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I repubblicani a caccia di 5000 mail di Biden al figlio

Secondo i conservatori nei messaggi ci sarebbero informazioni riservate su Stati stranieri condivisi dall’allora vicepresidente con il figlio, sospettato di aver utilizzato il ruolo del padre per ottenere consulenze
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NEW YORK — I National Archives, gli archivi americani di Stato, hanno confermato di essere in possesso di quasi 5400, tra email e documenti, in cui il presidente Joe Biden aveva usato pseudonimi, al tempo in cui era il vice di Barack Obama.

Nelle email appaiono le firme di Robin Ware, Robert L. Peters e JRB Ware, tutti pseudonimi. La storia è emersa dopo che una noprofit conservatrice, la Southeastern Legal Foundation, aveva chiesto nel giugno 2022 ai National Archives di rivelare i contenuti delle email.

Secondo i Repubblicani, ci sarebbero informazioni riservate su Stati stranieri condivisi dall’allora vicepresidente con il figlio Hunter, sospettato di aver utilizzato il ruolo del padre per ottenere consulenze con altri governi. Il pr…

NEW YORK — I National Archives, gli archivi americani di Stato, hanno confermato di essere in possesso di quasi 5400, tra email e documenti, in cui il presidente Joe Biden aveva usato pseudonimi, al tempo in cui era il vice di Barack Obama.

Nelle email appaiono le firme di Robin Ware, Robert L. Peters e JRB Ware, tutti pseudonimi. La storia è emersa dopo che una noprofit conservatrice, la Southeastern Legal Foundation, aveva chiesto nel giugno 2022 ai National Archives di rivelare i contenuti delle email.

Secondo i Repubblicani, ci sarebbero informazioni riservate su Stati stranieri condivisi dall’allora vicepresidente con il figlio Hunter, sospettato di aver utilizzato il ruolo del padre per ottenere consulenze con altri governi. Il presidente ha sempre sostenuto di non aver mai favorito Hunter. Si parla di 5138 email, 25 file elettronici e duecento pagine, su cui i Repubblicani alla Camera vogliono fare luce.

Una delle email utilizzate da Biden nel 2016 era Robert.L.Peters@pci.gov. Il 26 maggio 2016 da quell’indirizzo era stato inviato un messaggio in cui si preannunciava una telefonata con l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko. In copia compare Hunter Biden, che faceva parte del board di una compagnia energetica ucraina, Burisma.

In un’altra email, scritta il 23 giugno 2014, in risposta a un messaggio inviato da robinware456@gmail.com, Hunter spingeva per l’assunzione di una persona nell’amministrazione federale, cosa poi avvenuta. Repubblica ha inviato email agli indirizzi di posta elettronica ma sono tornate indietro: gli account non risultano attivi.

I conservatori sono convinti di trovarsi davanti, come nella campagna elettorale del 2016, a un altro caso Hillary Clinton, ma mentre l’allora candidata presidenziale aveva utilizzato un account privato, le email di Biden, per essere conservate negli Archivi di Stato, hanno ottenuto il via libera dello stesso Biden. Il quale, forse, non le ha ritenute compromettenti.

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