Il Cremlino ai mercenari: “Giurino lealtà alla Russia”. Ore contate per la Wagner
di Rosalba CastellettiEvgenij Prigozhin era certo che sarebbe morto prematuramente. Da tempo aveva preparato un piano d’azione da eseguire al momento della sua scomparsa. Una sorta di testamento: al figlio Pavel i suoi affari, al fondatore di Wagner Dmitrij Utkin il comando dei mercenari. Aveva persino pensato anche a un “piano C” nell’eventualità che, come è poi successo, fosse morto anche Utkin, l’uomo che aveva battezzato la compagnia col suo nome di battaglia.
In questo caso, il comando dei “musicisti” sarebbe passato al Consiglio dei comandanti sotto la guida — si vocifera — di Anton Elizarov, nome in codice “Lotos”, ex colonnello dell’aeronautica che aveva guidato la conquista di Soledar. Secondo diverse fonti, al momento Lotos si troverebbe in Africa. Da qui, pare, il lungo silenzio del Consiglio che avrebbe dovuto rilasciare una dichiarazione all’indomani dello schianto aereo che ha decapitato i vertici della Brigata. «Un sistema ben costruito attende il suo nuovo leader. O l’annuncio dello s…
Evgenij Prigozhin era certo che sarebbe morto prematuramente. Da tempo aveva preparato un piano d’azione da eseguire al momento della sua scomparsa. Una sorta di testamento: al figlio Pavel i suoi affari, al fondatore di Wagner Dmitrij Utkin il comando dei mercenari. Aveva persino pensato anche a un “piano C” nell’eventualità che, come è poi successo, fosse morto anche Utkin, l’uomo che aveva battezzato la compagnia col suo nome di battaglia.
In questo caso, il comando dei “musicisti” sarebbe passato al Consiglio dei comandanti sotto la guida — si vocifera — di Anton Elizarov, nome in codice “Lotos”, ex colonnello dell’aeronautica che aveva guidato la conquista di Soledar. Secondo diverse fonti, al momento Lotos si troverebbe in Africa. Da qui, pare, il lungo silenzio del Consiglio che avrebbe dovuto rilasciare una dichiarazione all’indomani dello schianto aereo che ha decapitato i vertici della Brigata. «Un sistema ben costruito attende il suo nuovo leader. O l’annuncio dello scioglimento», commentano ora i wagneriti su un canale Telegram semiufficiale.
Nuovo leader o no, però, secondo una fonte dell’intelligence militare russa citata da Al Monitor, poco cambia. «Il piano di azione di Wagner in caso di morte del leader era di natura temporanea. Non implicava affatto un regime operativo pienamente autonomo. Senza Prigozhin, è impossibile operare un business che sia in contrasto con le stesse strutture statali che hanno creato questo business». Da due mesi, del resto, Wagner non è che l’ombra di quel che era. Resta sì la sua eredità: un modello di società paramilitare, indirettamente legata allo Stato russo, che sta facendo scuola, come pure i reclutamenti a contratto e di detenuti nelle carceri. Ma, di fatto, la compagnia dei “musicisti” è morta con i suoi leader i cui corpi sono stati recuperati insieme alle scatole nere sul luogo dell’incidente aereo, ha confermato ieri il Comitato investigativo. Tra loro, non soltanto Prigozhin e Utkin, ma anche il capo della logistica Valerij Chekalov.
La loro morte annunciata adesso lascia campo aperto a Vladimir Putin. Se in Africa ha affidato al vicecapo dell’intelligence militare Gru Andrej Averjanov il compito di sostituire Wagner con truppe regolari, internamente ha iniziato a ripensare la struttura di questo impero parallelo e anche a come ridefinire il settore delle compagnie militari private. La prima mossa è arrivata già ieri: un decreto presidenziale che obbliga le migliaia di mercenari a prestare giuramento come fanno i soldati dell’esercito regolare. Dovranno giurare «fedeltà» e «lealtà» alla Russia, «seguire rigorosamente gli ordini dei comandanti e dei superiori» e «rispettare santamente la Costituzione russa».
Un’ulteriore sottomissione che si somma al contratto di assoggettamento alla Difesa che tutti i leader delle milizie avevano dovuto siglare entro il primo luglio. Ma non basta. Sui giornali filogovernativi in molti sono tornati a perorare la legalizzazione delle compagnie militari private, Chastnje Voennye Kompaniji (ChVK), o, in alternativa, il loro scioglimento e trasferimento definitivo sotto il controllo del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore. Al momento, difatti, le ChVK operano in una zona grigia della legislazione: il codice penale le vieta esplicitamente, ma consente a imprese statali e private di assumere forze di sicurezza armate.
Non a caso ieri il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha ricordato che Wagner «non esiste, legalmente parlando». Smanioso di salvare la faccia dopo aver negoziato l’accordo che garantiva a Prigozhin e agli altri capi ribelli l’immunità in cambio dell’esilio nel suo Paese, il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko ha invece insistito che «Wagner è vissuto, è viva e vivrà in Bielorussia» senza tuttavia specificare per quale missione e per quanto tempo. «Qualcuno è andato in vacanza, qualcuno ha deciso di vivere in disparte, ma entro pochi giorni tutti saranno qui, fino a 10mila persone».
Lukashenko si è anche affrettato a compiacere Putin affermando di non «riuscire a immaginarlo» come mandante della morte di Prigozhin. Stessa linea del Cremlino. Le speculazioni sul fatto che Putin abbia dato ordine di uccidere il leader di Wagner, ha detto Peskov, sono «una bugia assoluta».