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L’ex comandante Wagner: “Non c’è un altro Prigozhin. Con un leader scelto da Mosca i mercenari se ne andranno”

(reuters)

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Intervista a Marat Gabidullin, ex componente della brigata
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L’ultima volta che lo ha sentito al telefono non fu piacevole. «Era il 2019, gli dissi che lasciavo la Wagner perché non condividevo più la sua linea. Sentii Evgenij prendere un respiro lungo. “Da oggi sei il mio nemico personale”, sentenziò. Il suo disprezzo per me fu come una medaglia al valore».

Il 57 enne Marat Gabidullin conosce bene la Brigata Wagner, i suoi codici, le violenze compiute sulla gente e i due uomini che fino a mercoledì l’hanno guidata, Evgenij Prigozhin e Dimitrij Utkin. Per loro, e con loro, ha combattuto prima nel Donbass (2015-2016) poi in Siria, dove ha comandato il reggimento dei mercenari contro l’Isis. Una volta fuori ha scritto un libro (“Io, comandante di Wagner”, ed.Libreria Pienogiorno), dove ha raccontato la sua esperienza. «So tutto di loro. E dico che due figure equiparabili nella Wagner non ci sono. Forse possono trovare un sostituto di Utkin, che era il responsabile militare. Ma non c’è un altro Prigozhin».

Cosa ha pensato alla notizia …

L’ultima volta che lo ha sentito al telefono non fu piacevole. «Era il 2019, gli dissi che lasciavo la Wagner perché non condividevo più la sua linea. Sentii Evgenij prendere un respiro lungo. “Da oggi sei il mio nemico personale”, sentenziò. Il suo disprezzo per me fu come una medaglia al valore».

Il 57 enne Marat Gabidullin conosce bene la Brigata Wagner, i suoi codici, le violenze compiute sulla gente e i due uomini che fino a mercoledì l’hanno guidata, Evgenij Prigozhin e Dimitrij Utkin. Per loro, e con loro, ha combattuto prima nel Donbass (2015-2016) poi in Siria, dove ha comandato il reggimento dei mercenari contro l’Isis. Una volta fuori ha scritto un libro (“Io, comandante di Wagner”, ed.Libreria Pienogiorno), dove ha raccontato la sua esperienza. «So tutto di loro. E dico che due figure equiparabili nella Wagner non ci sono. Forse possono trovare un sostituto di Utkin, che era il responsabile militare. Ma non c’è un altro Prigozhin».

Cosa ha pensato alla notizia della loro morte?

«Dopo i fatti di giugno (il tentato golpe, ndr) per Prigozhin si era messa male. Era troppo esposto ai rischi e alle vendette, non tanto del Cremlino quanto dei capi di quelle strutture commerciali e multinazionali che lavoravano con lui in Africa e che ha depennato».

L’opinione prevalente è però che dietro ci sia il presidente Putin.

«Se ha perso del tutto il lume della ragione, può essere complice di quanto accaduto. Ma ricordatevi che a Putin la Wagner serve, non può fare a meno del lavoro che svolgono per lui in Africa, sostenendo i regimi, anche golpisti, per ottenere il sostegno alla Russia nelle assemblee internazionali. Ed è Putin che approvò la fondazione della Wagner, anni fa, arrivando a inserirla nella macchina statale. Chi credete che paghi i mercenari? Gli stipendi base, 2.500 dollari al mese se si è impiegati in teatri bellici, arrivano dal bilancio della Federazione».

Però il Cremlino sta già pensando a come rimpiazzarli in Africa. La Wagner muore con Prigozhin?

«No, però il futuro per loro si è fatto davvero incerto».

Ritiene che i “musicisti” possano reagire con azioni di tipo militare contro il governo russo?

«Un’altra sedizione come a giugno? Impossibile. Sono più deboli di allora, senza armi pesanti, senza cabina di regia. Ho mantenuto alcuni contatti, seppur con grande difficoltà e non avendo più niente da condividere con loro perché per me è sbagliato e criminale l’intervento in Ucraina. Per i prossimi giorni se ne staranno buoni e fermi, anche perché non saprebbero dove andare. Passata la prima fase, tutto dipenderà da chi metteranno a capo della brigata».

Che scenario prevede?

«Se a Mosca vogliono sostituire Prigozhin con qualche generale legato al ministro della Difesa Shoigu, la Wagner è finita, i mercenari se ne andranno a casa o si scioglieranno in altri gruppi militari e paramilitari. Se invece sarà capo qualcuno in grado di gestire il calo di efficienza bellica, la Wagner sopravviverà. Soprattutto, ripeto, in Africa».

Perché considera Prigozhin così insostituibile?

«Era un uomo d’affari molto capace, incaricato di portare avanti il progetto Wagner e di potenziarlo. Gestiva multinazionali nell’edilizia, nella gastronomia, era fornitore della Difesa e delle Università. Faceva la differenza per questa sua capacità imprenditoriale che gli permetteva di pensare in grande».

Ha provato a marciare su Mosca.

«Non voleva rovesciare il governo di Putin, puntava alla sostituzione del Capo di stato maggiore e del ministro della Difesa, voleva entrare nella stanza dei bottoni».

Prigozhin la considerava nemico personale. Ha temuto per la vita?

«Il codice della Wagner prevede che uno possa uscire, a patto di non parlare mai della Wagner. Io invece ho scritto un libro, e infatti ora le sto parlando da una località segreta».

Un aereo che esplode su territorio russo con a bordo lo stato maggiore della Wagner. Che messaggio arriva al popolo russo?

«Se è stato abbattuto con la contraerea, un sistema dello Stato, allora vuol dire che sono saltati tutti gli schemi, che non esiste più legge e la statualità della Federazione è a rischio. Una parte della popolazione se ne renderà conto».

Chi è che trema, in queste ore?

«Chi teme di essere chiamato dal Cremlino a pulire la merda che finora puliva la Wagner».

(ha collaborato Andrea Bertazzoni)

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