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Kiev vuole il rimpatrio dei bambini ospiti in Italia. Gli affidatari: “No, è troppo pericoloso”.

nicolamarfisi2022* 

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Da tutte le regioni è iniziato un massiccio controesodo dei piccoli profughi. Molti però non vogliono tornare. Unhcr: “Sconsigliato categoricamente il rimpatrio”.
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Quanti ne siano partiti e quanti ne siano rimasti, nessuno lo sa. Almeno per adesso, perché sono questi giorni frenetici di controesodo, di bambini fatti salire velocemente sui pullman e via, lo zainetto di nuovo in spalla, si parte di notte, un abbraccio veloce alle famiglie affidatarie, ai tutori italiani, pazienza per le lacrime, per le cure mediche lasciate a metà, per i nuovi affetti scoperti nel nostro paese, per i tanti che dicono: “Vorrei restare ancora qui, ho paura delle bombe”. Ivan ad esempio, o Irina e Olga, gemelline malate che i genitori affidatari di Catania hanno portato al “Gaslini” di Genova perché possano essere seguite dalle migliori équipe pediatriche. O i bambini orfani fuggiti da Berdyansk e approdati, addirittura in 100, a Rota d’Imagna nelle Valli Bergamasche, in un coraggioso, ma non del tutto riuscito, tentativo di non smembrare un’intera comunità.

Ma l’ordine è un altro: l’Ucraina decimata dalla guerra e per la prima volta in crisi demografica rivuole…

Quanti ne siano partiti e quanti ne siano rimasti, nessuno lo sa. Almeno per adesso, perché sono questi giorni frenetici di controesodo, di bambini fatti salire velocemente sui pullman e via, lo zainetto di nuovo in spalla, si parte di notte, un abbraccio veloce alle famiglie affidatarie, ai tutori italiani, pazienza per le lacrime, per le cure mediche lasciate a metà, per i nuovi affetti scoperti nel nostro paese, per i tanti che dicono: “Vorrei restare ancora qui, ho paura delle bombe”. Ivan ad esempio, o Irina e Olga, gemelline malate che i genitori affidatari di Catania hanno portato al “Gaslini” di Genova perché possano essere seguite dalle migliori équipe pediatriche. O i bambini orfani fuggiti da Berdyansk e approdati, addirittura in 100, a Rota d’Imagna nelle Valli Bergamasche, in un coraggioso, ma non del tutto riuscito, tentativo di non smembrare un’intera comunità.

Ma l’ordine è un altro: l’Ucraina decimata dalla guerra e per la prima volta in crisi demografica rivuole la propria gioventù. Da Rota d’Imagna in 34 sono stati già rimpatriati, i più grandi, alcuni hanno sedici, diciassette anni, per loro l’età del fronte si avvicina. Alcuni adolescenti al momento di salire sul pullman hanno detto no, fateci restare, “qui c’è la pace”. Con il sostegno di Unhcr e Terres Des Hommes, sono riusciti, per adesso, a continuare la loro vita nel nostro paese.


Quanti sono i bambini dell’esodo


Erano 4.512 i minori ucraini non accompagnati ospitati in Italia, secondo le statistiche aggiornate a giugno 2023 del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 300 in meno rispetto ai 4.894 stimati a dicembre 2022. In questi mesi estivi però decine di tribunali per i minori, così come istituti, case famiglia, hanno ricevuto, in ordine sparso e con non poche contraddizioni, attraverso i consolati, la richiesta di rimpatrio di bambini e ragazzi, possibilmente in questi giorni, in concomitanza con l’apertura delle scuole in Ucraina. Dunque soltanto tra qualche mese sapremo le cifre esatte di questo controesodo che sta avvenendo, esattamente come l’arrivo dei minori nel nostro paese all’inizio della guerra, in modo confuso e in certi casi addirittura conflittuale.

