Anche i coccodrilli parlano: una ricerca australiana svela il linguaggio dei rettili. E ora gli scienziati vogliono scrivere il “dizionario” dei loro suoni
di Enrico FranceschiniLONDRA – È ormai universalmente noto che balene e delfini hanno un ricco linguaggio. E qualsiasi amico dei cani, o dei gatti, sarebbe pronto a giurare di poter capire quello che dicono, abbaiando, miagolando, scodinzolando o facendo le fusa, i propri animali domestici. Ma una ricerca lanciata in Australia rivela che anche i coccodrilli parlano: una specie famosa più per la capacità di divorare una preda in un battibaleno che per l’abilità nelle comunicazioni.
Scienziati della University of the Sunshine Coast hanno identificato 13 categorie di suoni emessi da questi giganteschi rettili, riporta il New York Times, tra cui grugniti, ruggiti, colpi di tosse, una sorta di fischi e di muggiti, oltre a forme di linguaggio non verbale come spruzzi d’acqua, giravolte e bollicine. Gli studiosi hanno anche scoperto che sono in grado di emettere vibrazioni a una frequenza molto bassa, denominata infrasuono, che dovrebbe risultare fisicamente impossibile per i coccodrilli.
Adesso che hanno capit…
LONDRA – È ormai universalmente noto che balene e delfini hanno un ricco linguaggio. E qualsiasi amico dei cani, o dei gatti, sarebbe pronto a giurare di poter capire quello che dicono, abbaiando, miagolando, scodinzolando o facendo le fusa, i propri animali domestici. Ma una ricerca lanciata in Australia rivela che anche i coccodrilli parlano: una specie famosa più per la capacità di divorare una preda in un battibaleno che per l’abilità nelle comunicazioni.
Scienziati della University of the Sunshine Coast hanno identificato 13 categorie di suoni emessi da questi giganteschi rettili, riporta il New York Times, tra cui grugniti, ruggiti, colpi di tosse, una sorta di fischi e di muggiti, oltre a forme di linguaggio non verbale come spruzzi d’acqua, giravolte e bollicine. Gli studiosi hanno anche scoperto che sono in grado di emettere vibrazioni a una frequenza molto bassa, denominata infrasuono, che dovrebbe risultare fisicamente impossibile per i coccodrilli.
Adesso che hanno capito che i coccodrilli comunicano fra loro, i naturalisti devono cercare di capire cosa dicono: in pratica, scrive il quotidiano newyorchese, si tratta di compilare un “dizionario del linguaggio” dei coccodrilli. In alcuni casi sembra che difendano aggressivamente il proprio territorio. In altri, che segnalino un pericolo. Talvolta danno l’impressione di esprimere una forma di corteggiamento. E ogni tanto pare semplicemente che le loro espressioni facciano parte di un gioco.
Finora si credeva che i coccodrilli non dicessero granché, perché la loro conformazione non facilita il linguaggio. Come tutti i rettili, coccodrilli e alligatori non possiedono una laringe. Hanno corde vocali rudimentali. E, a differenza dei mammiferi, i loro muscoli polmonari non possono regolare le vibrazioni delle corde vocali. “Ciononostante”, afferma la professoressa Sonnie Flores, una dei ricercatori che hanno partecipato all’indagine, “hanno superato le proprie limitazioni fisiche e sono diventati uno dei rettili più vocali”.
Studi analoghi condotti dall’University of Tennessee confermano le scoperte degli scienziati australiani. Naturalmente non è semplice fare ricerche di questo tipo sui coccodrilli. Quelli che vivono in acque salate, come nel Parco Naturale delle Everglades, in Florida, tendono a comunicare soltanto in profondità, dove le acque sono torbide e non si vede quasi niente. E perfino quelli che vivono negli zoo o nei safari park non collaborano: in varie occasioni si sono mangiati i microfoni disseminati nell’acqua dagli studiosi. Senza contare il pericolo, per non dire l’impossibilità, di avvicinarli.
A parte la curiosità di apprendere che anche i coccodrilli parlano, e di sapere cosa dicono, un dubbio sulla necessità di una ricerca simile potrebbe essere: a cosa serve? I naturalisti rispondono che potrebbe servire a creare un sistema di rilevamento sonoro, per esempio per dare l’allarme se i coccodrilli si avvicinano a centri abitati: possibilità tutt’altro che teorica in regioni come l’Australia settentrionale, dove si stima che ne esistano 130 mila e che il loro numero sia in costante aumento. E potrebbe servire perfino a farli allontanare, usando registrazioni di certi suoni sottomarini. Permettendo, in pratica, agli esseri umani di comunicare con i coccodrilli.