✕

Il Papa: “Viaggiare per me ora è più difficile. In Vietnam? Ci andrà Giovanni XXIV...”. E sulla Russia: “Non si deve cancellare la sua cultura per motivi politici”

Ascolta l'audio

Il Pontefice parla ai giornalisti sull’aereo di ritorno dalla Mongolia. Torna sulla polemica relativa all’imperialismo di Mosca e affronta i temi delle periferie italiane e dei giovani che si battono per il clima
6 minuti di lettura

A BORDO DELL’AEREO PAPALE – “Vi dico la verità: per me fare un viaggio adesso non è tanto facile come all’inizio…”: sul volo di ritorno dalla Mongolia, il Papa, 86 anni, fa intendere che in futuro viaggerà sempre meno a causa della difficoltà a camminare: c’è Marsiglia il 22 e 23 di questo mese, poi forse un altro Paese europeo, ma in Vietnam, ad esempio, “ci andrà Giovanni XXIV”, scherza Francesco. Nella conferenza stampa a bordo dell’aereo per Roma, Bergoglio parla delle periferie italiane come Caivano, e in generale delle periferie del mondo, auspicando che i governi facciano “giustizia sociale”; chiarisce il suo commento, “forse non felice”, sulla Russia imperiale, spiegando però che la cultura russa “non va cancellata per problemi politici”; sottolinea che alla Cina deve essere chiaro che la Chiesa non dipende “da un’altra potenza straniera”; dice di comprendere, al netto degli “estremismi”, i giovani che protestano per i cambiamenti climatici (“mi piace che lottino bene”); …

A BORDO DELL’AEREO PAPALE – “Vi dico la verità: per me fare un viaggio adesso non è tanto facile come all’inizio…”: sul volo di ritorno dalla Mongolia, il Papa, 86 anni, fa intendere che in futuro viaggerà sempre meno a causa della difficoltà a camminare: c’è Marsiglia il 22 e 23 di questo mese, poi forse un altro Paese europeo, ma in Vietnam, ad esempio, “ci andrà Giovanni XXIV”, scherza Francesco. Nella conferenza stampa a bordo dell’aereo per Roma, Bergoglio parla delle periferie italiane come Caivano, e in generale delle periferie del mondo, auspicando che i governi facciano “giustizia sociale”; chiarisce il suo commento, “forse non felice”, sulla Russia imperiale, spiegando però che la cultura russa “non va cancellata per problemi politici”; sottolinea che alla Cina deve essere chiaro che la Chiesa non dipende “da un’altra potenza straniera”; dice di comprendere, al netto degli “estremismi”, i giovani che protestano per i cambiamenti climatici (“mi piace che lottino bene”); e quanto al prossimo sinodo di ottobre, che, assicura, “non cambierà la dottrina”, preannuncia che gli interventi non saranno pubblici per evitare il “chiacchiericcio politico”.

Dato che i rapporti tra la Santa Sede e il Vietnam sono abbastanza positivi, c’è la possibilità che adesso lei visiti il Paese? E quali altri viaggi ha in programma?

“Il Vietnam è una delle esperienze di dialogo molto belle che ha fatto la Chiesa negli ultimi tempi: ambedue le parti hanno avuto la buona volontà di capirsi e cercare strade per andare avanti. Ci sono stati dei problemi ma vedo che prima o poi i problemi si superano. Quando una cultura si apre c’è possibilità di dialogo, se c’è chiusura o sospetti il dialogo è molto difficile. Un viaggio in Vietnam? Se non andrò io andrà Giovanni XXIV..., questo è sicuro che ci sarà perché è una terra che merita. Altri viaggi? Marsiglia e poi c’è un Paese piccolo dell’Europa che stiamo vedendo se possiamo organizzare… ma vi dico la verità, per me fare un viaggio adesso non è tanto facile come all’inizio. Ho difficoltà nel camminare e questo limita… Vediamo”.

Lei è il Papa delle periferie, e nelle periferie italiane, come a Palermo e a Caivano, dove don Patriciello l’ha invitata, si sono registrati ultimamente episodi di violenza e degrado. Cosa possono fare la Chiesa e lo Stato?

