Il passo di Zelensky sulla Crimea: “Possibile una soluzione politica”
dalla nostra inviata Brunella GiovaraZaporizhzhia — Il punto è sempre la Crimea. Il bersaglio grosso degli ucraini, la riconquista della penisola occupata dai russi fin dal 2014. Il presidente Zelensky da alcuni giorni ci sta tornando sopra, in dichiarazioni e interviste. «È preferibile e possibile negoziare una soluzione politica per la smilitarizzazione della Russia sul territorio della penisola», piuttosto che bellica, ha detto anche ieri, proprio mentre il suo esercito sta gradualmente avanzando verso Sud, cioè in direzione Crimea, ottenendo alcuni successi, sulla strada che porta a Melitopol e al Mar d’Azov. La Crimea, a un passo. Da settimane bersaglio di incursioni, sabotaggi, bombardamenti che hanno eliminato uomini e strutture strategiche russe, come i radar. E dice Zelensky che una soluzione politica eviterebbe molte vittime, perché «qualsiasi combattimento avrebbe comunque delle perdite, ovunque sia. Tutto deve essere calcolato».
A molti è parsa una apertura verso scenari di trattative finora nettamente …
Zaporizhzhia — Il punto è sempre la Crimea. Il bersaglio grosso degli ucraini, la riconquista della penisola occupata dai russi fin dal 2014. Il presidente Zelensky da alcuni giorni ci sta tornando sopra, in dichiarazioni e interviste. «È preferibile e possibile negoziare una soluzione politica per la smilitarizzazione della Russia sul territorio della penisola», piuttosto che bellica, ha detto anche ieri, proprio mentre il suo esercito sta gradualmente avanzando verso Sud, cioè in direzione Crimea, ottenendo alcuni successi, sulla strada che porta a Melitopol e al Mar d’Azov. La Crimea, a un passo. Da settimane bersaglio di incursioni, sabotaggi, bombardamenti che hanno eliminato uomini e strutture strategiche russe, come i radar. E dice Zelensky che una soluzione politica eviterebbe molte vittime, perché «qualsiasi combattimento avrebbe comunque delle perdite, ovunque sia. Tutto deve essere calcolato».
A molti è parsa una apertura verso scenari di trattative finora nettamente respinti. La Crimea è sempre stata presentata come non negoziabile, assolutamente non scambiabile con nessuna pace che non sia «giusta», cioè che non preveda la completa restituzione dei territori occupati, tornando ai confini storici del 1991. E uno scenario a breve termine l’ha fornito il suo consigliere, Mykhailo Podolyak, che si è spinto anche più avanti: «La guerra finirà rapidamente. Tutto finirà in un istante, proprio come è iniziato».
Ed è improbabile, e addirittura «ingenuo, pensare che l’Ucraina dovrà riconquistare ogni chilometro del proprio territorio con il sangue», perché «quando le forze ucraine avanzeranno verso Sud e raggiungeranno il confine amministrativo con la Crimea, gli eventi assumeranno una forma diversa». Forse intendendo (e sperando) che a quel punto i russi farebbero un passo indietro, o più probabilmente che si potrebbe arrivare a una soluzione “coreana”.
Ma dietro queste parole potrebbe esserci anche un messaggio rassicurante alla nazione, stremata da 16 mesi di guerra, dalle perdite di civili (9.500, secondo l’Onu) e soldati, dai bombardamenti continui sulle città, gli ospedali e le scuole, le infrastrutture distrutte, una prospettiva di ricostruzione gigantesca e costosissima, su tutto il Paese. Ieri l’arcivescovo di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, ha detto che sono 24mila gli ucraini dispersi. Non morti, ma persone di cui non si sa più niente. Di questi, 7mila sono militari, e sappiamo che il 65 per cento è ancora in vita. Gli altri, probabilmente, morti».
Su questo orizzonte incerto c’è anche il problema elezioni, che Zelensky è pronto a fare «se i nostri parlamentari saranno pronti, perché abbiamo bisogno di modifiche alla legislazione e al codice elettorale». Ma le elezioni costano, e il presidente ha detto di averne parlato direttamente con il senatore repubblicano Lindsey Graham, in questi termini: «Se siete pronti a darmi 5 miliardi, perché non potrò semplicemente prendere 5 miliardi dal bilancio. Penso che questa sia la somma necessaria per tenere elezioni in tempi normali, e in tempo di guerra non so quale sia questa somma, se Usa ed Europa ci daranno un sostegno finanziario», nel 2024 l’Ucraina andrà al voto (come auspicava Graham).
E ci sono altre urgenze. I porti ucraini sono praticamente fermi dal 17 luglio. Ieri una seconda nave da carico è riuscita a superare illesa il blocco russo, partendo da Odessa e arrivando a Istanbul. Niente, rispetto alle migliaia di tonnellate di cereali ferme nei silos, e destinati a tutto il mondo. Ma Bloomberg è sicura che il presidente turco Erdogan sarà a Sochi l’8 settembre, per incontrare Putin e cercare di riavviare l’accordo sul grano.