In 600 ad esempio, arrivati con la rete dei soggiorni terapeutici dei “Bambini di Chernobyl” in Campania, sarebbero già tornati in patria negli ultimi sei mesi, così conferma Renato Nuzzolo, presidente della onlus “Fratello Sole”, che da oltre 30 anni organizza (organizzava) i viaggi estivi e invernali dei più piccoli. Parlare però di ritorno a casa per questi bambini e adolescenti è una contraddizione linguistica e sostanziale. Perché “casa” per loro vuol dire “internat”, ossia orfanotrofio. Ossia quei seicento istituti per minori sparsi per tutta l’Ucraina che ospitano migliaia e migliaia di figli senza genitori o tolti alle famiglie. Un numero enorme.

Cosa dice la legge marziale sul rimpatrio


Perché l’Ucraina ha tanta fretta di far tornare in patria i profughi bambini nonostante la legge marziale, i bombardamenti, i 1700 minori già uccisi dall’inizio del conflitto? Perché non aspettare la fine della guerra? E’ quello che si chiedono le organizzazioni umanitarie, a cominciare da Unhcr che ha diffuso un documento in cui sconsiglia categoricamente il “rimpatrio forzato di bambine e bambini privi di cure genitoriali”. Quanto sono sicure le zone dove il governo ucraino sta riaprendo gli orfanotrofi, ad esempio la Transcarpazia? Ed è veramente necessario che già adesso l’Italia “restituisca” i bambini? Anche su questo fronte le contraddizioni sono notevoli. Mentre i consolati ucraini inviavano ai tribunali per i minori le richieste di rimpatrio da inoltrare ai diversi istituti e ai tutori italiani, citando espressamente come data di rientro la riapertura delle scuole, cioè il primo settembre, una dettagliatissima risoluzione del governo di Kiev, datata 1 giugno 2023, affermava esattamente il contrario.

Spiegando cioè che il ritorno in Ucraina dei minori fino alle cessazione della legge marziale, sarebbe dovuto avvenire “soltanto in via eccezionale”. E soltanto dimostrando l’impossibilità di poter restare nel paese ospitante.

Il caso siciliano


Ed è infatti a questo documento del governo di Kiev che si sono appellate un gruppo di famiglie affidatarie siciliane che da un anno mezzo ospitano dei minori ucraini. Si tratta in particolare di tre famiglie di Catania, rappresentate dagli avvocati Ilaria Spoto Puleo e Luca Pedullà, i cui bambini chiedono di restare per adesso, fino alla fine della guerra, in Italia. Sono i genitori di due gemelle di 8 anni con gravissimi problemi fisici, una bimba è affetta da microcefalia, la sorellina ha un’apertura del cranio per la quale ha dovuto subire una delicatissima operazione chirurgica. Sono, poi, la mamma e il papà affidatari di Olga, così la chiameremo, adolescente maltrattata in istituto, che in Italia ha ritrovato il sorriso. Infine i genitori di Misha, nome di fantasia, 7 anni, anche lui con seri problemi di salute. Ma è ormai guerra aperta tra la presidente dell’associazione che ha portato i bambini in Italia, si chiama Yulya Dinnichenko, che invece pretende con forza di riportare i bambini in Ucraina. “I minori in patria muoiono sotto le bombe, noi chiediamo soltanto di proteggerli fino alla fine della guerra” dice Rosario Corallo, padre affidatario di Misha. “Qual è il senso di mettere a rischio la vita di questi orfani?”.


I bambini di Rota d’Imagna.

In cento, dai 4 ai 17 anni, avevano riportato la gioventù nelle valli bergamasche, accompagnati dai tutori ucraini. Un esperimento con luci e ombre, portato avanti coraggiosamente dal sindaco di Rota d’Imagna, Giovanni Locatelli, e dal suo collaboratore all’accoglienza Zaccheo Moscheni. Cento bambini e ragazzi inseriti nel percorso di istruzione, dall’infanzia alle superiori. Una specie di piccolo miracolo, nonostante le immense difficoltà, la mancanza di fondi e comportamenti devianti di un gruppetto dei più grandi. Anche per gli orfani di Rota d’Imagna è arrivato l’ordine di rimpatrio. In 34 già riportati in un orfanotrofio a Kirovohrad. Gli altri 67 sarebbero dovuti partire ieri. “Ma il tribunale per i minori ha deciso che la volontà di ogni bambino dovrà essere rispettata – dice Moscheni - Molti vorrebbero restare fino alla fine della guerra. Confido che la loro voce venga ascoltata”.


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