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Londra: si vive e si decide assieme a New Ground, la Casa delle donne aperta anche agli uomini

Finito di costruire nel 2016 e ora riempito in tutti i suoi 25 appartamenti, è uno degli esempi più riusciti di “cohousing” nel Regno Unito. Le inquiline hanno dai 58 ai 94 anni, si tengono compagnia e si sentono più sicure
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LONDRA – In inglese si chiama “cohousing”. In italiano si traduce con “coabitazione solidale”. Ma un nome più accattivante per il complesso urbano che sorge a Chipping Norton, sobborgo residenziale di Londra, potrebbe essere Casa delle Donne: una serie di edifici suddivisi in 25 appartamenti, tutti con inquilini single di sesso femminile.

In età variano dai 58 ai 94 anni. Alcune lavorano, altre sono in pensione ma attive nel volontariato o in hobby di vario genere. Ciascuna è proprietaria dell’appartamento in cui vive, ma tutte insieme hanno anche la proprietà di locali in comune: una grande sala adibita di volta in volta a riunioni, cinema, classi di yoga; il giardino; un ventiseiesimo appartamento lasciato libero per gli ospiti di passaggio.

Già, perché a New Ground, come si chiama …

LONDRA – In inglese si chiama “cohousing”. In italiano si traduce con “coabitazione solidale”. Ma un nome più accattivante per il complesso urbano che sorge a Chipping Norton, sobborgo residenziale di Londra, potrebbe essere Casa delle Donne: una serie di edifici suddivisi in 25 appartamenti, tutti con inquilini single di sesso femminile.

In età variano dai 58 ai 94 anni. Alcune lavorano, altre sono in pensione ma attive nel volontariato o in hobby di vario genere. Ciascuna è proprietaria dell’appartamento in cui vive, ma tutte insieme hanno anche la proprietà di locali in comune: una grande sala adibita di volta in volta a riunioni, cinema, classi di yoga; il giardino; un ventiseiesimo appartamento lasciato libero per gli ospiti di passaggio.

Già, perché a New Ground, come si chiama il progetto (alla lettera significa Nuovo Terreno), sono ammessi anche gli uomini: “Abbiamo fratelli, figli, amanti, che possono venire a trovarci quando vogliono e anche fermarsi, per una notte o due, nei nostri appartamenti o in quello per gli ospiti, ma non possono trasferirsi a vivere qui permanentemente”, spiega la 71enne Jude Tisdall al Guardian.

Finito di costruire nel 2016 e ora riempito in tutti i suoi 25 appartamenti, New Ground è uno degli esempi più riusciti di “cohousing” nel Regno Unito. A livello nazionale, il fenomeno sta ancora muovendo i primi passi: ci sono soltanto 302 appartamenti del genere, in 12 nuovi complessi abitativi costruiti apposta per questo uso, in tutto il Paese. Ma non è un’iniziativa soltanto britannica: la coabitazione sociale esiste anche in altre nazioni, Italia compresa, e non attira necessariamente soltanto le donne né solamente le generazioni più mature.

Per tutti rappresenta la possibilità di uno stile di vita differente. Il “cohousing” non è una comune, ma permette una vita più comunitaria. Persone sole, o perché reduci da divorzio, o perché i figli sono adulti, o perché non si sono mai fatte una famiglia, decidono in questo modo di condividere in parte la propria residenza e la propria esistenza con i vicini di casa.

Tutte le decisioni vengono prese insieme. Questo in parte avviene anche in qualsiasi condominio, ma nel “cohousing” si va a vivere vicini per scelta, non per caso: ci si sente parte di un gruppo, di un collettivo, con una filosofia solidale simile. Non si mette il naso negli affari degli altri, ma ci si mette a disposizione se serve una mano.

Ci sono attività da fare insieme. Ci si fa compagnia. E indubbiamente ci si sente più sicuri, anche da molestie e violenze sessuali contro le donne, come nel caso di New Ground, cioè di una coabitazione rigorosamente femminile. Non a caso, in Inghilterra questa esperienza è nata da un gruppo femminista. “È un’alternativa”, dicono le donne di New Ground, “alla famiglia tradizionale”.

Spesso con connotati di sostenibilità nella costruzione delle abitazioni, oltre che di solidarietà sociale tra i componenti di ogni complesso urbano, il concetto del “cohousing” è aperto tuttavia a chiunque: in teoria può riguardare solo maschi, oppure una coabitazione mista di single uomini e single donne, ma anche coppie, famiglie con bambini, sia anziani che giovani. Basta mettersi d’accordo e trovare un costruttore edile capace di sviluppare un progetto a base di unità uguali con qualche servizio in comune.

Servono anche i soldi per acquistare gli appartamenti, certamente. Ma per alcune delle residenti di New Ground, la scelta del “cohousing” coincide con un “downsizing”, un restringimento minimalista delle proprie necessità abitative: magari dopo una separazione e dopo che i figli sono cresciuti, si vende una casa più grande per andare ad abitare in un appartamento più piccolo, meno costoso, insieme ad altre persone con gli stessi gusti e le stesse esigenze. Per i più anziani è inoltre un’alternativa più attraente rispetto alle case di riposo.

Le statistiche spiegano perché il fenomeno interessa soprattutto l’universo femminile: attualmente 3 milioni e 600 mila cittadini britannici al di sopra dei 65 anni vivono da soli e il 70 per cento sono donne. Tra dieci anni, per di più, la percentuale di britannici sopra i 65 anni sarà cresciuta dall’odierno 19 al 22 per cento della popolazione. Ecco perché la Casa delle Donne ai sobborghi di Londra potrebbe essere un’idea destinata a moltiplicarsi, in Inghilterra e altrove.

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