✕

Il Papa in Mongolia: “Costruiamo insieme un futuro di pace”. Appello per l’ecologia

(afp)
Nel discorso di fronte alle autorità della Mongolia, nel secondo giorno di viaggio, Francesco mette in guardia dal “tarlo della corruzione” ma elogia il paese, stretto tra Russia e Cina, per il rifiuto di armi nucleari e della pena di morte
3 minuti di lettura

ULAN BATOR –  La pace nel mondo, il rifiuto delle armi nucleari e della pena di morte, la “ecologia responsabile”, la libertà religiosa: papa Francesco indica la Mongolia, paese stretto a nord dalla Russia e a sud dalla Cina, come esempio di convivenza in questo frangente storico.
“Voglia il Cielo che sulla terra, devastata da troppi conflitti, si ricreino anche oggi, nel rispetto delle leggi internazionali, le condizioni di quella che un tempo fu la pax mongolica, ossia l’assenza di conflitti”, ha detto Jorge Mario Bergoglio di fronte alle autorità della Mongolia, nel secondo giorno di viaggio nel paese asiatico. “Come dice un vostro proverbio, le nuvole passano, il cielo resta: passino le nuvole oscure della guerra, vengano spazzate via dalla volontà ferma di una fraternità universale in cui le tensioni siano risolte sulla base dell’incontro e del dialogo, e a tutti vengano garantiti i diritti fondamentali! Qui, nel vostro Paese ricco di storia e di cielo, imploriamo questo dono…

ULAN BATOR –  La pace nel mondo, il rifiuto delle armi nucleari e della pena di morte, la “ecologia responsabile”, la libertà religiosa: papa Francesco indica la Mongolia, paese stretto a nord dalla Russia e a sud dalla Cina, come esempio di convivenza in questo frangente storico.
“Voglia il Cielo che sulla terra, devastata da troppi conflitti, si ricreino anche oggi, nel rispetto delle leggi internazionali, le condizioni di quella che un tempo fu la pax mongolica, ossia l’assenza di conflitti”, ha detto Jorge Mario Bergoglio di fronte alle autorità della Mongolia, nel secondo giorno di viaggio nel paese asiatico. “Come dice un vostro proverbio, le nuvole passano, il cielo resta: passino le nuvole oscure della guerra, vengano spazzate via dalla volontà ferma di una fraternità universale in cui le tensioni siano risolte sulla base dell’incontro e del dialogo, e a tutti vengano garantiti i diritti fondamentali! Qui, nel vostro Paese ricco di storia e di cielo, imploriamo questo dono dall’Alto e diamoci da fare insieme per costruire un avvenire di pace”.

Gengis Khan e il passato sovietico

Insieme al presidente mongolo Ukhnaagiin Khurelsukh il Papa, che si è mosso in carrozzella, ha reso omaggio alla enorme statua di Gengis Khan che domina la piazza centrale di Ulan Bator. Nel desiderio di archiviare l’epoca dell’Unione sovietica, nel 2005 la statua ha sostituito quella di Suekhbaatar e di Choibalsan, il “Lenin” mongolo dal quale prende il nome la capitale (Ulan Bator significa “eroe rosso”) e il suo successore, lo “Stalin” mongolo. Rispolverare la figura dell’antico conquistatore, che federò le tribù locali e creò il più grande impero del mondo, minacciando l’Europa, è oggi un modo che le autorità hanno adottato non tanto per guardare al passato quanto per rivendicare nel presente una identità nazionale autonoma dai due giganti vicini, la Russia e la Cina, con i quali pure rimangono molti legami economici.

“I governi non temano la Chiesa cattolica”

Con la transizione pacifica alla democrazia parlamentare, nello spazio pubblico si sono riaffacciate il buddhismo tibetano e le altre religioni, e il Papa lo ha voluto sottolineare. “Superata, senza spargimento di sangue, l’ideologia atea che credeva di dover estirpare il senso religioso, ritenendolo un freno allo sviluppo”, ha detto Francesco, “vi riconoscete oggi in quel valore essenziale dell’armonia e della sinergia tra credenti di fedi diverse, che – ognuna dal proprio punto di vista – contribuiscono al progresso morale e spirituale”.

Un contributo che fa pendant con il rispetto nei confronti della politica. Nell’incontro che ha avuto nel pomeriggio nella cattedrale cattolica di Ulan Bator, il Papa ha voluto sottolineare che “i governi e le istituzioni secolari non hanno nulla da temere dall’azione evangelizzatrice della Chiesa, perché essa non ha un’agenda politica da portare avanti, ma conosce solo la forza umile della grazia di Dio e di una Parola di misericordia e di verità, capace di promuovere il bene di tutti”. A vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose che ha saluto – tra di essi, anche l’arcivescovo di Hong Kong Stephen Chow – ha raccomandato di essere “sempre vicini alla gente, prendendovene cura personalmente, imparando la lingua, rispettando e amando la loro cultura”. Parole conciliatorie indirizzate alla Mongolia ma valide anche per i paesi vicini, come la Cina, dove la Chiesa è presente tra non poche diffidenze e restrizioni.

Una piccola folla di fedeli

Se la comunità cattolica conta appena 1500 fedeli in tutto il paese, ad attendere il Papa in piazza Suekhbaatar vi erano poche centinaia di fedeli, arrivati ordinatamente seguendo le indicazioni degli addetti alla sicurezza. “Viva il Papa!”, ha esultato qualcuno, in italiano, in una folla per il resto piuttosto silenziosa. Presenti anche alcune decine di pellegrini cinesi, di Hong Kong, ma anche della Mongolia cinese nonché di altre città della Cina continentale. “Il Papa è attento ai poveri e agli ultimi, e il fatto che viene qui significa che è attento anche alle periferie”, commenta una donna che preferisce mantenere l’anonimato: ha intrapreso il viaggio per arrivare a Ulan Bator evitando di segnalarlo alle autorità del suo paese.

Nel suo discorso il Papa, “pellegrino di amicizia”, ha rivendicato che la comunità cattolica locale che, “per quanto piccola e discreta”, diffonde “la cultura della solidarietà, del rispetto per tutti e del dialogo interreligioso, spendendosi per la giustizia, la pace e l’armonia sociale”.

"Il pericoloso tarlo della corruzione”

Francesco non ha mancato di ricordare alle autorità civili del paese “il pericoloso tarlo della corruzione”, problema mai risolto della nuova democrazia, nonché i rischi del consumismo e dell’individualismo che affiorano nella società. Ma ha elogiato la Mongolia perché è un “paese senza armi nucleari” e perché “la pena capitale non compare più nel vostro ordinamento giudiziale”. Se la capitale è notevolmente inquinata, e l’estrazione di minerali e terre rare, attività cruciale nell’economia locale, ha destato le preoccupazioni degli ambientalisti, il Papa ha ricordato l’importanza di “politiche di ecologia responsabile”, rimarcando che dalle stesse tradizioni mongole, buddista e sciamanica, discende “l’impegno urgente e non più rimandabile per la tutela del pianeta terra”. Concetti riecheggiati anche nel discorso del presidente mongolo, che ha assicurato l’impegno del governo “per la protezione ambientale, la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile”. “Sin dai tempi antichi”, ha detto, “noi Mongoli, con origini nomadi, abbiamo preservato e custodito il tesoro della Madre Terra e della natura da consegnare alle generazioni future”. Guardando al passato per immaginare il futuro.

Leggi i commenti