✕

A Lima inizia la demolizione del “Muro della vergogna”: separava i ricchi dai poveri

(reuters)
Alzata negli anni Ottanta, la barriera serviva a dividere l’elegante distretto di La Molina da quello più umile di Villa Maria del Triunfo
2 minuti di lettura

Crolla il “Muro della vergogna”, la barriera che da 40 anni divide i buoni dai cattivi, i ricchi dai poveri, i primi dagli ultimi. Sorgeva a nord di Lima e dagli inizi degli Anni 80 del secolo scorso era il simbolo di quella discriminazione sociale ed etnica che ha sempre logorato il paese andino. Con i cholos da una parte e i bianchi dall’altra. Le province isolate sulla Sierra e il centro decisionale del potere.


Lungo dieci chilometri, costruito con pietre e cemento e sovrastato da filo spinato, tracciava un confine netto tra Villa María del Triunfo, una delle tante barriadas sorte spontaneamente attorno alla capitale e La Molina, un quartiere elegante punteggiato da ville e verde dove anche d’inverno batte il sole mentre la capit…

Crolla il “Muro della vergogna”, la barriera che da 40 anni divide i buoni dai cattivi, i ricchi dai poveri, i primi dagli ultimi. Sorgeva a nord di Lima e dagli inizi degli Anni 80 del secolo scorso era il simbolo di quella discriminazione sociale ed etnica che ha sempre logorato il paese andino. Con i cholos da una parte e i bianchi dall’altra. Le province isolate sulla Sierra e il centro decisionale del potere.


Lungo dieci chilometri, costruito con pietre e cemento e sovrastato da filo spinato, tracciava un confine netto tra Villa María del Triunfo, una delle tante barriadas sorte spontaneamente attorno alla capitale e La Molina, un quartiere elegante punteggiato da ville e verde dove anche d’inverno batte il sole mentre la capitale è avvolta dalla nebbia della garua. Nato per proteggersi delle migliaia di peruviani che giungevano a frotte dalle Ande e dalla giungla amazzonica per trovare alternative di vita e di lavoro e per sfuggire alla violenza dei terroristi di Sendero Luminoso, il Muro è entrato presto nella storia degli apartheid.

Gli abitanti del quartiere temevano l’incursione anche dei militanti del più sanguinario gruppo armato che la guerriglia di quegli anni aveva prodotto sotto la guida di Abimael Guzmán. Ma in realtà sopportavano a fatica la presenza sempre più massiccia di questa massa di contadini che si ritagliavano una fetta di terra e sabbia e ci costruivano sopra dei rifugi che assomigliavano a dei tuguri. Quel pueblo joven, come vengono chiamate la baraccopoli, presto si trasformò in un vero quartiere, con tanto di strade asfaltate, luce elettrica, negozi e uffici. Ma la barriera restò intatta marcando quella divisione che aveva un valore politico oltre che sociale.

Gruppi di ragazzi cominciarono ad abbellirlo con dei murales. I colori si sostituirono al grigio del cemento. Ma il distacco restava. Villa María del Triunfo non faceva parte di Lima. Era una sua fastidiosa appendice. Ci sono state proteste, iniziative, battaglie. Con una serie di ricorsi alla giustizia approdati alla fine alla Corte Costituzionale. La quale, con una sentenza, nel 2022 ha stabilito che il “Muro della vergogna” era un attacco alla libertà di movimento. Ordinò la sua demolizione e due giorni fa, dopo ulteriori rinvii, i lavori di abbattimento sono finalmente iniziati.

Non è stato facile mettere all’opera le ruspe. L’attuale sindaco de La Molina, Diego Uceda, ha posto problemi di soldi. Ha ricordato che il budget per i lavori non era compreso nella ripartizione di quest’anno e che quindi non c’erano le risorse per rimuoverlo completamente. Si sono frapposti gli stessi abitanti del quartiere. Lungo i primi varchi aperti nella barriera hanno piazzato dei grandi vasi e altri ostacoli. Ma la demolizione è iniziata. Impossibile fermarla. Villa María del Triunfo farà parte integrante di Lima. Perché dietro, alle sue spalle, si è già formato un altro pueblo joven e la capitale da città è diventata una metropoli.

Leggi i commenti