Georgia, la presidente filoeuropea Zourabichvili rischia l’impeachment per le sue visite ai leader in Ue
di Luna De BartoloTBILISI – Un tour in diverse capitali europee per promuovere la candidatura del proprio Paese all’ingresso nell’Ue: questo il progetto della presidente georgiana Salomé Zourabichvili, che giovedì si è recata in visita a Berlino dal suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, e venerdì a Bruxelles per un colloquio con il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Questi incontri potrebbero ora costarle la messa in stato d’accusa.
L’accusa del governo
Il governo di Sogno georgiano ha annunciato nelle scorse ore di aver negato a Zourabichvili, i cui poteri sono simili a quelli previsti dal nostro ordinamento per la medesima carica, il permesso di effettuare queste e altre visite ufficiali. E poiché la capo di Stato ha ignorato il divieto, l’esecutivo intende avviare una procedura di impeachment nei suoi confronti. “Secondo la costituzione, solo il governo è autorizzato ad attuare la politica interna ed estera del Paese”, ha affermato venerdì in conferenza stampa il presidente di …
TBILISI – Un tour in diverse capitali europee per promuovere la candidatura del proprio Paese all’ingresso nell’Ue: questo il progetto della presidente georgiana Salomé Zourabichvili, che giovedì si è recata in visita a Berlino dal suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, e venerdì a Bruxelles per un colloquio con il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Questi incontri potrebbero ora costarle la messa in stato d’accusa.
L’accusa del governo
Il governo di Sogno georgiano ha annunciato nelle scorse ore di aver negato a Zourabichvili, i cui poteri sono simili a quelli previsti dal nostro ordinamento per la medesima carica, il permesso di effettuare queste e altre visite ufficiali. E poiché la capo di Stato ha ignorato il divieto, l’esecutivo intende avviare una procedura di impeachment nei suoi confronti. “Secondo la costituzione, solo il governo è autorizzato ad attuare la politica interna ed estera del Paese”, ha affermato venerdì in conferenza stampa il presidente di Sogno georgiano, Irakli Kobakhidze, che imputa a Zourabichvili di aver “violato gravemente” la carta fondamentale.
La legge sulle influenze straniere
È solo l’ultimo atto di una profondissima crisi istituzionale in Georgia, nel contesto di un controverso riavvicinamento del Paese alla Russia e di un deterioramento delle strutture democratiche che stanno allarmando le cancellerie occidentali. Da molti mesi il partito di maggioranza e la presidente sono ai ferri corti: una rottura resasi evidente lo scorso marzo, in occasione delle oceaniche proteste di piazza contro una proposta di legge che si proponeva di limitare le “influenze straniere” nell’ex repubblica sovietica attraverso un controllo capillare dei fondi ricevuti dalle ong e dai media.
Zourabichvili si era schierata con i manifestanti, dicendosi pronta a usare il proprio potere di veto nei confronti dell’impopolare normativa. Il ritiro del disegno di legge non è servito a lenire l’acuta polarizzazione dello spazio politico georgiano né a ricomporre la frattura tra l’esecutivo e l’amministrazione presidenziale. Un altro tassello rilevante è rappresentato dalla grazia concessa da Zourabichvili, poche settimane fa, al noto oppositore politico Nika Gvaramia.
Modello Orbán
Opposizione che resta tuttavia debole e frammentata, a poco più di un anno dalle elezioni, compatta però nel sostenere che l’esecutivo intende sabotare il cammino europeo del Paese. Eppure, appare più probabile che Sogno georgiano voglia ancora entrare nell’Ue, coerentemente con quanto mostrato nell’ultimo decennio, ma alle sue condizioni. Il modello che il partito caucasico ha in mente è quello dell’Ungheria di Viktor Orban, che costituisce tra l’altro il primo sponsor di Tbilisi a Bruxelles: uno Stato autoritario che difende i valori tradizionali della famiglia e della cristianità, sovrano nel perseguire sempre e comunque l’interesse economico del proprio Paese, anche se il partner in questione si chiama Mosca. O Pechino, con cui la Georgia ha recentemente stipulato un accordo di partenariato strategico.
L’avvicinamento all’Ue
Tbilisi ha presentato la domanda di candidatura all’ingresso nell’Ue lo scorso marzo, pochi giorni dopo l’avvio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, insieme a Kiev e Chişinău. Ma a differenza delle altre due componenti del cosiddetto “Association Trio”, la Georgia non ha ottenuto l’ambito status, ricevendo invece una lista di dodici raccomandazioni: riforme da attuare prima di veder riconsiderato il proprio dossier. Il verdetto di Bruxelles è atteso per la fine del 2023, e l’avvicinarsi della scadenza contribuisce al surriscaldamento dell’arena politica georgiana.
“Zourabichvili ha dichiarato che l’anno scorso la Georgia non meritava di ottenere lo status di candidato, e […] che le riforme contenute nei documenti Ue sono state realizzate solo formalmente; quindi, sembra che secondo lei la Georgia non meriti di ricevere lo status di candidato nemmeno quest’anno”, ha asserito ancora Kobakhidze nel motivare il mancato consenso da parte del governo alle visite istituzionali della presidente, che viene ormai percepita come vicina all’opposizione.
Al momento, è in corso la raccolta delle firme per avviare il procedimento di messa in stato di accusa: secondo la costituzione georgiana è necessario il sostegno di un terzo dei membri del Parlamento monocamerale, ovvero di cinquanta deputati. La Corte costituzionale è poi chiamata a dare il proprio parere entro un mese dalla ricezione dell’istanza. In caso di assenso, l’ultimo passaggio prevede una votazione che richiede il supporto di due terzi dell’emiciclo. Sogno georgiano può contare su ottantadue voti, e per avere successo dovrebbe pescare diciotto voti tra le fila dell’opposizione. Impresa ardua, come ammesso dallo stesso Kobakhidze: “Salomè Zourabichvili e il Movimento nazionale unito (partito di opposizione dell’ex presidente Mikheil Saakashvili) hanno mecenati comuni, da loro ha ricevuto garanzie. Altrimenti non avrebbe corso un rischio del genere violando la costituzione”.
Se è plausibile supporre che alla fine Zourabichvili non verrà messa in stato di accusa, più difficile è fare previsioni su quale sarà il giudizio di Bruxelles rispetto alla candidatura della Georgia, la cui popolazione sostiene l’ingresso nell’Ue con percentuali bulgare, pur non desiderando, per timore di ripercussioni, un rapporto di radicale conflittualità con la Russia. Considerazioni di tipo geopolitico e proiettate sul più lungo periodo potrebbero forse avere la meglio. E questo è ciò in cui spera Sogno georgiano. Quel che è certo è che per questo piccolo Paese attorniato da grandi potenze i prossimi mesi non saranno quieti.