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Zelensky: “La portata delle nostre armi è ora di 700 chilometri”. L’industria militare ucraina si prepara a colpire sempre più nel cuore della Russia

L'immagine satellitare dell'aeroporto di Pskov colpito dai droni ucraini

 
Gli analisti ritengono che il presidente si riferisca ai droni che hanno bersagliato l’aeroporto di Pskov
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“La portata delle nostre nuove armi ucraine è ora di 700 chilometri”. Il presidente Zelensky annuncia con soddisfazione le capacità raggiunte dai tecnici del suo Paese, che stanno producendo sistemi bellici in grado di colpire il cuore della Russia. Molti analisti ritengono che il leader ucraino si riferisca ai droni usati per attaccare l’aeroporto di Pskov, bersagliato mercoledì notte da un sciame di circa venti velivoli teleguidati che hanno distrutto due aerei cargo Ilyushin 76 e ne hanno danneggiati altri due. La base russa, molto vicina al Baltico e alla frontiera estone, si trova appunto a circa 700 chilometri dal confine ucraino.

Non è stato precisato quali ordigni siano stati impiegati nell’operazione, ma da tempo le industrie ucraine hanno aumentato le prestazioni dei loro droni, migliorando gli apparati di navigazione per proteggerli dai disturbi elettronici della difesa russa. Finora il raggio d’azione maggiore era accreditato al Beaver, usato per le recenti incursioni…

“La portata delle nostre nuove armi ucraine è ora di 700 chilometri”. Il presidente Zelensky annuncia con soddisfazione le capacità raggiunte dai tecnici del suo Paese, che stanno producendo sistemi bellici in grado di colpire il cuore della Russia. Molti analisti ritengono che il leader ucraino si riferisca ai droni usati per attaccare l’aeroporto di Pskov, bersagliato mercoledì notte da un sciame di circa venti velivoli teleguidati che hanno distrutto due aerei cargo Ilyushin 76 e ne hanno danneggiati altri due. La base russa, molto vicina al Baltico e alla frontiera estone, si trova appunto a circa 700 chilometri dal confine ucraino.

Non è stato precisato quali ordigni siano stati impiegati nell’operazione, ma da tempo le industrie ucraine hanno aumentato le prestazioni dei loro droni, migliorando gli apparati di navigazione per proteggerli dai disturbi elettronici della difesa russa. Finora il raggio d’azione maggiore era accreditato al Beaver, usato per le recenti incursioni contro Mosca e presentato come in grado di toccare i mille chilometri. Lungo due metri e con un’apertura alare di tre, progettato e costruito dall’industria bellica statale Ukroboronprom, sarebbe capace di trasportare un carico di 75 chili. In precedenza contro la capitale erano stati lanciati gli UJ-22, disegnati dalla società privata Ukrjet prima del conflitto e poi potenziati per spingersi fino a 800 chilometri con venti chili di esplosivi a bordo. Gli UJ22 avrebbero però alcuni limiti: le dimensioni sono il doppio di quelle del Beaver facilitando l’avvistamento da parte della contraerea. Il Beaver inoltre ha una linea aerodinamica – con il motore spingente nella zona posteriore e delle alette canard – che assieme alla costruzione in materie plastiche lo rende "stealth”. Infine il sistema di guida viene ingannato dalle contromisure russe mentre il nuovo modello ha un navigatore satellitare che lo rende autonomo.

Nelle ultime settimane il comando ucraino è tornato a impiegare le versioni modificate dei vecchi Tu-141 Strizh, dotati di motore a reazione ed alta velocità: si tratta di ricognitori teleguidati d’epoca sovietica, trasformati con l’inserimento di una testata esplosiva e una guida GPS. C’è poi il mistero dell’Enterprise, un progetto della ditta Aerodrone che secondo il ministero della Difesa di Kiev ha un raggio d’azione teorico di oltre tremila chilometri. Le foto diffuse mostrano un velivolo molto tradizionale: è praticamente identico ad un aereo da turismo ma con apparati di guida radicomandata. L’azienda avrebbe venduto tre modelli diversi, di cui l’Enterprise è il più grande, con caratteristiche differenti ma tutti di struttura simile.

Le parole di Zelensky sulle armi “che hanno colpito a 700 chilometri” stanno però alimentando un dibattito sulla gestione dell’attacco contro Pskov. Il presidente sembra indicare che il raid sia partito dall’Ucraina. Invece il generale Budanov – capo dell’intelligence militare Gur – ha detto alla testata online WarZone che i droni sono decollati dall’interno della Russia grazie a squadre di incursori penetrate oltre frontiera. A Mosca diversi esponenti dell’ala dei “falchi” sostengono che il bombardamento di Pskov sia stato condotto dall’Estonia, membro della Nato a soli 40 chilometri dall’obiettivo.

Più in generale, l’Ucraina sta cercando di creare una rete di industrie per costruire dotazioni belliche sempre più moderne. “Le armi migliori che attualmente stanno aiutando i nostri guerrieri a difendere l’Ucraina dovrebbero essere prodotte in Ucraina. Lo sviluppo della nostra produzione è una priorità assoluta”. Lo ha scritto sul social X il presidente annunciando l’incontro con i vertici della Bae Systems, una delle aziende leader a livello mondiale nel campo della difesa e che potrebbe aprire un impianto nel Paese per la manutenzione di cannoni e mezzi cingolati donati dall’Occidente all’esercito ucraino.

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