Germania, tre bambini vietnamiti assistono all’omicidio della madre da parte del padre. Il sindaco vuole toglierli alle famiglie affidatarie ed espellerli
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniUna strada di Bad-Schwartau
BERLINO – Ottobre 2022. Quando la polizia arriva nel piccolo ristorante vietnamita del centro di Bad Schwartau, lo spettacolo è agghiacciante. Una donna giace a terra in una pozza di sangue, accanto a lei i quattro figli tra i 3 e i 12 anni non riescono a smettere di piangere e di tremare. Sono rimasti a vegliarla dopo che il padre l’ha massacrata di botte con una furia inaudita. Il sangue è ovunque.
L’assassino è il proprietario del ristorante, Van N., quarantacinque anni, di origine vietnamita. Un tribunale dello Schleswig-Holstein lo condanna a dieci anni di carcere. I bambini vengono dati in affidamento a tre famiglie tedesche. Ma, appena eletto, due mesi fa, il neo sindaco del circondario a nord di Lubecca, Timo Gaarz (CDU), ha avviato le pratiche per rispedire i bimbi in Vietnam. Dalla famiglia del padre.
Le tre famiglie affidatarie sono sconvolte, hanno lanciato un appello e una raccolta di firme su Change.org che ha raggiunto quota 10mila in poche ore per impedire il brut…
BERLINO – Ottobre 2022. Quando la polizia arriva nel piccolo ristorante vietnamita del centro di Bad Schwartau, lo spettacolo è agghiacciante. Una donna giace a terra in una pozza di sangue, accanto a lei i quattro figli tra i 3 e i 12 anni non riescono a smettere di piangere e di tremare. Sono rimasti a vegliarla dopo che il padre l’ha massacrata di botte con una furia inaudita. Il sangue è ovunque.
L’assassino è il proprietario del ristorante, Van N., quarantacinque anni, di origine vietnamita. Un tribunale dello Schleswig-Holstein lo condanna a dieci anni di carcere. I bambini vengono dati in affidamento a tre famiglie tedesche. Ma, appena eletto, due mesi fa, il neo sindaco del circondario a nord di Lubecca, Timo Gaarz (CDU), ha avviato le pratiche per rispedire i bimbi in Vietnam. Dalla famiglia del padre.
Le tre famiglie affidatarie sono sconvolte, hanno lanciato un appello e una raccolta di firme su Change.org che ha raggiunto quota 10mila in poche ore per impedire il brutale respingimento in un Paese che i bambini neanche conoscono.
La più piccola, che ha appena tre anni, “sta cominciando adesso a riprendersi”, racconta a Bild Heike Steinebach, una delle mamme affidatarie. “Era profondamente traumatizzata, urlava di notte, aveva incubi e piangeva seduta sull’orlo del letto”. Da quando ha assistito al brutale assassinio della madre sono passati dieci mesi. Il marito di Heike, Matthias, rivela che la bimba “non conosce il Vietnam, non parla la lingua e vuole restare con noi. Ha già sofferto abbastanza e ci considera la sua famiglia”.
Ma il sindaco insiste: dopo un confronto con le autorità, sostiene, nulla osta a rimpatriarli in Vietnam. “Non ci sono ostacoli al loro rimpatrio”, per il cristianodemocratico Gaarz. Anzi, è importante che “crescano nelle loro famiglie e con il background che corrisponda alla loro cultura”. Insomma, che assaporino il salutare ambiente famigliare in cui è cresciuto l’uomo che ha massacrato la loro madre senza pietà e senza alcuna remora di farlo davanti ai quattro figli.