L’allarme del Guardian: “La stampa italiana in balìa della propaganda russa”
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Un successo per la propaganda del Cremlino”: così un’inchiesta del Guardian definisce il modo in cui commenti e opinioni a favore di Vladimir Putin e dell’invasione russa dell’Ucraina “hanno penetrato i media italiani”.
In parte, afferma l’articolo del quotidiano britannico, il fenomeno è il risultato di un anti-atlantismo e antiamericanismo di lunga data della sinistra nel nostro Paese. In parte, è il retaggio dei legami con Mosca che ha avuto per decenni il Pci. E in parte è il frutto di simpatie verso Putin da parte di alcuni leader dei partiti del centro-destra, dallo scomparso Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. Tendenze che la Russia alimenta a sua volta e strumentalizza a proprio vantaggio, nella speranza di dividere il fronte occidentale pro-Ucraina.
L’inchiesta riferisce i dati di uno studio di Matteo Pugliese, un ricercatore italiano specializzato in questioni di sicurezza all’università di Barcellona, secondo cui dall’inizio della guerra in Ucraina c’è stata …
LONDRA – “Un successo per la propaganda del Cremlino”: così un’inchiesta del Guardian definisce il modo in cui commenti e opinioni a favore di Vladimir Putin e dell’invasione russa dell’Ucraina “hanno penetrato i media italiani”.
In parte, afferma l’articolo del quotidiano britannico, il fenomeno è il risultato di un anti-atlantismo e antiamericanismo di lunga data della sinistra nel nostro Paese. In parte, è il retaggio dei legami con Mosca che ha avuto per decenni il Pci. E in parte è il frutto di simpatie verso Putin da parte di alcuni leader dei partiti del centro-destra, dallo scomparso Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. Tendenze che la Russia alimenta a sua volta e strumentalizza a proprio vantaggio, nella speranza di dividere il fronte occidentale pro-Ucraina.
L’inchiesta riferisce i dati di uno studio di Matteo Pugliese, un ricercatore italiano specializzato in questioni di sicurezza all’università di Barcellona, secondo cui dall’inizio della guerra in Ucraina c’è stata nelle nostre reti televisive una processione di funzionari, ideologi e personalità della Russia, senza eguali in altri Paesi occidentali che appoggiano Kiev nella resistenza all’invasore.
L’elenco degli intervistati comprende il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, la sua portavoce Maria Zakharova, l’ultranazionalista Aleksandr Dugin, la giornalista di Russia 24 (una tivù che ha negato il massacro di Bucha) Olga Belova, e Yulia Vityazeva, una giornalista di NewsFront, sito operato dall’Fsb, il servizio segreto russo, che si è augurata che una bomba colpisse la sede del concorso canoro Eurovision a Torino dopo la vittoria della canzone ucraina.
“In confronto ad altri Paesi europei, l’Italia ha dato una visibilità sproporzionata alla propaganda russa”, dice Pugliese al Guardian, “a mio parere semplicemente perché i suoi produttori televisivi vogliono aumentare l’audience con accesi dibattiti” sul tema della guerra. Ma forse non soltanto per fare crescere l’audience.
Il maggior numero di apparizioni di personalità russe legate al Cremlino, nota poi il ricercatore, si è verificato su Rete4, il canale di Mediaset di proprietà di Berlusconi, “un vecchio amico di Putin che, pochi mesi prima di morire, affermò che era stato il presidente ucraino Zelensky a “provocare” l’invasione. L’inchiesta del quotidiano londinese sottolinea che, nonostante il fermo appoggio a Kiev da parte della premier Giorgia Meloni, altri partiti del centro-destra hanno mantenuto buone relazioni con la Russia, ricordando fra l’altro che il vicepremier Salvini “indossava una maglietta con il volto di Putin”.
A sostegno della sua tesi, l’articolo cita inoltre la regolare presenza sulle reti tivù italiane di commentatori che attribuiscono la responsabilità del conflitto a Kiev, come Alessandro Orsini, il docente di sociologia dell’università Luiss di Roma, che ha definito Zelensky “un criminale di guerra”. Orsini si considera un pacifista e la sua idea che la pace si possa ottenere soltanto con la resa dell’Ucraina è “ampiamente diffusa nel movimento pacifista italiano”, scrive il Guardian.
In proposito, il giornale inglese registra il diverso parere di Arianna Ciccone, co-fondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e fondatrice di Valigia Blu, un sito di fact-checking. “Non è pacifismo suggerire la resa dell’Ucraina come soluzione”, afferma Ciccone. “Coloro che esprimono posizioni del genere sono sempre stati storicamente anti-Nato. Sono gente che nasconde ipocritamente il proprio antiamericanismo dietro la maschera del pacifismo”.
L’inchiesta rammenta che l’anno scorso il Copasir, la commissione parlamentare italiana per la sicurezza, lanciò un’indagine sui diffusi timori per l’apparizione di opinionisti legati al Cremlino sui canali televisivi del nostro Paese. L’articolo cita anche uno studio indipendente dell’Institute for Strategic Dialogue secondo il quale l’Italia ha avuto il maggior numero di post condivisi sui social media che esprimevano dubbi sui crimini di guerra perpetrati dalle truppe russe in Ucraina. Infine, il Guardian riferisce un sondaggio del Pew Research Center secondo cui l’Italia è tra i Paesi dell’Unione Europea in cui l’opinione pubblica ha meno fiducia in Zelensky; e un altro sondaggio dello European Council on Foreign Relations secondo cui gli italiani sono il popolo europeo che più simpatizza per la Russia, con il 27 per cento degli interpellati che assegna la colpa del conflitto all’Ucraina e agli Stati Uniti.
“Il risultato di tutto ciò”, conclude Pugliese, il ricercatore dell’università di Barcellona, “è una gran confusione tra gli italiani, che faticano a capire a chi dare la responsabilità della guerra, dividendo equamente le colpe fra Russia ed Ucraina”. Un’equa divisione che rappresenta una menzogna ed è quindi “certamente un successo per la propaganda del Cremlino”.