Kiev affossa la mediazione vaticana: “Il Papa è filorusso, non è credibile”
KIEV — Se mai ha avuto qualche possibilità di successo, la missione diplomatica vaticana tra russi e ucraini pare ormai al capolinea: papa Francesco «non ha alcun ruolo di mediazione, è filorusso, non è credibile», ha detto ieri il primo consigliere del presidente Zelensky, Mikhailo Podoliak, in un colloquio con una giornalista televisiva ucraina. Ha scelto parole tali da non lasciare spazio a interpretazioni. E ha persino insinuato che ci siano i rubli, «gli investimenti che la Russia sta facendo nella Banca Vaticana», a spingere il pastore di 1,4 miliardi di cattolici a non lanciare la crociata condannando Putin, come vorrebbe Kiev.
Sono mesi che l’irritazione ucraina verso il Pontefice cresce insieme alla preoccupazione per il ruolo guida che il Vaticano ha in America Latina e Africa, con cui Kiev sta cercando di costruire un supporto alla proposta di pace in dieci punti di Zelensky. Da via Bankova guardavano con diffidenza (se non con aperta ostilità) una mediazione vaticana che d…
KIEV — Se mai ha avuto qualche possibilità di successo, la missione diplomatica vaticana tra russi e ucraini pare ormai al capolinea: papa Francesco «non ha alcun ruolo di mediazione, è filorusso, non è credibile», ha detto ieri il primo consigliere del presidente Zelensky, Mikhailo Podoliak, in un colloquio con una giornalista televisiva ucraina. Ha scelto parole tali da non lasciare spazio a interpretazioni. E ha persino insinuato che ci siano i rubli, «gli investimenti che la Russia sta facendo nella Banca Vaticana», a spingere il pastore di 1,4 miliardi di cattolici a non lanciare la crociata condannando Putin, come vorrebbe Kiev.
Sono mesi che l’irritazione ucraina verso il Pontefice cresce insieme alla preoccupazione per il ruolo guida che il Vaticano ha in America Latina e Africa, con cui Kiev sta cercando di costruire un supporto alla proposta di pace in dieci punti di Zelensky. Da via Bankova guardavano con diffidenza (se non con aperta ostilità) una mediazione vaticana che distraesse dalla loro linea presentata al G7 e portata avanti con successo a Gedda, in Arabia Saudita.
Nessuno però l’aveva affossata, essendo ancora in corso, con il cardinale Zuppi in procinto di partire per Pechino. Ma il 27 agosto le parole in videoconferenza di Bergoglio ai giovani cattolici di San Pietroburgo hanno rotto i tabù: «Voi siete gli eredi della Grande madre Russia. Grazie per il vostro modo di essere, per il vostro modo di essere russi», disse il Pontefice sollevando uno tsunami e spiegando poi che si riferiva alla «cultura russa», che «non va cancellata». Ma l’ira di Kiev non si è affievolita. Il Papa «annulla in modo inconsapevole la reputazione della Santa Sede», dice Podolyak all’intervistatrice. E il secondo effetto delle sue parole è «l’annullamento assoluto di ogni missione di mediazione che il Vaticano potrebbe svolgere. Non ha senso — continua il consigliere di Zelensky — parlare di un mediatore chiamato Papa se questi assume una posizione filorussa, come è evidente a tutti. Non era la prima volta, ma prima era avvenuto in modo un po’ confuso e abbiamo fatto finta di non vedere.
Oggi è chiaro che ha una posizione filorussa, e questo si riflette in modo estremamente negativo sulla guerra. Se una persona promuove chiaramente il diritto della Russia di uccidere i cittadini di un altro paese su un altro territorio sovrano, sta promuovendo la guerra. Basta chiamare le cose col loro nome. Il Vaticano non può avere alcuna funzione di mediazione: ingannerebbe l’Ucraina o la giustizia». Senza contare, aggiunge, che «il Vaticano non ha condannato l’aggressione russa» e che «la Russia ha un grande investimento nella Banca Vaticana, e questo probabilmente influenza la posizione del Papa».
Non è stata una giornata facile, per Kiev. Il nervosismo è salito alle stelle quando è emerso lo scoop della Bild su una lettera che l’Onu avrebbe consegnato a Mosca offrendo alcune delle condizioni richieste dai russi per rientrare nell’accordo sul grano: «Le Nazioni Unite sono diventate le principali lobbiste dei criminali di guerra», dice Podolyak.
Ma è la guerra a preoccupare Kiev. La controffensiva è difficile, e dove la pressione era promettente i russi serrano le fila: «Se noi non siamo nei cieli ma c’è la Russia, ci fermano dal cielo: stanno frenando la nostra controffensiva», dice Zelensky denunciando il raffreddamento degli aiuti: «I nostri partner rallentano le sanzioni. Mi chiedono: la controffensiva come va? Più velocemente dei nuovi pacchetti di sanzioni». Sono arrivati ieri i primi dieci vecchi carri Leopard 1 da Danimarca, Germania e Olanda: un’inezia. E i russi hanno ritirato le forze stanziate in Bielorussia e le riposizionano, tappando con l’aviazione le falle che Kiev insinua al Sud.