L’Arabia Saudita offre nuovi aiuti all’Autorità palestinese. In cambio vuole la de-escalation con Israele
di Massimo BasileNEW YORK - L’Arabia Saudita si è offerta di riprendere a sostenere finanziariamente l’Autorità palestinese a patto che vengano messe sotto controllo le violenze dei gruppi militanti contro Israele, un segno della volontà degli emiri di accelerare la ripresa delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv. La notizia è stata riportata dal Wall Street Journal.
Rappresentanti sauditi citati dal quotidiano finanziario newyorkese sostengono di aver garantito al presidente palestinese Abu Mazen pieno sostegno al tentativo di raggiungere accordi con Israele, smentendo l’ipotesi che i sauditi sarebbero pronti a sacrificare gli sforzi palestinesi per accelerare un percorso di riavvicinamento a Tel Aviv.
Nel 2020 i palestinesi restarono fuori dagli Accordi di Ab…
NEW YORK - L’Arabia Saudita si è offerta di riprendere a sostenere finanziariamente l’Autorità palestinese a patto che vengano messe sotto controllo le violenze dei gruppi militanti contro Israele, un segno della volontà degli emiri di accelerare la ripresa delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv. La notizia è stata riportata dal Wall Street Journal.
Rappresentanti sauditi citati dal quotidiano finanziario newyorkese sostengono di aver garantito al presidente palestinese Abu Mazen pieno sostegno al tentativo di raggiungere accordi con Israele, smentendo l’ipotesi che i sauditi sarebbero pronti a sacrificare gli sforzi palestinesi per accelerare un percorso di riavvicinamento a Tel Aviv.
Nel 2020 i palestinesi restarono fuori dagli Accordi di Abramo, che sancirono, sotto la mediazione degli Stati Uniti, la riapertura delle relazioni tra Israele e Emirati Arabi Uniti, Baharain, Marocco e Sudan. Quegli accordi segnarono la prima normalizzazione delle relazioni tra un Paese arabo e Israele, dopo quelli con l’Egitto nel ’79 e con la Giordania quindici anni dopo.
I palestinesi parlarono di “coltellata alle spalle”. Adesso potrebbe essere superata quella fase. Per avanzare le proprie proposte, l’Autorità palestinese invierà la prossima settimana a Riad una delegazione per discutere su come portare avanti i negoziati per la nascita di uno Stato palestinese. I sauditi sono stati forti sostenitori e finanziatori fin dal 1948, quando i leader arabi lanciarono una guerra, fallita, per prevenire la creazione di Israele.
La corona ha messo più di cinque miliardi di dollari per sostenere la causa palestinese, ma negli ultimi tempi sono stati tagliati i fondi. Nel 2019 ammontavano a 174 milioni di dollari l'anno, nel 2021 erano scesi a zero. Sarebbe stato lo stesso principe ereditario Mohammed bin Salman, in un incontro ad aprile, a proporre ad Abu Mazen la possibilità di riprendere i finanziamenti, nel tentativo di aiutare l’autorità a contrastare i gruppi militanti e le violenze in Cisgiordania.
Quest’anno sono morti più di duecento palestinesi, in gran parte militanti, e una trentina di israeliani, quasi tutti civili. Secondo le Nazioni Unite è il dato più grave dal 2005. Se l’autorità palestinese riuscirà a tenere la situazione sotto controllo, la corona saudita offrirà la ripresa dei finanziamenti, garantendo anche che non verranno accettati accordi con Israele che possano minare i tentativi dei palestinesi di creare uno Stato indipendente.
Ridurre le violenze nel momento più teso sarebbe un segnale forte verso Israele, che a sua volta potrebbe alleggerire i suoi interventi militari che hanno generato indignazione in tutta la regione. “Le nostre relazioni con i sauditi sono forti - ha dichiarato a inizio agosto il ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Maliki - e noi abbiamo fiducia in loro”.