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Assalto al Congresso, Trump a processo a marzo: rischia la condanna prima delle elezioni presidenziali del 2024

(reuters)

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I suoi legali speravano nel rinvio al 2026, ma la prima udienza è stata fissata il 4 marzo, nel momento clou delle primarie. Il Tycoon: "Ingerenza elettorale"
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New York  — Si complica la posizione di Donald Trump, perché la giudice federale Tanya Chutkan ha deciso ieri che il processo per il suo ruolo nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 si terrà a Washington il prossimo 4 marzo. Questo non solo crea un ingorgo giudiziario, perché lo stesso giorno sarebbe dovuto cominciare il giudizio ad Atlanta per le interferenze nelle presidenziali in Georgia, ma soprattutto boccia la sua richiesta di rimandare tutto al 2026, rendendo possibile una condanna prima del voto del novembre 2024. I repubblicani stanno reagendo allo tsunami legale minacciando di avviare alla Camera l’impeachment del presidente Biden, per il suo ruolo negli affari del figlio Hunter, esponendo così gli Stati Uniti ad uno scontro senza precedenti storici. Il tycoon ha subito reagisto sul suo social Truth: “"ingerenza elettorale, la giudice mi desta, faremo ricorso”. 

New York  — Si complica la posizione di Donald Trump, perché la giudice federale Tanya Chutkan ha deciso ieri che il processo per il suo ruolo nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 si terrà a Washington il prossimo 4 marzo. Questo non solo crea un ingorgo giudiziario, perché lo stesso giorno sarebbe dovuto cominciare il giudizio ad Atlanta per le interferenze nelle presidenziali in Georgia, ma soprattutto boccia la sua richiesta di rimandare tutto al 2026, rendendo possibile una condanna prima del voto del novembre 2024. I repubblicani stanno reagendo allo tsunami legale minacciando di avviare alla Camera l’impeachment del presidente Biden, per il suo ruolo negli affari del figlio Hunter, esponendo così gli Stati Uniti ad uno scontro senza precedenti storici. Il tycoon ha subito reagisto sul suo social Truth: “"ingerenza elettorale, la giudice mi desta, faremo ricorso”. 

Trump è stato incriminato quattro volte, per 91 capi d’accusa: a New York, per i pagamenti alla porno star Stormy Daniels allo scopo di nascondere la loro relazione extraconiugale; a Fort Pierce, in Florida, per i documenti segreti trafugati nella casa di Mar a Lago; a Washington, per il ruolo nell’assalto del 6 gennaio; ad Atlanta, perché aveva cercato di rovesciare l’esito delle elezioni perse contro Biden. I casi di Washington e Fort Pierce sono federali, e quindi Trump potrebbe bloccarli o auto perdonarsi, se tornasse alla Casa Bianca; quelli di New York e Atlanta sono statali, e non avrebbe il potere di cancellarli.

Ieri la giudice Chutkan ha esaminato la richiesta del procuratore speciale federale Jack Smith, che voleva andare a processo il prossimo gennaio per l’assalto al Congresso, quindi quasi in contemporanea con i primi caucus della corsa alla Casa Bianca, in programma il 15 di quel mese in Iowa. Gli avvocati di Trump avevano domandato invece di rimandare il giudizio all’aprile del 2026, perché i documenti da analizzare sono troppi.

In realtà il loro obiettivo, in tutti i quattro procedimenti, è farli slittare a dopo le presidenziali del novembre 2024, in modo da poterli usare in campagna elettorale per presentarsi come vittima di una persecuzione giudiziaria, senza però ricevere condanne che complicherebbero la sua strategia e alienerebbero indipendenti e moderati di cui ha bisogno per ribaltare la sconfitta del 2020. Chutkan, nominata dal presidente Obama, non ha accettato scuse, perché «c’è un interesse pubblico della società a tenere un processo rapido». Quindi ha stabilito che le udienze inizieranno il 4 marzo e «il signor Trump, come ogni altro imputato, dovrà rispettare le date del procedimento, qualunque sia la sua agenda».

Smith ha detto di essere in grado di completare il processo nel giro di quattro o sei settimane, e se riuscisse a mantenere l’impegno la sentenza potrebbe arrivare anche prima della Convention repubblicana di Milwaukee, in programma dal 15 al 18 luglio. Washington è una città molto liberal e democratica, e quindi non sarà difficile mettere insieme una giuria tendenzialmente ostile a Trump. Perciò il Gop si potrebbe trovare nell’imbarazzo di nominare per la corsa alla Casa Bianca una persona già condannata per un reato penale.

Il secondo problema è l’ingorgo giudiziario. Il 25 marzo è già in programma il processo a New York per il caso della pornostar, mentre la procuratrice Fani Willis ha chiesto che il procedimento di Atlanta cominci il 4 marzo. Dovrà accontentarsi di un’altra data, ma comunque Donald sarà costretto a correre da un tribunale all’altro, proprio durante le primarie. Ieri il suo capo di gabinetto Meadows ha chiesto di trasferire il processo in Georgia ad un tribunale federale, nella speranza di avere una giuria più amica, ma l’argomento secondo cui lui e il presidente interferivano con le elezioni in qualità di funzionari governativi è debole, e la prima udienza è stata fissata per il 6 settembre.

I repubblicani, invece di prendere atto dei limiti di Trump, continuano a difenderlo. Lo Speaker della Camera McCarthy sta considerando di aprire la procedura di impeachment contro Biden. Ammesso che passi nella sua Aula, verrebbe bocciata al Senato, ma serve a creare il caos che sembra l’unica salvezza per Donald.

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