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Usa, a Kiev armi all’uranio impoverito. Pezzi di un drone di Mosca precipitano in Romania

Proteste a Bucarest per la “violazione della nostra sovranità”. Poi l’allarme rientra e la Nato non interviene
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New York — Il segretario di Stato americano Blinken va a Kiev per portare sostegno politico, aiuti da un miliardo di dollari, e nuove munizioni all’uranio impoverito, proprio mentre un drone russo colpisce il territorio rumeno, per errore o dolo. Potenziale violazione dei confini Nato, lamenta Bucarest. È la prova della tensione crescente, alla vigilia del G20 di New Delhi, dovuta in parte alla debolezza di Putin, che comunque perde terreno nel sud dell’Ucraina, e in parte alla necessità di Biden di posizionarsi in vista delle presidenziali del 2024.

Il messaggio di Blinken è stato quello abituale: «Resteremo al fianco di Kiev per tutto il tempo necessario». Quindi lo ha dimostrato nella pratica portando aiuti per un miliardo di dollari, e la fornitura di munizioni all’uranio impoverito confermata dal Pentagono, che serviranno soprattutto ai carri armati Abrams attesi al fronte per la metà di settembre. Seguiranno le inevitabili polemiche, alimentate dal Cremlino per avere la scusa di…

New York — Il segretario di Stato americano Blinken va a Kiev per portare sostegno politico, aiuti da un miliardo di dollari, e nuove munizioni all’uranio impoverito, proprio mentre un drone russo colpisce il territorio rumeno, per errore o dolo. Potenziale violazione dei confini Nato, lamenta Bucarest. È la prova della tensione crescente, alla vigilia del G20 di New Delhi, dovuta in parte alla debolezza di Putin, che comunque perde terreno nel sud dell’Ucraina, e in parte alla necessità di Biden di posizionarsi in vista delle presidenziali del 2024.

Il messaggio di Blinken è stato quello abituale: «Resteremo al fianco di Kiev per tutto il tempo necessario». Quindi lo ha dimostrato nella pratica portando aiuti per un miliardo di dollari, e la fornitura di munizioni all’uranio impoverito confermata dal Pentagono, che serviranno soprattutto ai carri armati Abrams attesi al fronte per la metà di settembre. Seguiranno le inevitabili polemiche, alimentate dal Cremlino per avere la scusa di minacciare l’uso delle atomiche. Ma è uno schema ormai collaudato, con il progressivo rafforzamento delle capacità ucraine, finalizzato non solo ad aiutare la controffensiva, ma anche a costruire un sistema di difesa proiettato verso il futuro, per evitare altre avventure di Putin e convincerlo che puntare sulla stanchezza degli occidentali non lo porterà al successo.

A questo però Blinken ha aggiunto un cambio di narrazione sulla controffensiva, sottolineando che «gli ucraini stanno avanzando», anche se lentamente, perché sono riusciti a sfondare la prima linea delle difese russe. Questo serve non solo a contrastare la propaganda di chi vorrebbe usare il presunto fallimento dell’attacco per demoralizzare Kiev e dividere gli alleati, ma anche per rafforzare il sostegno interno alla prosecuzione degli aiuti per Zelensky, che nel frattempo ha dimostrato di volersi occupare seriamente anche del problema corruzione cambiando il ministro della Difesa.

Putin spera nella vittoria di Trump alle presidenziali del prossimo anno, e farà il possibile per aiutarlo, come nel 2016. Il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan, però, si è detto sicuro che «al Congresso resta un forte blocco bipartisan di parlamentari favorevoli all’Ucraina, perché comprendono come questa sfida riguardi direttamente il futuro degli Usa». L’obiettivo dell’amministrazione è far approvare dal Congresso un nuovo pacchetto complessivo di aiuti per 20 miliardi di dollari, da consegnare nei prossimi mesi, anche per dare al Cremlino la dimostrazione pratica che si illude se conta sul voltafaccia Usa.

Su questo sfondo già complicato, domenica frammenti di un drone russo sono caduti ed esplosi nel delta del Danubio, in territorio rumeno. Probabilmente era stato usato per bombardare il porto ucraino di Izmail, ma ha mancato l’obiettivo. L’ipotesi dell’incidente sarebbe quella meno pericolosa, perché un’azione offensiva deliberata potrebbe fare scattare l’Articolo V della Nato, obbligando tutti gli altri paesi a difendere un membro aggredito. Il presidente Iohannis ha detto che se confermato, l’episodio costituirebbe «una seria violazione della sovranità e l’integrità territoriale della Romania». Poi il ministro della Difesa Tilvar ha ridimensionato l’accaduto, spiegando che «non si può parlare di un attacco». Comunque quello di Bucarest è un avviso, affinché Mosca smetta questi attacchi rischiosi. E una dimostrazione di quanto vicino può essere lo scontro

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