Trump pubblica la foto segnaletica e si difende: “Non mi arrendo, non ho fatto nulla”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliATLANTA — Stavolta ha paura. È vero che ha orchestrato l’arresto nella prigione di Atlanta come uno spot elettorale, si è presentato come la vittima di una persecuzione politica per via giudiziaria, è tornato sull’ex Twitter per pubblicare la foto segnaletica e giurare che non si arrenderà mai, e infatti sta già vendendo magliette e tazze con sopra la sua immagine di sfida. Però chi lo frequenta rivela che il timore di perdere assilla Trump. Magari perché teme che almeno uno dei quattro processi in cui è imputato arrivi a sentenza prima delle elezioni, e se fossero quello di Atlanta o New York non potrebbe perdonarsi anche se tornasse alla Casa Bianca.
La resa alla procuratrice Fani Willis, modellata sull’inseguimento a …
ATLANTA — Stavolta ha paura. È vero che ha orchestrato l’arresto nella prigione di Atlanta come uno spot elettorale, si è presentato come la vittima di una persecuzione politica per via giudiziaria, è tornato sull’ex Twitter per pubblicare la foto segnaletica e giurare che non si arrenderà mai, e infatti sta già vendendo magliette e tazze con sopra la sua immagine di sfida. Però chi lo frequenta rivela che il timore di perdere assilla Trump. Magari perché teme che almeno uno dei quattro processi in cui è imputato arrivi a sentenza prima delle elezioni, e se fossero quello di Atlanta o New York non potrebbe perdonarsi anche se tornasse alla Casa Bianca.
La resa alla procuratrice Fani Willis, modellata sull’inseguimento a Los Angeles in diretta televisiva del presunto omicida O.J. Simpson, è avvenuta in “prime time” per entrare nelle case di tutti gli americani. Il presidente Biden ha commentato con ironia: «Ho visto la foto, un bel ragazzo». Lo scatto in atto di sfida è una manna per raccogliere fondi elettorali, e il vittimismo galvanizza la base. «È un giorno molto triste per l’America, non sarebbe mai dovuto accadere», ha detto il detenuto P01135809. Quindi ha aggiunto: «Quella che è avvenuta è stata una parodia della giustizia. Io non ho fatto nulla di sbagliato, mentre loro stanno interferendo con le elezioni. Noi abbiamo tutto il diritto di contestare un’elezione che pensiamo sia disonesta».
Così la consegna alla giustizia si è conclusa con l’ennesima bugia, perché è vero che ogni cittadino americano ha tutto il diritto di contestare un’elezione ritenuta disonesta, ma lo strumento per farlo è la magistratura. E in questa vicenda sono state oltre sessanta le cause presentate per mettere in discussione la vittoria di Joe Biden nelle presidenziali del 2020, e sono state tutte bocciate tranne una minore, anche da giudici amici nominati da Donald.
Però invece di accettare le sentenze, lui ha continuato e continua a ripetere la menzogna del voto rubato, che il 6 gennaio del 2021 aveva portato all’assalto del Congresso con morti e feriti. Ma se c’era qualcuno che aveva cercato di rubare le elezioni era stato proprio lui, in Georgia, chiedendo al segretario di Stato repubblicano Brad Raffensperger di trovargli da qualche parte gli 11.780 voti di cui aveva bisogno per scavalcare Biden. E ora dovrà risponderne in tribunale, perché almeno fino a quando gli Stati Uniti resteranno una democrazia, nessuno potrà porsi al di sopra della legge.
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Questa alla fine sarà la posta in gioco, nelle presidenziali del prossimo anno: la sopravvivenza del sistema democratico americano. Davanti alla sua denuncia di una caccia alle streghe condotta attraverso la magistratura, i seguaci del culto trumpista già promettono di ubbidirgli anche dal carcere. E la classe politica Usa dovrebbe anche riflettere sugli errori commessi, che hanno spinto l’insoddisfazione di una parte del popolo a questi livelli. Perciò lui è convinto che le incriminazioni e gli arresti gli abbiano in realtà riaperto la porta della Casa Bianca.
Se questo è vero, lo decideranno gli elettori indipendenti e moderati in una manciata di stati, che assegneranno la vittoria nel Collegio elettorale e quindi la presidenza. Nel frattempo però i quattro processi sono veri, i 91 capi d’accusa sono pesanti e le prove in certi casi schiaccianti, almeno nei casi dei documenti segreti trafugati e della Georgia. Perciò la corsa alla Casa Bianca è l’unica strategia praticabile da Trump per la salvezza personale, ma la paura che qualcosa vada storto è stavolta forte e chiara.
Perché qualche condanna potrebbe arrivare prima del voto, gli indipendenti moderati potrebbero non gradire, e Biden magari riuscirà a ripetere la prestazione del 2020. The Express ha scritto che il 4 agosto scorso Donald avrebbe "venduto" la sua casa in Florida per 422 milioni di dollari alla società Mar-a-Lago Inc, che in realtà appartiene al figlio maggiore, forse nel timore che venga confiscata.
La notizia poi è stata smentita, ma non mancano altri segnali che la strafottenza della foto segnaletica potrebbe essere solo una recita, per nascondere la realtà della paura.