“Si deve andare lì e lavorare lì, come a Buenos Aires si faceva con i sacerdoti che lavoravano nelle villas miseras, una equipe di sacerdoti con un vescovo ausiliare alla testa che lavoravano nel luogo: i governi, tutti i governi del mondo, devono essere aperti a questo. Ma ci sono anche altre periferie che sono tragiche, penso ad una “periferia” scandalosa che si cerca di coprire, quella dei rohingya (minoranza musulmana del Myanmar, ndr), che sono stati cacciati via. Un filosofo una volta ha detto che la realtà si capisce meglio dalle periferie. Dobbiamo interloquire con le periferie e i governi lì devono fare la giustizia sociale, la vera giustizia sociale, con le diverse periferie sociali e anche con le periferie ideologiche, perché a volte qualche squisita periferia ideologica suscita le periferie sociali. Il mondo delle periferie non è facile”.

In Mongolia lei ha inviato ai cattolici cinesi un messaggio per invitarli a essere “buoni cittadini”, ma le autorità non hanno permesso ai vescovi di venirla a incontrare: come sono i rapporti con Pechino? Ci sono novità sul previsto viaggio del cardinale Zuppi?

“La missione del cardinale Zuppi è una missione di pace, lui aveva per piano di visitare Mosca, Kiev, gli Stati Uniti e anche Pechino. Il cardinal Zuppi è un uomo di universalità e di grande dialogo, ha nella sua storia il lavoro fatto in Mozambico per la pace e per questo ho inviato lui. I rapporti con la Cina sono molto rispettosi: personalmente io ho una grande ammirazione per il popolo cinese. Sulla nomina dei vescovi c’è una commissione, composta dal governo cinese e dal Vaticano, che sta facendo un bel lavoro. Poi ci sono alcuni preti o intellettuali cattolici che sono invitati alle università cinesi. Credo che dobbiamo andare più avanti nell’aspetto religioso per capirci maggiormente, affinché i cittadini cinesi non pensino che la Chiesa non li accetta nella propria cultura e nei propri valori, e che la Chiesa dipenda da un’altra potenza straniera. I rapporti sono cosi, in cammino”.

Lei di recente ha invitato un gruppo di giovani cattolici russi a non dimenticare l’eredità della Russia imperiale di Pietro il grande e Caterina II: parole che hanno irritato gli ucraini e che sono state viste quasi come un avallo delle politiche di Putin. Le ripeterebbe?

“È stato un dialogo con i giovani russi e alla fine ho dato loro un messaggio che ripeto sempre: li ho invitati a farsi carico della loro eredità. È la stessa cosa che dico quando invito i nipoti a dialogare con i nonni. Per esplicitare l’eredità ho parlato della grande Russia, perché l’eredità russa è molto bella, pensate al campo della musica, delle lettere, fino ad arrivare all’umanesimo di Dostoevskij. Poi – forse non è stato felice – mi è venuto in mente quello che ci hanno insegnato a scuola, Pietro I, Caterina II, e così ho fatto questa aggiunta: forse non è proprio giusto quello che gli storici ci dicono, ma è stata un’aggiunta che mi è venuta in mente perché l’ho studiata a scuola. Ma quello che ho detto è di farsi carico della propria eredità, che vuol dire non andare a comprarla altrove. La cultura russa è di una bellezza, di una profondità molto grande e non va cancellata per problemi politici. Hanno avuto anni bui politici in Russia ma l’eredità è rimasta quella. Quanto all’imperialismo, ci sono imperialismi che vogliono imporre la propria ideologia. Quando la cultura viene distillata e trasformata in ideologia questo è il veleno, per questo bisogna distinguere quando si tratta della cultura di un popolo e quando sono le ideologie di qualche filosofo o di qualche politico di quel popolo. L’ideologia che prende forza e si fa politica di solito diviene dittatura, diviene incapacità di dialogo”.

Ritiene che la Mongolia possa essere una piattaforma per il dialogo tra l’Europa e l’Asia?

