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Niger, la Francia cede ai golpisti e si prepara a ritirare i soldati: potrebbero andare nel vicino Ciad

(afp)
L’esercito di Parigi ritirerà gradualmente truppe ed equipaggiamenti, mentre l’ambasciatore resterà in sede. Macron attende le decisioni dell’Ecowas, ma dopo la smobilitazione in Mali e Burkina Faso l’influenza transalpina nel Sahel diminuisce ancora
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PARIGI - L’esercito francese presente in Niger si prepara a ritirare soldati ed equipaggiamenti. In attesa che l’Eliseo comunichi una decisione ufficiale sul futuro del contingente a Niamey (1.500 militari), sono già in corso discussioni tra l'esercito nigerino e quello francese sul ritiro di "alcuni elementi militari" dal Niger, secondo fonti interne alla Difesa francese. I generali arrivati al potere a Niamey a luglio continuano a chiedere che i soldati francesi se ne vadano, come ribadito negli ultimi giorni da alcuni dirigenti del nuovo regime nigerino.

Le proteste contro la Francia

Nonostante le ingiunzioni del governo in carica, che ha annullato gli accordi di cooperazione militare firmati con la Francia, le autorità di Parigi avevano finora escluso un ritiro dal Niger, dove l'ambasciatore rimane in sede, rinchiuso nel suo compound diplomatico e minacciato di espulsione. Le manifestazioni contro la Francia davanti alla base militare sono state frequenti ma Emmnauel Macron e la m…

PARIGI - L’esercito francese presente in Niger si prepara a ritirare soldati ed equipaggiamenti. In attesa che l’Eliseo comunichi una decisione ufficiale sul futuro del contingente a Niamey (1.500 militari), sono già in corso discussioni tra l'esercito nigerino e quello francese sul ritiro di "alcuni elementi militari" dal Niger, secondo fonti interne alla Difesa francese. I generali arrivati al potere a Niamey a luglio continuano a chiedere che i soldati francesi se ne vadano, come ribadito negli ultimi giorni da alcuni dirigenti del nuovo regime nigerino.

Le proteste contro la Francia

Nonostante le ingiunzioni del governo in carica, che ha annullato gli accordi di cooperazione militare firmati con la Francia, le autorità di Parigi avevano finora escluso un ritiro dal Niger, dove l'ambasciatore rimane in sede, rinchiuso nel suo compound diplomatico e minacciato di espulsione. Le manifestazioni contro la Francia davanti alla base militare sono state frequenti ma Emmnauel Macron e la ministra degli Esteri Catherine Colonna hanno continuato a non volersi sottoporre ai “diktat” della nuova giunta di Niamey, non riconoscendole una legittimità dopo la destituzione del presidente Mohamed Bazoum, partner dei francesi.

Di fatto, le operazioni dei soldati e piloti francesi di base a Niamey sono sospese da settimane e così la collaborazione con l'esercito nigerino. Droni, aerei da combattimento ed elicotteri restano a terra mentre i veicoli blindati nelle basi avanzate di Ouallam e Ayorou, che normalmente dovrebbero sostenere le operazioni anti-jihadiste del Niger, restano fermi. Diverse risorse umane e materiali dedicate all'antiterrorismo potrebbero andare verso il vicino Ciad, che ospita il quartier generale delle forze francesi nel Sahel, o verso altre zone di combattimento contro i jihadisti, come il Medio Oriente.

La crisi francese nel Sahel

Il ritiro dovrebbe essere graduale e le modalità sono ancora da chiarire. Parigi attende di vedere se la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas), che ha condannato il colpo di Stato, imposto pesanti sanzioni al Niger e minacciato un intervento militare, riuscirà a ottenere dei risultati. Dopo il ritiro dal Mali e il Burkina Faso, la presenza dei militari francesi nella zona strategica del Sahel e nell'Africa occidentale diminuirà ancora. Il 30 agosto c'è stato anche il colpo di Stato in Gabon, altra roccaforte dell'influenza francese in Africa. In una lettera inviata ai partiti politici, Macron si è impegnato a fare in modo che il Parlamento possa discutere in autunno la strategia della Francia in Africa e nel Sahel.

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