'ispezione del lavoro ha confermato i ritmi insostenibili a cui era costretto il medico. “Duecento ore di straordinario sono un numero spropositato”, ha commentato la famiglia, che vuole che “l’ambiente di lavoro dei medici venga migliorato”.

Il fratello di Takashima ha accusato l'ospedale di non aver preso la questione abbastanza seriamente, ma il centro ha respinto le critiche. "Spesso i medici trascorrono il tempo studiando da soli e dormendo in base alle loro necessità", ha spiegato un portavoce della struttura, “e a causa del loro elevato grado di libertà non è possibile determinare con precisione l'orario di lavoro". Contattato dalla Cnn, l’ospedale ha dichiarato di “non riconoscere il caso come lavoro straordinario: smetteremo di commentarlo in futuro".

Il crescente numero di episodi come quello di Takashima ha spinto il governo a prendere provvedimenti, per cui lo scorso anno la quantità media di ore annuali per dipendente sarebbe "gradualmente diminuita". Ma il problema non può certamente dirsi risolto.

La cultura del superlavoro

L’episodio riapre il dibattito sulla delicata questione della cultura giapponese, caratterizzata da una dedizione al lavoro tale da dar vita al fenomeno del karoshi, la morte per superlavoro. Le radici di questa devozione, che finisce per trasformarsi in ossessione, si rintracciano a partire dalla voglia di riscatto del Paese dopo l’umiliazione dell’occupazione americana successiva alla Seconda guerra mondiale e nel periodo seguente di forte crescita economica.

In Giappone, infatti, si è via via imposta una cultura del lavoro dai tratti militareschi, con i giapponesi che si spingono fino ad auto annullarsi per il benessere della loro compagnia con l’obiettivo di conquistare il titolo di kigyo senshi, guerrieri aziendali.

Uno studio del 2016 ha rilevato che il settore più colpito è quello sanitario: più di un quarto dei medici ospedalieri a tempo pieno lavora fino a 60 ore settimanali, mentre il 5% lavora fino a 90 ore e il 2% fino a 100 ore. Ma il fenomeno riguarda tutto il mondo del lavoro.

La fondazione Karoshi Hotline-National Defense Counsel for Victims of Karoshi riporta che ogni anno più di 10mila persone muoiono suicidi o a causa di malattie cardiovascolari legate al lavoro. E spesso le vittime sono proprio i giovanissimi, neolaureati che pur di dimostrare il proprio valore si spingono ben oltre i loro limiti.

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