“Mi trattano come un bambino”: Biden stanco e permaloso nel nuovo libro di Foer
di Massimo BasileNEW YORK - Stanco, ma anche permaloso, però politico vecchio stampo, poco eroe e molto umano. L'aspetto privato del presidente degli Stati Uniti Joe Biden emerge da un libro di 432 pagine in uscita, “The Last Politician”, scritto da un giornalista di The Atlantic, Franklin Foer, che ha impiegato due anni e mezzo e intervistato più di trecento persone con l’obiettivo di mostrare l’altro lato del presidente.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l’età di Biden: a 80 anni, cifra che fa di lui il più vecchio presidente della storia americana, Biden è da tempo nel mirino delle critiche, perché considerato troppo vecchio. In un sondaggio recente è stato definito dalla maggioranza degli americani “vecchio”, “passato”, “confuso”.
NEW YORK - Stanco, ma anche permaloso, però politico vecchio stampo, poco eroe e molto umano. L'aspetto privato del presidente degli Stati Uniti Joe Biden emerge da un libro di 432 pagine in uscita, “The Last Politician”, scritto da un giornalista di The Atlantic, Franklin Foer, che ha impiegato due anni e mezzo e intervistato più di trecento persone con l’obiettivo di mostrare l’altro lato del presidente.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l’età di Biden: a 80 anni, cifra che fa di lui il più vecchio presidente della storia americana, Biden è da tempo nel mirino delle critiche, perché considerato troppo vecchio. In un sondaggio recente è stato definito dalla maggioranza degli americani “vecchio”, “passato”, “confuso”.
Certo, sempre meglio di Donald Trump, bollato nello stesso rilevamento come “corrotto” e “disonesto”, ma “vecchio” non è quello che ci si aspetta per descrivere il leader del più potente Paese al mondo. Il punto è che sarebbe lo stesso Biden a sentirsi stanco e a mostrarlo nella routine degli appuntamenti quotidiani.
Secondo quanto appare nel libro, Biden avrebbe saltato una serie di briefing alla Casa Bianca e mostrato segnali di declino legati all’età. “L’essere in là con gli anni - scrive Foer - rappresenta un ostacolo alla sua azione, e gli toglie quell’energia necessaria a offrire una presenza solida in pubblico o a ricordarsi un nome”.
“Colpisce - si legge - come (Biden, ndr) abbia partecipato a così poche riunioni del mattino e a pochissimi eventi che si sono tenuti prima delle 10. La sua persona pubblica riflette il declino fisico e l’offuscamento delle facoltà mentali che nessuna pillola o esercizio può contrastare”. In privato, aggiunge Foer, Biden “avrebbe ammesso di sentirsi stanco”.
Non vengono citate fonti, ma la casa editrice, Penguin Random House, garantisce che il libro è frutto di un “accesso senza precedenti al circolo ristretto di consiglieri che hanno lavorato con Biden per decenni”. Il tema dell’età e della stanchezza verranno di sicuro rilanciati da Trump, che però ha 77 anni e, in vari libri sulla sua presidenza, veniva descritto come un bambino annoiato durante i briefing alla Casa bianca, e più interessato a digitare sul cellulare i post su Twitter.
Ma oltre alla stanchezza, emerge un Biden suscettibile, poco incline a essere corretto. In un estratto pubblicato dall’agenzia di news Axios, viene descritto un retroscena legato al viaggio di Biden a Varsavia, l’anno scorso quando, a un certo punto, il presidente aveva esclamato pubblicamente: “Per l’amor di Dio, quest’uomo non può restare al potere”, riferito al presidente russo Vladimir Putin.
Quell’espressione era suonata come un irrituale appello a un cambio di regime e, naturalmente, era stata rilanciata dai giornalisti al seguito, diventando la frase del giorno. La Casa Bianca era corsa subito ai ripari, per evitare un incidente diplomatico. Poco dopo era stata inviata una precisazione con cui lo staff presidenziale aveva corretto la portata del messaggio. Biden era stato informato durante il trasferimento in auto e l’aveva presa male.
Durante il viaggio di ritorno a casa, al termine di un tour considerato trionfante, il presidente si era lamentato con i suoi amici, ai quali aveva confessato di essersi sentito trattato come un bambino. “Sapeva - scrive Foer - di aver sbagliato, ma era risentito con i suoi assistenti per aver dato l’impressione di aver ripulito i suoi errori”. Invece di prendersela con se stesso, se l’era presa con il suo staff. “E’ stato mai accudito John Kennedy?”, aveva chiesto ad amici, seccato.