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Grecia, l’incendio più grande della storia d’Europa: distrutta un’area grande come Londra

Da due settimane continua ad ardere la zona tra Alessandropoli ed Evros. Determinante potrebbe essere il sistema europeo di Protezione civile in azione nel Paese. “Con l’aumento degli eventi estremi, le capacità nazionali rischiano di non bastare"
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Ormai in Grecia le fiamme hanno distrutto un'area grande quanto l'intera Londra. Il più immenso incendio della storia d'Europa, da quando esistono i registri del 2000, non accenna a placarsi: sono tredici giorni, a partire dal 19 agosto, che le fiamme imperversano nella vasta regione tra Alessandropoli ed Evros, non lontano dai confini turchi.


Il nord-est di un Paese già piegato dalle emergenze di Rodi e Corfù, è ora in totale difficoltà: il fuoco ha contribuito alla morte di 20 persone, tra cui un gruppo di migranti, e adesso avanza continuando a devastare case, strutture e insediamenti soprattutto nella foresta di Dadia-Lefkimi-Soufli dove il Wwf stima che il 30% dei boschi protetti sia andato perduto.

In parte la causa dei roghi secondo il…

Ormai in Grecia le fiamme hanno distrutto un'area grande quanto l'intera Londra. Il più immenso incendio della storia d'Europa, da quando esistono i registri del 2000, non accenna a placarsi: sono tredici giorni, a partire dal 19 agosto, che le fiamme imperversano nella vasta regione tra Alessandropoli ed Evros, non lontano dai confini turchi.


Il nord-est di un Paese già piegato dalle emergenze di Rodi e Corfù, è ora in totale difficoltà: il fuoco ha contribuito alla morte di 20 persone, tra cui un gruppo di migranti, e adesso avanza continuando a devastare case, strutture e insediamenti soprattutto nella foresta di Dadia-Lefkimi-Soufli dove il Wwf stima che il 30% dei boschi protetti sia andato perduto.

In parte la causa dei roghi secondo il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis è dovuta ad una azione dolosa ma mentre le indagini sono ancora in corso - anche per capire se gli inneschi siano iniziati lungo i sentieri delle rotte dei migranti verso Salonicco, una delle possibilità che ha sottolineato il premier - sono però le condizioni estreme dei territori greci a intensificare attualmente le fiamme.

Come ha detto lo stesso Mitsotakis è infatti innegabile che "cambiamento climatico e ondata di caldo prolungata" siano fra le concause dell'intensità dei roghi ora sospinti dai forti venti, ma è la situazione pregressa dei terreni, particolarmente secchi, ad essere risultata letale. A questi fattori si aggiunge poi la larga presenza di alberi di pino e altre specie meno "resistenti" alle fiamme in questa già fragile zona di macchia Mediterranea.


Alcuni membri dell'opposizione, fra cui Sokratis Famellos del partito Syriza, puntano però il dito contro il governo che "ha lasciato impreparato e indifeso il Paese" senza adeguate azioni di prevenzione. Dall'esecutivo replicano sottolineando decine di milioni di euro investiti per prevenire i roghi, ma evidentemente "non sono bastati" rimarca lo stesso governo.


Nel frattempo l'unica arma per tentare di fermare la potenza del fuoco resta il continuo dispiegamento di vigili del fuoco e mezzi. Giovedì altri cento pompieri si sono aggiunti a un "battaglione" di quasi 600 vigili che, supportati da una flotta di dieci aerei e sette elicotteri provenienti da nove diversi paesi europei, tentano finora invano di spegnere l'incendio.

Gli ordini di evacuazione emessi per i residenti sono già migliaia ma potrebbero continuare a crescere vista l'imprevedibilità delle fiamme: solo tra martedì e mercoledì, in 24 ore, sono scoppiati 47 roghi, quasi due all'ora.

Mentre il primo ministro ribadisce che saranno presto lanciati droni e installati sensori di temperatura nelle foreste come ulteriori azioni alla lotta preventiva agli incendi, determinante per riuscire ad arginare il fuoco potrebbe risultare il sistema europeo di Protezione civile che in Grecia, con uno sforzo fra i primi del genere per portata, vede presenti gli aiuti di Romania, Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Albania, Slovacchia, Serbia, Svezia, Cipro, Croazia, Spagna e Germania tra uomini e mezzi per domare "una combinazione di incendi senza precedenti" ha detto Mitsotakis proprio mentre il sistema Copernicus rilevava che ormai solo nell'area di Evros era andata in fiamme un'area pari a New York.

Fra i motivi più citati dalle stesse autorità greche c'è l'impatto della crisi climatica. Considerando che condizioni come siccità e ondate di calore saranno destinate a ripetersi negli anni, in Grecia l'arrivo di una forza di emergenza europea appare ora come un vero e proprio test nella gestione dei disastri collegati al surriscaldamento globale.

Forze che in futuro potrebbero diventare sempre più permanenti e, grazie ai finanziamenti dell'Ue, essere pronte ad entrare in azione dove necessario. Un quinto dei vigili del fuoco che nei giorni scorsi combatteva gli incendi greci proveniva proprio dall'accordo europeo, in particolare da Croazia, Germania, Romania, Svezia, Repubblica Ceca e Cipro, paesi che hanno aderito al programma ormai lanciato da quasi vent'anni di cooperazione e coordinamento volontario per offrire assistenza agli stati in fiamme.


Dal 2019 però esiste un altro programma - RescEU - finanziato dall'Ue e non volontario: si tratta in questo caso di forze permanenti che devono agire in caso di grandi incendi, proprio come sta accadendo in Grecia, perché "con la crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi, aumenta il rischio che le capacità nazionali non possano soddisfare le esigenze" ha detto Janez Lenarcic, commissario europeo per la gestione delle crisi.


Nonostante questo programma di solidarietà europea - che comprende un budget di 23 milioni di euro, quasi trenta aerei e 440 vigili del fuoco che sono stati schierati preventivamente in Grecia, Portogallo e Francia - il più grande incendio d'Europa non è però ancora stato domato perché, ricordano gli esperti, le condizioni soprattutto delle foreste in fiamme sono oggi proibitive.


Per questo, sostengono anche gli attivisti del clima, in un mondo già bollente e che va verso i +1,5 gradi rispetto all'area preindustriale da ora in poi sarà sempre più decisiva una veloce azione preventiva, così come quella di adattamento e mitigazione, in grado di arginare i roghi prima che sia troppo tardi.

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