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I droni ucraini colpiscono anche “Stalingrado”, la città simbolo della “guerra patriottica” di Putin

Il sito dove uno dei droni ucraini è stato abbattuto a Rostov sul Don

 (afp)
Uno sciame è penetrato in profondità in territorio russo, raggiungendo non solo Volgograd – il nome attuale della località – solo in parte decimato dalla contraerea. Danni anche a Bryansk. Allarme alla periferia di Mosca
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Hanno colpito anche Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, la città simbolo della “guerra patriottica” che Putin è tornato a invocare per compattare l’opinione pubblica nello sforzo bellico. La scorsa notte gli ucraini hanno lanciato un nuovo sciame di droni in profondità nel territorio della Russia. Alcuni degli ordigni sono stati abbattuti dalla contraerea, altri hanno provocato danni. Ma, come era accaduto una settimana fa, l’obiettivo di questo sciame di assalti sembra essere soprattutto psicologico: obbligare la popolazione russa a sentire la minaccia del conflitto nelle loro case, incrinando il consenso verso il Cremlino. Le incursioni però paiono condotte con maggiore precisione, segno di un ulteriore miglioramento tecnico dei sistemi di Kiev, prendendo di mira installazioni di natura militare.

I bombardieri teleguidati sono tornati per la seconda volta sulla fabbrica Silicon El di Bryansk, già danneggiata nel precedente raid: si tratta di uno dei più grandi impianti p…

Hanno colpito anche Stalingrado, che oggi si chiama Volgograd, la città simbolo della “guerra patriottica” che Putin è tornato a invocare per compattare l’opinione pubblica nello sforzo bellico. La scorsa notte gli ucraini hanno lanciato un nuovo sciame di droni in profondità nel territorio della Russia. Alcuni degli ordigni sono stati abbattuti dalla contraerea, altri hanno provocato danni. Ma, come era accaduto una settimana fa, l’obiettivo di questo sciame di assalti sembra essere soprattutto psicologico: obbligare la popolazione russa a sentire la minaccia del conflitto nelle loro case, incrinando il consenso verso il Cremlino. Le incursioni però paiono condotte con maggiore precisione, segno di un ulteriore miglioramento tecnico dei sistemi di Kiev, prendendo di mira installazioni di natura militare.

I bombardieri teleguidati sono tornati per la seconda volta sulla fabbrica Silicon El di Bryansk, già danneggiata nel precedente raid: si tratta di uno dei più grandi impianti per la produzione di microchip destinati ai missili russi. I video diffusi su Telegram mostrano un incendio nello stabilimento.

La regione di Volgograd invece è finita sotto attacco per la prima volta in assoluto. In questo caso, la distanza dal fronte è superiore a 500 chilometri. Si parla di un ordigno che ha centrato una caserma o un deposito di Gorodisce, un sobborgo alle porte della città mentre le autorità hanno confermato il raid, sostenendo che le difese “hanno abbattuto gli aggressori”. Esplosioni pure a Rostov sul Don, nella zona del quartier generale che dirige le operazioni russe in Ucraina: un drone sarebbe caduto a trecento metri dal comando.
Allarme e scoppi anche alla periferia di Mosca. Un rogo è stato filmato a Novogireevo, un altro molto più grande in un magazzino che alcune fonti hanno indicato come sede del Servizio Doganale Federale ma che in realtà non pare ospitare uffici pubblici.

Anche le forze russe nella notte hanno scagliato attacchi con missili contro le città di Kryvvi Rih, Zaporizhzhia e Sumy, uccidendo una persona e ferendone almeno 36. La situazione più grave a Kryvvi Rih, dove è stato distrutto un comando della polizia: l’esplosione ha investito anche i condomini e gli uffici nelle vicinanze. Più a sud un’ondata di droni iraniani Shahed si sono dirette contro Odessa: le batterie ucraine ne avrebbero bloccati gran parte. E’ la quinta volta in una settimana che il porto sul Mar Nero viene preso di mira, un’operazione diretta a impedire le esportazioni di grano che nei giorni scorsi ha duramente colpito le infrastrutture sul Danubio di Remi e Izmail, causando una dura reazione del governo romeno: alcuni droni infatti sono caduti sull’altra sponda del fiume, nel territorio del Paese Nato.

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