“Sì. Voi avete quella che mi permetto di chiamare la mistica del terzo vicino. Ulan Batar è la capitale più lontana dal mare e la vostra terra sta tra due grandi potenze, la Russia e la Cina. Per questo cercate di dialogare con i terzi vicini, non per disprezzo con i due vicini, con i quali avete buoni rapporti, ma per ansia di universalità. Avete questa filosofia dell’andare a cercare per dialogare, mi è piaciuta molto questa vostra ricchezza”.

Ha annunciato che scriverà un aggiornamento dell’enciclica Laudato si’: questo significa che lei mostra solidarietà ai giovani attivisti di ultima generazione?

“Rimango un po’ sul generale, non scendo in questi estremismi, ma i giovani sono preoccupati perché è il loro futuro! Un bravo scienziato italiano ha detto: non vorrei che la mia nipotina che è nata ieri tra 30 anni viva in un mondo così brutto. I giovani pensano al futuro e in questo senso mi piace che lottino bene. Poi quando c’entra l’ideologia o c’entrano pressioni politiche non va. La mia esortazione apostolica che uscirà il giorno di San Francesco, il quattro ottobre, è una revisione di cosa è successo dalla Cop di Parigi, che forse è stata la più fruttuosa fino ad oggi. Ci sono cose che ancora non sono state risolte e c’è l’urgenza di risolverle: non sarà un testo grande come la Laudato si’ ma intendo portare avanti la Laudato si’ nelle cose nuove e fare un’analisi della situazione”.

A ottobre si svolgerà l’assemblea generale del sinodo: come evitare le polarizzazioni ideologiche? I partecipanti potranno condividere pubblicamente quanto stanno vivendo o l’intero processo sarà segreto?

“Nel sinodo non c’è posto per le ideologie, è un'altra dinamica: il sinodo è il dialogo tra i battezzati, fra i membri della Chiesa, sulla vita della Chiesa, sul dialogo col mondo, sui problemi che oggi toccano l’umanità. Nel sinodo non c’è posto per le ideologie, c’è posto per il dialogo: confrontarsi tra fratelli e sorelle e confrontarsi con la dottrina della Chiesa, e andare avanti. Il sinodo non è un’invenzione mia, è stato Paolo VI che si è accorto che la Chiesa occidentale aveva perso la dimensione sinodale. Quanto agli interventi, c’è una cosa che noi dobbiamo custodire, il clima sinodale. Non è un programma televisivo dove si parla di tutto, no, c’è uno scambio religioso. Senza questo spirito di preghiera non c’è sinodalità, è politica, c’è parlamentarismo, e il sinodo non è un parlamento. C’è un dipartimento presieduto da Paolo Ruffini (prefetto della segreteria vaticana per la comunicazione, ndr) che farà i comunicati stampa su come va l’andamento del sinodo. Bisogna custodire la religiosità e custodire la libertà delle persone che parlano”.

Come possiamo essere sicuri che quello che ci viene dato come pappa pronta sia vero? Non c’è possibilità di essere un po’ più aperti?

“È apertissimo, non so come potrebbe essere più aperto, la commissione tutti i giorni darà notizia. Sarà molto rispettosa degli interventi di ognuno e cercherà di non fare chiacchiericcio, ma riferire le cose dell’andamento sinodale che sono costruttive per la Chiesa. Se invece qualcuno vuole che le notizie siano ‘quello se l’è presa con quell’altro’, questo è chiacchiericcio politico”.

Il cardinale Raymond Burke di recente ha scritto che il sinodo sarà il vaso di pandora: l’opposizione influenzerà l’assemblea?

“Alcuni mesi fa ho chiamato un carmelo e la priora mi ha detto, ‘Santità abbiamo paura col sinodo’. Ma cosa succede?, ho domandato, e ho scherzato: volete inviare una suora al sinodo? ‘No, abbiamo paura che ci cambi la dottrina’: c’è questa idea, ma se vai alla radice di questa idea troverai ideologie. Difendono una dottrina tra virgolette che è come l’acqua distillata, non ha gusto e non è la vera dottrina cattolica, che è nel Credo e tante volte scandalizza come scandalizza l’idea che Dio si è fatto uomo e la Madonna ha consacrato sua verginità. La dottrina a volte scandalizza, le ideologie sono distillati che non scandalizzano mai”.

Leggi i commenti