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Spagna, Sánchez respinge la “trovata” di Feijóo: “Un esecutivo guidato da me con l’appoggio dei socialisti”

(afp)
Il presidente del Pp si dovrà presentare in Parlamento per il voto d’investitura il 27 settembre, ma finora i suoi tentativi di riunire una maggioranza che gli consenta l’elezione sono andati a vuoto. La portavoce del Psoe Alegría ha commentato: “Non sta pensando nella stabilità del Paese, ma a salvare la pelle”
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MADRID – Quando ha ricevuto l’invito di Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare incaricato di formare il governo, Pedro Sánchez non ci ha pensato due volte: ha accettato di incontrarlo, ma solo per dimostrare come il candidato della destra alla Moncloa si sia cacciato in un vicolo cieco.

Quello che forse non si aspettava era la proposta (la “trovata” come l’hanno poi definita fonti del Psoe) che il presidente del Pp aveva messo nero su bianco: un esecutivo monocolore guidato da lui stesso, con l’appoggio dei socialisti, della durata di due anni, cioè la metà del normale corso di una legislatura.

A un allibito Sánchez, Feijóo ha consegnato un documento di cinque paginette con la pomposa intestazione “Accordo per l’uguaglianza e il benessere di tutti…

MADRID – Quando ha ricevuto l’invito di Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare incaricato di formare il governo, Pedro Sánchez non ci ha pensato due volte: ha accettato di incontrarlo, ma solo per dimostrare come il candidato della destra alla Moncloa si sia cacciato in un vicolo cieco.

Quello che forse non si aspettava era la proposta (la “trovata” come l’hanno poi definita fonti del Psoe) che il presidente del Pp aveva messo nero su bianco: un esecutivo monocolore guidato da lui stesso, con l’appoggio dei socialisti, della durata di due anni, cioè la metà del normale corso di una legislatura.

A un allibito Sánchez, Feijóo ha consegnato un documento di cinque paginette con la pomposa intestazione “Accordo per l’uguaglianza e il benessere di tutti gli spagnoli”, che si dovrebbe articolare su sei “patti di Stato” tra le due grandi forze politiche su vari temi, alcuni dei quali già oggetto di nuove leggi varate nell’ultima legislatura dall’esecutivo progressista.

“Il Pp ha tentato di convincerci a derogare il sanchismo, ma gli è mancata capacità di persuasione”, ha ironizzato la portavoce del Psoe, Pilar Alegría. Che poi ha aggiunto: “Feijóo non sta pensando nella stabilità del Paese, sta pensando a salvare la pelle. Abbiamo avuto un nuovo esempio di cinismo e ipocrisia”.

La divertita incredulità è stato il filo conduttore della direzione del Psoe convocata dal premier ad interim all’uscita dall’incontro con Feijóo. “Potete immaginare che cosa gli ho detto”, ha subito ridacchiato Sánchez. E ovviamente ha evocato alcuni temi chiave, ricorrenti. Al presunto diritto a occupare il posto di presidente del governo, rivendicato dal leader popolare in quanto “vincitore delle elezioni”, ha replicato ricordando che alle amministrative di maggio il Psoe ha vinto in Estremadura e alle Canarie ma il Pp l’ha mandato all’opposizione.

E quanto alla volontà dei popolari di stipulare patti con i socialisti, ha sottolineato come la formazione del centrodestra stia bloccando da 5 anni il rinnovo delle cariche del Cgpj, l’organo di governo della magistratura. “Sono cinque anni che il Pp viola la Costituzione”, denunciano i socialisti.

Feijóo si dovrà presentare in Parlamento per il voto d’investitura il 27 settembre, ma finora i suoi tentativi di riunire una maggioranza che gli consenta l’elezione sono andati a vuoto. Dispone solo di 172 voti (i 137 del Pp, i 33 dell’ultradestra di Vox e altri due di formazioni minori) mentre la maggioranza assoluta è di 176 seggi. Sembra poco, ma colmare quel divario di 4 seggi per il Pp è un’impresa titanica, perché nessun partito è disponibile a sostenerlo, in particolare per l’alleanza che ha siglato con Vox.

La situazione è talmente disperata che Feijóo ha aperto anche al dialogo con gli indipendentisti catalani di Junts, il partito di Carles Puigdemont, dopo aver a lungo accusato l’ex presidente della Generalitat di essere un “golpista”. Una mossa accolta con ovvia indignazione dagli estremisti di Vox e criticata duramente dal leader del Pp catalano, che si è trovato spiazzato: “Junts per noi è il nemico”, ha fatto presente.

Ma intanto, approfittando delle settimane che ha a disposizione in attesa del probabile fallimento di Feijóo, Pedro Sánchez sta trattando proprio con il partito di Puigdemont, che gli potrebbe fornire i 7 voti mancanti per ottenere l’investitura. Il nodo principale da sciogliere è quello dell’amnistia chiesta da Junts per le migliaia di catalani incriminati in seguito al referendum illegale del 1° ottobre 2017.

Il negoziato va avanti (non è chiaro se potrà essere definita amnistia, ma ci sarà comunque un tentativo di chiudere definitivamente l’aspetto giudiziario di quella vicenda) e i socialisti hanno proposto che il “colpo di spugna” venga esteso anche ai 65 agenti di polizia sotto inchiesta per le cariche violente di quella giornata referendaria. Un’ipotesi che sembra trovare d’accordo l’ex presidente catalano.

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