Svezia, la cyber-frode delle gang: usano Spotify per riciclare il denaro sporco
di Alessio Di SauroLo spartito si è adeguato ai tempi, ma la musica, a quanto pare, è sempre la stessa. Che la Svezia avesse un problema con l’infiltrazione delle gang sul suo territorio era ormai cosa nota; meno che la criminalità organizzata del Paese scandinavo si avvalesse nientemeno che di Spotify per riciclare il denaro sporco. Una cyber-frode che sembra uscita direttamente dalle pagine di un romanzo di Stieg Larsson.
La popolare app di streaming, nata proprio in Svezia nel 2006, sarebbe infatti diventata “un bancomat” per le gang, baby e non, che vi collocherebbero le rendite di rapine e spaccio di stupefacenti. Parole – e musica – di una fonte anonima della polizia di Stoccolma, che, intervistata dallo Svenska Dagbladet, ha squarciato il velo del fake streaming sull’applicazione svedese, installata sui cellulari di oltre 490 milioni di utenti a livello mondiale.
La pietra angolare del sistema è quella, canonica, del riciclo: ad essere sofisticate sono ora le modalità con cui il denaro …
Lo spartito si è adeguato ai tempi, ma la musica, a quanto pare, è sempre la stessa. Che la Svezia avesse un problema con l’infiltrazione delle gang sul suo territorio era ormai cosa nota; meno che la criminalità organizzata del Paese scandinavo si avvalesse nientemeno che di Spotify per riciclare il denaro sporco. Una cyber-frode che sembra uscita direttamente dalle pagine di un romanzo di Stieg Larsson.
La popolare app di streaming, nata proprio in Svezia nel 2006, sarebbe infatti diventata “un bancomat” per le gang, baby e non, che vi collocherebbero le rendite di rapine e spaccio di stupefacenti. Parole – e musica – di una fonte anonima della polizia di Stoccolma, che, intervistata dallo Svenska Dagbladet, ha squarciato il velo del fake streaming sull’applicazione svedese, installata sui cellulari di oltre 490 milioni di utenti a livello mondiale.
La pietra angolare del sistema è quella, canonica, del riciclo: ad essere sofisticate sono ora le modalità con cui il denaro sporco viene ripulito. In buona sostanza, i contanti illeciti verrebbero reinvestiti per acquistare criptovalute – per lo più anonime - con le quali, a loro volta, pagare individui incaricati di creare falsi account.
Questi sedicenti profili verrebbero poi impiegati per gonfiare in modo artificiale il numero di ascolti di determinati artisti, facendoli così balzare in vetta alle classifiche. E non si tratta di musicisti qualsiasi. Molti di loro corrisponderebbero a rapper legati alla galassia gangster, dal che le bande criminali otterrebbero da questa operazione il duplice vantaggio di generare guadagni puliti – quelli che la piattaforma paga in base al numero di ascolti – e di distribuire favori a élite criminali selezionate, promuovendo la legittimità artistica di musicisti affiliati a vario titolo alle bande stesse.
“Succede, al cento per cento. È una cosa che va avanti dal 2019. Anch’io ne ho fatto parte”, ha commentato un anonimo membro di una gang intervistato dal quotidiano svedese.
Spotify, intanto, nega ogni addebito. Un portavoce ha dichiarato che l'azienda lavora ogni giorno per chiudere gli account falsi, e ha detto di non essere a conoscenza di utilizzi fraudolenti della app. "Meno dell’1% dei profili è falso”, si legge in una nota. La piattaforma svedese è comunque in buona compagnia: già nel 2021 Twitch ha denunciato 150 streamer accusandoli di aver riciclato “ripulito” 10 milioni di dollari.
“Il fenomeno del fake-click esiste da sempre – spiega Paolo Dal Checco, consulente informatico forense -. Basti pensare ai primi banner a pagamento di Google ai tempi della nascita di internet. In questo caso, trattandosi di streaming musicale, non basta cliccare ma bisogna ascoltare una canzone dall’inizio alla fine: per macinare utili bisognerebbe automatizzare il sistema creando una macchina virtuale in grado di moltiplicare molti smartphone e collegarli a un unico computer che funzioni a ciclo continuo. È rischioso, perché le piattaforme hanno ottimi sistemi antifrode. I margini di guadagno non sono altissimi, ma se l’obiettivo è quello di riciclare denaro, allora si può fare”.
Negli ultimi anni le bande criminali hanno allargato sempre più la loro sfera di influenza in Svezia, al punto di fare parlare di emergenza criminale. E non si tratta di percezione distorta: secondo un rapporto della Brå – la commissione nazionale sulla criminalità organizzata -, fino a quindici anni fa il Paese era tra i più virtuosi a livello continentale per il basso numero di omicidi, balzando poi dopo il 2014 al secondo posto in Europa – dietro alla sola Croazia -: quattro uccisioni per milione di abitante, a fronte di una media di 1,6.
Secondo il New York Times nel 2021 le sparatorie sono state 342, i morti per arma da fuoco almeno 46. Nei quartieri più poveri di Stoccolma, Malmö e Göteborg lo Stato arranca, e la violenza non risparmia nessuno. Come Einar, al secolo Nils Grönberg, astro nascente del rap scandinavo, trucidato nel 2021 a 19 anni da una gang nel sobborgo di Hammarby. Chi canta e chi spara.