Hotspot New York. L’ondata di migranti divide i democratici
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Miracolo sulla 45esima strada (no, non la 34esima del racconto di Natale): sono scomparsi i migranti. Le centinaia di persone in cerca di tetto, che nel cuore dell’estate hanno dormito per giorni ammassati a due isolati da Fifth Avenue, sotto il centralissimo Roosevelt Hotel.
Sì, il celebre edificio di 18 piani datato 1924, fallito nel 2020 in pieno Covid e ora riaperto come centro accoglienza, nel pieno dell’emergenza migranti approdati fin qui dal confine col Messico. Sono oltre 110mila le persone arrivate in città nel solo 2023 (e di queste, 56mila richiedenti asilo), e hanno già saturato i 57.300 posti letto disponibili. Ma continuano ad aumentare.
Perché a Port Authority, la stazione sulla 41esima, arrivano cir…
NEW YORK – Miracolo sulla 45esima strada (no, non la 34esima del racconto di Natale): sono scomparsi i migranti. Le centinaia di persone in cerca di tetto, che nel cuore dell’estate hanno dormito per giorni ammassati a due isolati da Fifth Avenue, sotto il centralissimo Roosevelt Hotel.
Sì, il celebre edificio di 18 piani datato 1924, fallito nel 2020 in pieno Covid e ora riaperto come centro accoglienza, nel pieno dell’emergenza migranti approdati fin qui dal confine col Messico. Sono oltre 110mila le persone arrivate in città nel solo 2023 (e di queste, 56mila richiedenti asilo), e hanno già saturato i 57.300 posti letto disponibili. Ma continuano ad aumentare.
Perché a Port Authority, la stazione sulla 41esima, arrivano circa 300 nuovi disperati ogni giorno, spesso caricati sui bus direttamente dalle autorità di Stati repubblicani come Texas e Florida: ritorsione verso gli Stati che praticano l’accoglienza. Secondo una sentenza del 1979 pronunciata quando l’urgenza erano i poveri - e poi diventata legge nel 1981 - New York ha infatti l’obbligo di offrire ricovero a chi ne fa richiesta.
“Non c’è più spazio" alza però le mani il sindaco afroamericano Eric Adams, criticato per aver lasciato esasperare la situazione tentando di aggirare la legge con un emendamento che limita a 60 giorni l’ospitalità (poi bisognerà fare nuova richiesta col rischio di nuove file per strada), e intanto sfidando la norma in tribunale: dove la locale Corte Suprema deciderà, certo, ma nei prossimi mesi.
Solo le infinite polemiche per quel dormitorio a cielo aperto proprio dietro la strada dello shopping, hanno infine portato allo “sfratto” di quel popolo del marciapiede, poco prima di ferragosto. Al Roosevelt sono rimaste le famiglie: coppie o madri single con bimbi piccoli.
Gli uomini “soli” - latinos e pure i tanti africani passati dall’Ecuador, dove entrano senza bisogno di visto – sono stati caricati sui pullman scolastici gialli e “parcheggiati”, in attesa di miglior soluzione, nell’ex manicomio Creedmoor, a est del Queens, lontano e mal collegato; per la disperazione di chi cerca lavoro.
Sulla 45esima strada incontriamo Milagros, “miracolo”, appunto, seduta affianco all’ingresso di quel Roosevelt dove non ci sono più camerieri in livrea ma i robusti guardiani in t-shirt nera di DocGo. La controversa società di servizi medici che ha preso un appalto da 225 milioni per gestire questo e altri hotel di disperati: con metodi violenti, impedendo l’accesso pure alla polizia.
Di cognome fa Sanchez, ha 21 anni ed è arrivata dal Venezuela con due figli senza padre di 5 e 3 anni. "Sono orfana, avevo la nonna, poi è morta di Covid” racconta in un inglese stentato, infarcito di parole spagnole. Senza speranze, nel paese devastato dal socialismo populista di Nicolas Maduro dove il Pil crollato dell’80 per cento ha già spinto 6 milioni di persone a partire, è venuta via anche lei. La migrante venezuelana Milagros a New York (con la maglia bianca)
"Ho viaggiato per terribili 15 mesi e ho visto di tutto: compreso il rapimento del figlio di amici a Ciudad Juàrez, dove sono rimasta prima di entrare in America. Lì ho fatto ogni sorta di lavoro. Lasciavo i bambini ai compagni di viaggio, pregando di ritrovarli la sera”. Non ti dice come è entrata, accenna appena a uno dei tanti “icebox”, come tutti chiamano i centri migranti al confine.
