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Domenica elezioni farsa in Russia e nelle regioni annesse. E il conflitto è un tabù

Un cartellone per le prossime elezioni comunali di Mosca

 
Niente sorprese previste alle comunali e alle regionali. Timori di brogli anche per il sistema online
2 minuti di lettura

Boris Chernyshov, il candidato sindaco di Mosca del Partito liberaldemocratico, nazionalista a dispetto del nome, la scorsa settimana si è ritrovato da solo a dibattere tra sé e sé a ben due confronti elettorali in tv. «È la morte della politica», si è lamentato. Passi per l’uscente Sergej Sobjanin che punta su una scontata rielezione, o per Leonid Zjuganov che confida nel secondo posto grazie al cognome del nonno, il perenne leader dell’oramai insignificante Partito comunista, ma gli altri tre rivali? Ieri sera, all’ultimo appuntamento, si è presentato quantomeno Dmitrij Gusev di Russia Giusta-Per la Verità. Il candidato del Popolo nuovo, Vladislav Davankov, si vanta comunque di essersi dato un gran da fare: ha pescato uno scooter dai fondali della Moscova, si è tuffato da un trampolino di 10 metri insieme al campione olimpico Ilja Zakharov e ha guidato un’auto Moskvich insieme alla giornalista Ksenia Sobchak. Tutta ammuina.

Boris Chernyshov, il candidato sindaco di Mosca del Partito liberaldemocratico, nazionalista a dispetto del nome, la scorsa settimana si è ritrovato da solo a dibattere tra sé e sé a ben due confronti elettorali in tv. «È la morte della politica», si è lamentato. Passi per l’uscente Sergej Sobjanin che punta su una scontata rielezione, o per Leonid Zjuganov che confida nel secondo posto grazie al cognome del nonno, il perenne leader dell’oramai insignificante Partito comunista, ma gli altri tre rivali? Ieri sera, all’ultimo appuntamento, si è presentato quantomeno Dmitrij Gusev di Russia Giusta-Per la Verità. Il candidato del Popolo nuovo, Vladislav Davankov, si vanta comunque di essersi dato un gran da fare: ha pescato uno scooter dai fondali della Moscova, si è tuffato da un trampolino di 10 metri insieme al campione olimpico Ilja Zakharov e ha guidato un’auto Moskvich insieme alla giornalista Ksenia Sobchak. Tutta ammuina.

Mosca, il vento dell’Ovest

Nessuno si aspetta grandi sorprese dal voto di Mosca, né tantomeno dalle altre elezioni municipali e regionali che si terranno domenica, le prime da quando la Russia ha inviato le sue truppe in Ucraina, un banco di prova in vista delle presidenziali 2024 a cui Vladimir Putin potrebbe ripresentarsi per un quinto mandato. Persino l’Istituto di esperti per la ricerca sociale e il Centro per la congiuntura politica, al termine di una tavola rotonda ospitata dal gruppo mediatico statale Rossija Segodnja, hanno concluso che «il voto sarà un referendum».

Si eleggono 21 governatori (più 5 in via indiretta) e i deputati di 16 parlamenti regionali. Nonostante la legge marziale in vigore e le accuse di “farsa”, si vota - già dal primo settembre - anche nelle quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson annesse unilateralmente un anno fa. In molte città i seggi resteranno aperti già da oggi per tre giorni. Un retaggio della pandemia, quando si volevano evitare assembramenti, mantenuto secondo gli oppositori per facilitare i brogli. E in più c’è il voto online, un processo immune dal controllo degli osservatori elettorali indipendenti sperimentato per la prima volta nel 2021 e responsabile, secondo l’opposizione, di numerose falsificazioni. «Oramai si vota come se si ordinasse un tritacarne da Wildberries (l’Amazon russo, ndr): premendo un pulsante sullo smartphone», commenta ironico Novye Izvestia.

Alle precedenti regionali del 2018 i candidati sostenuti dal Cremlino avevano perso a sorpresa quattro seggi da governatore. Cinque anni dopo Sergej Furgal a Khabarovsk è in carcere con l’accusa — posticcia secondo i suoi sostenitori — di duplice omicidio e Vladimir Sipjagin a Vladimir e Aleksandr Burkov a Omsk sono stati costretti a dimettersi. L’unico ad aver resistito è il comunista 35enne Valentin Konovalov della Chakassia, montuosa regione siberiana da poco più di 530mila abitanti. Un osso così duro che il candidato del partito al potere Russia Unita Sergej Sokol, al termine di settimane di instancabile campagna, si è inaspettatamente ritirato dalla corsa dopo essere stato ricoverato d’urgenza. Una «mossa disperata», dice Stanislav Andrejchuk, copresidente dell’ong di osservatori indipendenti Golos, per evitare una sconfitta imbarazzante. I due rivali restanti non sembrano avere grandi chance. È la sola corsa dove si noti un accenno di competizione.

Il prigioniero

Stavolta il Cremlino si è dotato di metodi vecchi e nuovi per blindare i risultati. L’oppositore Aleksej Navalnyj ha rinunciato alla strategia del “Voto intelligente” limitandosi a invitare i suoi sostenitori da dietro le sbarre a votare «per qualsiasi candidato contro Russia Unita», il partito al potere. L’unico brivido in cui si può sperare è il trionfo di qualche candidato della cosiddetta “opposizione sistemica”, ammessa in Parlamento a patto di sostenere le politiche di regime. Oppure la vittoria di uno dei 211 candidati presentati in 20 regioni dal partito social-liberale Jabloko che spera in qualche seggio a Ekaterinburg, la quarta città russa più grande, e a Velikij Novgorod, a Nord-Ovest di Mosca. Nulla che, secondo gli osservatori, possa costituire una minaccia per il Cremlino.

Jabloko non siede più in Parlamento dal 2007. Non a caso è l’unico partito ad aver fatto campagna con uno slogan implicitamente contrario al conflitto in Ucraina, “Per la pace e la libertà!”. Un azzardo non senza conseguenze: dalle minacce online alla confisca dei materiali elettorali. Per il resto, dell’offensiva contro Kiev si tace. Se non nella regione sudoccidentale di Belgorod dove, a causa dei ripetuti raid imputati all’Ucraina, il voto per rinnovare due assemblee locali è stato rinviato.

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