VENEZIA — La speaker emerita della Camera Usa, la dem Nancy Pelosi, note origine italiane, 83 anni portati splendidamente, è a Venezia nei giorni della Mostra del cinema come ospite d’onore della cerimonia di consegna di un premio alle eccellenze femminili nel mondo, i DVF awards (tra le premiate Amal Clooney, avvocata e moglie dell’attore George, e Amina J. Mohammed, paladina della difesa dell’ambiente). Prima della serata di gala, dove ha tenuto un discorso su Thomas Jefferson e la Costituzione americana, Pelosi ha accettato di incontrare un piccolo gruppo di giornalisti italiani, rispondendo a molte domande soprattutto sulle prossime presidenziali Usa (“Non sono una semplice elezione ma una battaglia a difesa della democrazia, e noi la vinceremo”) e sulla politica estera americana.
VENEZIA — La speaker emerita della Camera Usa, la dem Nancy Pelosi, note origine italiane, 83 anni portati splendidamente, è a Venezia nei giorni della Mostra del cinema come ospite d’onore della cerimonia di consegna di un premio alle eccellenze femminili nel mondo, i DVF awards (tra le premiate Amal Clooney, avvocata e moglie dell’attore George, e Amina J. Mohammed, paladina della difesa dell’ambiente). Prima della serata di gala, dove ha tenuto un discorso su Thomas Jefferson e la Costituzione americana, Pelosi ha accettato di incontrare un piccolo gruppo di giornalisti italiani, rispondendo a molte domande soprattutto sulle prossime presidenziali Usa (“Non sono una semplice elezione ma una battaglia a difesa della democrazia, e noi la vinceremo”) e sulla politica estera americana.
Pelosi, la nuova candidatura di Trump mette a rischio la stabilità della democrazia americana?
«Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti per assicurarci che il risultato delle elezioni presidenziali del 2024 sia la difesa della nostra bandiera, quella che sventola negli edifici pubblici e che assicura libertà e giustizia. È chiaro che non si tratta di una semplice elezione, sarà una battaglia per la democrazia e la vinceremo. Quello che vi dico è: non sottovalutate la forza delle nostre istituzioni e l’attaccamento degli americani alla nazione».
Come è possibile che sia di nuovo Trump il candidato dei Repubblicani?
«Il Partito repubblicano è un grande partito, ha prodotto grandi leader fin qui, ma ormai è diventato una specie di culto. Non parlo mai contro altri partiti, però è chiaro che è una tragedia. Non avrei mai predetto che Trump sarebbe stato presidente, stavolta non penso che il Partito repubblicano possa scendere a questo livello».
E i dubbi sulle possibilità di Biden di battere Trump?
«Conto molto in Joe, che ha grande visione e saggezza. Nel cuore è una bella persona, empatica, non potremmo averne una migliore per unificare il Paese, rispettare le differenti opinioni e proporsi come presidente di tutta l’America. Troppo vecchio? Ha solo tre anni in più dell’altro. Biden si sta preparando al meglio per rispondere alla domanda cruciale: che mondo vogliamo per i nostri figli? Ci sono sfide che riguardano l’innovazione tecnologia, l’istruzione, l’immigrazione. Bisogna lasciarsi alle spalle la paura di cambiare».
La vittoria di Trump potrebbe cambiare la linea americana di sostegno all’Ucraina?
«In Ucraina stanno combattendo per la democrazia e la gente lo chiaramente, vede la minaccia e la sfida in corso. Ricordo che da studentessa andai alla cerimonia in cui il presidente Kennedy disse la famosa frase ‘Non pensate cosa può fare l’America per voi, ma cosa voi per l’America’. E subito dopo, rivolto ai cittadini del mondo, aggiunse: “Pensate a cosa possiamo fare assieme per il mondo”. Questo è l’approccio sull’Ucraina, con il sostegno della Nato. Possiamo lavorare tutti assieme per la libertà del Paese e per la difesa delle donne in particolare, che lì sono usate come armi da guerra, private dei loro bambini che gli vengono strappati dalle braccia e portati in Russia, violentate davanti ai figli. Triste vedere come siano diventati brutali i soldati che in guerra si comportano da animali. Non dimentichiamo anche le donne in Afghanistan».
Cosa pensa della minaccia populista in Europa e del governo Meloni?
«Non voglio entrare in questioni di politica italiana. Posso dire che Meloni mi pare molto determinata e che la sua recente visita alla Casa Bianca è andata bene. Ha molte questioni da risolvere: trovo problematico, per i miei valori e per quello in cui credo, il modo in cui si occupa delle minoranze e dei diritti della comunità Lgbtq. Invece sull’Ucraina ha tenuto una linea chiara».
Anche lei, come donna, si è sentita una underdog in politica?
«Negli Stati Uniti abbiamo molte donne con potere ed è urgente coinvolgerne di più. Nulla è meglio di una maggior partecipazione delle donne. Quando le donne hanno successo, il Paese ha successo».
Rifarebbe la visita a Taiwan che tante tensioni ha portato con la Cina?
«Sono stata invitata e nessuno me lo poteva impedire. Ho guidato una delegazione per dare forte supporto a Taiwan. C’erano migliaia di persone per le strade quando siamo arrivati, ed è stato bello. Non c’è stato alcun cambio della linea americana e la mia visita non ha avuto alcun impatto su questo. Il sostegno a Taiwan è forte in entrambi i principali partiti».
La nuova formazione dei Brics, allargata ad altri Paesi importanti, può cambiare i rapporti di forza nello scenario globale?
«Con tutto il rispetto, le cose non cambieranno, nemmeno in caso di moneta unica. Per ogni decisione dobbiamo chiederci dove vuoi andare e come. Non mi pare che i Brics abbiano un’idea chiara».
Sicura che il prossimo presidente americano non sarà di nuovo Trump?
«Potrei giurarlo”.