✕

Cicchitto: “Dietro Vannacci si può vedere la mano di Putin. Vogliono spaccare la maggioranza”

(ansa)
Intervista all’ex presidente della Commissione Esteri. “Fui tra i primi a comprendere la pericolosità del presidente russo”
1 minuti di lettura

MILANO — Prima di parlare del generale Roberto Vannacci e di quel che c’è — o ci sarebbe — attorno, Fabrizio Cicchitto ci tiene a fare delle premesse: «Sono stato presidente della commissione Esteri e fui tra i primi a comprendere la pericolosità di Putin. Nel mondo di Forza Italia io e Daniele Capezzone eravamo gli unici in dissenso con la linea prevalente di amicizia con il presidente russo».

Lei in questi giorni va sostenendo che il libro del generale, e più ampiamente l’operazione politica-culturale, non è frutto del caso. Perché?

«Bisogna ricordare il contesto passato. La Russia era piazzata benissimo in Italia: Putin aveva rapporti personali e di affari con Silvio Berlusconi, una collaborazione del suo partito con la Lega, poi c’era il Movimento 5 Stelle un po’ fil…

MILANO — Prima di parlare del generale Roberto Vannacci e di quel che c’è — o ci sarebbe — attorno, Fabrizio Cicchitto ci tiene a fare delle premesse: «Sono stato presidente della commissione Esteri e fui tra i primi a comprendere la pericolosità di Putin. Nel mondo di Forza Italia io e Daniele Capezzone eravamo gli unici in dissenso con la linea prevalente di amicizia con il presidente russo».

Lei in questi giorni va sostenendo che il libro del generale, e più ampiamente l’operazione politica-culturale, non è frutto del caso. Perché?

«Bisogna ricordare il contesto passato. La Russia era piazzata benissimo in Italia: Putin aveva rapporti personali e di affari con Silvio Berlusconi, una collaborazione del suo partito con la Lega, poi c’era il Movimento 5 Stelle un po’ filorusso e un po’ filocinese e infine Giorgia Meloni, che è stata filo-putinista. Questo schema salta con Mario Draghi: oggi l’Italia è diventata punta di diamante dell’atlantismo. Tra l’altro non credo che non ci sia stata un’influenza nella caduta di Draghi voluta da 5 Stelle, Lega e Fi, forze che peraltro non l’hanno voluto presidente della Repubblica».

Fabrizio Cicchitto

 

Ma arrivando alla vicenda Vannacci?

«Oggi Meloni diventata filo-Usa e Guido Crosetto sono i nemici di un certo mondo. Vannacci al di là della scrittura del libro rappresenta il tentativo di un’operazione: e infatti scatta subito Gianni Alemanno, critico sulla vicenda ucraina, e in modo più felpato Matteo Salvini. L’obiettivo è piazzare elementi contrari all’ortodossia atlantica al prossimo europarlamento. Del resto le cose scritte dal generale sulla Russia sono abbastanza nette».

Ma Meloni nella sua virata da simpatizzante di Putin ad atlantista è sincera?

«Penso di sì, la sua carta è quella conservatrice, una neo-destra che nell’atlantismo ha trovato un’idea forte».

Non teme che questa analisi sul generale possa scadere in una specie di complottismo speculare a quello molto in voga in quel mondo?

«Penso che non si possa neanche leggere le cose come dal buco della serratura del fatto italiano, derubricando il tutto a un generale scombinato. Questa persona faceva delle operazione speciali, non è uno sprovveduto. Per questo dico che ci vedo una mano, un disegno. Guardi che Putin è stato il primo leader mondiale a capire la capacità di condizionamento e di destabilizzazione delle liberaldemocrazie grazie a un utilizzo spregiudicato di Internet».

Lei pensa che prima di questa vicenda Vannacci fosse stato messo alla guida dell’Istituto geografico militare per “punizione” perché non affidabile sul piano internazionale, dopo la sua esperienza a Mosca?

«Non c’è alcun dubbio, con quel curriculum così di livello lo si voleva mandare in esilio, non ci si fidava di lui e lì non poteva far danni. Poi ne ha fatti altri su un piano politico-culturale».

Leggi i commenti