Nuova Delhi - La Casa Bianca fa molta attenzione a evitare che la narrativa prevalente diventi quella dell’attacco alla Via della Seta cinese, ma è difficile interpretare l’intesa che verrà annunciata oggi a margine del G20 di Nuova Delhi come un’operazione senza lo scopo principale di fare quanto meno la concorrenza alla grande campagna di Pechino per lo sviluppo. Verso le cinque del pomeriggio, infatti, il presidente americano Biden si riunisce con l’ospite indiano Modi, i rappresentanti dell’Unione Europea e quelli sauditi, per l’evento della Partnership for Global Infrastructure and Investment. Lo scopo è firmare un Memorandum of understanding, tipo quello con la Cina che l’Italia si appresta a cancellare, per avviare il progetto del grande corridoio ferroviario e navale che punta a collegare il subcontinente all’Europa, passando ovviamente per l’Arabia e il Medio Oriente.
Anticipando l’iniziativa ai giornalisti, un’autorevole fonte della Casa Bianca ha assicurato che non si tratta di «un’operazione anti Cina», ma piuttosto il tentativo di offrire un’alternativa a Paesi che hanno assolutamente bisogno di sviluppare le loro infrastrutture e rimettersi al centro degli scambi commerciali internazionali. Però gli americani sottolineano le evidenti differenze tra i due approcci, perché mentre la Via della Seta ha meccanismi coercitivi che finiscono per schiavizzare i paesi beneficiati, la PGII è trasparente e segue le migliori pratiche per lo sviluppo. Non costringe chi vuole aderire a scegliere tra Washington o Pechino, ma sono le sue caratteristiche a dimostrare quanto il primo modello sia più conveniente del secondo. Il Mou non ha ancora un calendario preciso per l’avvio e il completamento dei lavori, ma rappresenta l’inizio concreto dell’opera.
Non serve un esperto di geopolitica per capire come questo progetto, che alla fine potrebbe coinvolgere anche Israele, sia uno dei tasselli della risposta che gli Usa e gli alleati europei intendono dare alla sfida lanciata dalle autocrazie alle democrazie, passando dalla guerra in Ucraina, il rafforzamento delle relazioni con l’India, e magari la normalizzazione delle relazioni tra Arabia saudita e Stato ebraico.
One Earth, abbiamo una sola Terra
La giornata di Biden al G20 è già cominciata con la partecipazione alla prima sessione, intitolata "One Earth". Abbiamo una sola Terra a disposizione e dobbiamo proteggerla, ad esempio rilanciando la transizione verde, ma la Casa Bianca ha chiarito che il clima non è l’unico pericolo. Anche le guerre, con le politiche aggressive ed espansioniste, contribuiscono all’instabilità e quindi a minacciare la sopravvivenza del genere umano sul Pianeta. Perciò il presidente ha colto l’occasione anche per affondare nuovamente i colpi contro l’invasione completamente ingiustificata e illegale che ha lanciato Putin.
Favorire lo sviluppo globale
La seconda sessione è invece intitolata "One Family", e qui l’obiettivo è discutere soprattutto come favorire lo sviluppo globale, anche attraverso la riforma delle istituzioni finanziarie come Banca Mondiale e Fondo Monetario. Quindi Biden metterà sul tavolo 25 miliardi di nuovi fondi, come punto di partenza per raccoglierne 200, possibilmente col contributo di alleati come l’Italia. Anche qui, l’alto funzionario della Casa Bianca ha svicolato dalle domande sul ruolo della Cina e l’assenza dal vertice dei leader Xi, che sembra dimostrare come Pechino abbia ormai deciso di scaricare il G20. Però gli americani notano che India, Brasile e Sudafrica, ossia i tre membri dei Brics che ospitano le prossime tre edizioni dell’incontro tra i venti grandi, sono ancora al tavolo e credono nel formato. Quindi se la Repubblica Popolare deciderà di abbandonarlo sarà peggio per lei.