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Israele-Libia: i due ministri degli Esteri si vedono a Roma. Cohen: “Incontro storico”. Ma il premier libico sospende Al Mangoush

(ansa)

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Il meeting tra i capi delle diplomazie dei due Paesi che non hanno relazioni diplomatiche è stato facilitato da Antonio Tajani. Proteste a Tripoli
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Fonti israeliane rivelano che il ministro degli Esteri di Israele, Eli Cohen, ha incontrato la ministra degli Esteri del governo libico di Tripoli, Najla al Mangoush, in un giorno non meglio specificato della settimana scorsa e l’incontro è avvenuto a Roma. Per questo, il primo ministro del governo di Tripoli, Abdelamid Dbeibah, ha sospeso a titolo precauzionale la ministra degli esteri e l'ha denunciata per avviare indagini penali. 

La notizia è stata accolta in Libia tra le proteste: in strada a Tripoli, Al-Zawiya, Tajoura, Misurata, Sabratha, Zintan e Yafran si sono visti pneumatici bruciati, bandiere d'Israele alle fiamme e manifestanti che chiedevano le dimissioni di Mangush.

La presidenza della Camera dei Rappresentanti libica ha convocato i deputati per una sessione d'urgenza questa sera presso la sede del Parlamento di Bengasi per discutere dell'incontro.

Tripoli e Gerusalemme in teoria non hanno relazioni diplomatiche dal 1965 e quindi …

Fonti israeliane rivelano che il ministro degli Esteri di Israele, Eli Cohen, ha incontrato la ministra degli Esteri del governo libico di Tripoli, Najla al Mangoush, in un giorno non meglio specificato della settimana scorsa e l’incontro è avvenuto a Roma. Per questo, il primo ministro del governo di Tripoli, Abdelamid Dbeibah, ha sospeso a titolo precauzionale la ministra degli esteri e l'ha denunciata per avviare indagini penali. 

La notizia è stata accolta in Libia tra le proteste: in strada a Tripoli, Al-Zawiya, Tajoura, Misurata, Sabratha, Zintan e Yafran si sono visti pneumatici bruciati, bandiere d'Israele alle fiamme e manifestanti che chiedevano le dimissioni di Mangush.

La presidenza della Camera dei Rappresentanti libica ha convocato i deputati per una sessione d'urgenza questa sera presso la sede del Parlamento di Bengasi per discutere dell'incontro.

Tripoli e Gerusalemme in teoria non hanno relazioni diplomatiche dal 1965 e quindi si capisce la scelta di un luogo neutro e discreto per l’incontro – organizzato anche grazie a una lunga mediazione del governo italiano e con la supervisione del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Si sono visti mercoledì 23, ma non all’interno di una struttura della Farnesina. Ci hanno pensato loro a scegliere il posto”, dicono fonti informate a Repubblica.

Mangoush e Cohen hanno parlato di aiuti umanitari da parte degli israeliani, di progetti per l'agricoltura e la gestione dell’acqua e di una possibile cooperazione per salvare i siti legati alla presenza ebraica in Libia. Il colloquio, che Cohen ha definito “storico” e “un primo passo”, va nella direzione di un possibile processo di normalizzazione tra l’ovest della Libia sotto il controllo del cosiddetto Governo di unità nazionale guidato dal premier Abdul Hamed Dabeiba e Israele. Si andrebbe a inserire nella sequenza di accordi diplomatici senza precedenti fra Gerusalemme e Paesi arabi cominciata nell’agosto 2020 con i cosiddetti Accordi di Abramo.

Non è un caso che i rapporti fra il governo di Tripoli e gli Emirati Arabi Uniti di recente siano molto migliorati, perché gli Emirati sono stati i primi a normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele tre anni fa e sono diventati sponsor di questo processo con gli altri Stati arabi. L’ultimo a ricucire le relazioni diplomatiche è stato il Marocco e in queste settimane si è parlato di una triangolazione intensa tra Israele, Usa e Arabia Saudita.

Per ora la ministra libica non ha ancora detto una parola a proposito dell’incontro con l’israeliano ed è probabile che sia per prendere la misura alle reazioni perché in molti, nel mondo arabo, accusano questo riavvicinamento molto pragmatico di essere un tradimento della causa palestinese.

L’incontro di Roma è storico perché è avvenuto con certezza e rimette di nuovo l’Italia nel suo ruolo di partner ravvicinato di Tripoli, ma in questi anni c’erano già stati altri abboccamenti tra libici e israeliani – che però sono rimasti nel campo del non confermato e del non detto. Nel 2021 il generale Saddam Haftar, figlio dell’uomo forte di Bengasi Khalifa Haftar e rivale del governo di Tripoli, volò con un piccolo jet Falcon dagli Emirati Arabi Uniti all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per parlare faccia a faccia con alcuni funzionari israeliani, prima di fare rotta di nuovo verso la Libia. Secondo alcuni rumor, il padre voleva sondare la possibilità di un appoggio di Israele in cambio di un accordo di normalizzazione.

Esistono anche voci su un incontro tra Abdul Hamed Dabaiba e il capo del Mossad, David Barnea, sempre in quell’anno ma organizzato con discrezione durante una visita del libico in Giordania. Ma la notizia data dalla stampa araba fu subito smentita dallo staff del premier di Tripoli.

Ai suoi tempi anche il colonnello Muammar Gheddafi, il dittatore della Libia ucciso nel 2011, spezzava la sua linea politica fatta di ostilità assoluta e di discorsi forti contro Israele con dichiarazioni improvvise sulla volontà di visitare Gerusalemme e di favorire una pace fra israeliani e palestinesi, ma faceva parte del suo carattere.

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