Conferma però che è stato il Texas a offrirle un passaggio e la scelta: “Chicago o New York”. Perché NYC? "Qui se succede qualcosa puoi chiamare la polizia. E mi hanno detto che è facile trovare lavoro e una casa gratis”. E pazienza se per ora sopravvive vendendo bottigliette d’acqua nei vagoni della metro, la figlioletta piccola legata sulle spalle: il passaparola ha reso la legge del 1979 miraggio di ogni migrante arrivato fin qui.
Te lo conferma pure Winifer Garcia, a New York col marito e Rosa, 3 anni, che ha lasciato altri due figli a Caracas coi nonni: "Lì non c’era da mangiare qui José ha trovato un lavoro. Fa il lavapiatti, è un inizio. Dobbiamo farcela, per i figli lasciati indietro”. Al Roosevelt dormono al 14esimo piano, vedono uno spicchio di fiume: “Ci dà tanta speranza”.
Quella che altri stanno già perdendo. Adam Zambrano, ecuadoregno, 36 anni, è fuggito dalla sistemazione provvisoria nel Queens e dorme dove capita, sopravvivendo con l’aiuto dei frati di S.Francis, la chiesa sulla 31esima con la scritta “benvenuti” all’ingresso, dove si distribuiscono pasti e vestiti. “L’ex manicomio era troppo lontano” ti dice.
“Come trovo lavoro se sto a 30 chilometri da Manhattan e non ho i soldi per il treno?". Né lo rassicurano le nuove ipotesi d’accoglienza. Dopo aver scartato l’idea di una tendopoli a Central Park, il sindaco Adams ha identificato spazi che indignano molti. Il governo federale ha concesso l’ex aeroporto militare Floyd Bennett a Brooklyn, 2500 posti letto per uomini “soli”.
Ma l’ipotesi non piace ai residenti e da venerdì lo presidiano. Sgradito pure di il Metropolitan Correctional Center, sempre a Brooklyn, l’infame ex carcere di sicurezza dove nel 2020 si suicidò il pedofilo Jeffrey Epstein, chiuso 2 anni fa per le sue rovinose condizioni. E in 2mila finiranno a Randall Island, isolotto fra Bronx e Queens dove una tendopoli è quasi ultimata su campi di calcio dove vengono a giocare da tutta la città (e infatti una petizione contro ha già raccolto migliaia di firme). Per raggiungerlo servono quattro metro e un bus e il timore è che resti deserto, nonostante i costi: 20 milioni al mese, sicurezza compresa.
L’emergenza è ormai un caso politico e lo scontro è tutto interno ai dem, che già temono ripercussioni in vista delle elezioni 2024. Il sindaco lamenta: "La città in ginocchio. Se va avanti così i migranti ci costeranno 12 miliardi entro il 2025, dovremo tagliare servizi ai cittadini”.
La governatrice Kathy Hochul però lo critica con una lettera di fuoco: “Gli avevo chiesto di identificare nuovi spazi già a giugno". E ora, con una nuova missiva spedita martedì, se la prende pure col presidente Joe Biden: “La crisi è scoppiata per colpa del governo federale e questo deve risolverla”.
Nuove regole al confine, certo, ma intanto, per alleggerire la pressione su New York "servono innanzi tutto permessi di lavoro”. E poi “fondi e siti di proprietà federale da usare come rifugi” e pure “il rimborso delle spese dei 1900 uomini della Guardia Nazionale impiegati nel supporto logistico”.
Ahimè la Casa Bianca fa scaricabarile: "Solo il Congresso può fornire finanziamenti aggiuntivi e riparare un sistema immigrazione ormai fallito”. E così la governatrice Hochul attacca: “Non c’è più tempo”. Il sindaco Adams protesta: “Non ho più soldi”. Il presidente Biden ammette: “Non ho i mezzi”. Una soluzione non è stata ancora trovata.