G20, da Delhi un segnale a Putin: “Accogliamo i tentativi per la pace in Ucraina”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliNew Delhi — Il G20 ammorbidisce i toni contro la Russia rispetto all’anno scorso, ma critica tutto quello che Mosca ha fatto o minaccia di fare in Ucraina, indicando nel rispetto della Carta dell’Onu la via d’uscita dal conflitto. Gli Usa accettano il compromesso, ma valutano di mandare a Kiev i missili a lungo raggio Atacms, avvertendo quindi Putin che se non si convincerà a negoziare in buona fede una soluzione politica, dovrà fronteggiare una continua escalation della guerra in cui non sta vincendo. È la trovata con cui l’India ha evitato il fallimento della sua presidenza, al termine di un incontro turbolento che sotto vari aspetti ha dato segnali concreti di affanno per le autocrazie cinese e russa nella sfida lanciata contro le democrazie.
A Bali il G20 aveva deplorato «con massima fermezza l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina», chiedendone «il ritiro completo e incondizionato». Questo paragrafo è stato solo richiamato nella dichiarazione di Delhi, ma non ripet…
New Delhi — Il G20 ammorbidisce i toni contro la Russia rispetto all’anno scorso, ma critica tutto quello che Mosca ha fatto o minaccia di fare in Ucraina, indicando nel rispetto della Carta dell’Onu la via d’uscita dal conflitto. Gli Usa accettano il compromesso, ma valutano di mandare a Kiev i missili a lungo raggio Atacms, avvertendo quindi Putin che se non si convincerà a negoziare in buona fede una soluzione politica, dovrà fronteggiare una continua escalation della guerra in cui non sta vincendo. È la trovata con cui l’India ha evitato il fallimento della sua presidenza, al termine di un incontro turbolento che sotto vari aspetti ha dato segnali concreti di affanno per le autocrazie cinese e russa nella sfida lanciata contro le democrazie.
A Bali il G20 aveva deplorato «con massima fermezza l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina», chiedendone «il ritiro completo e incondizionato». Questo paragrafo è stato solo richiamato nella dichiarazione di Delhi, ma non ripetuto, perché altrimenti Pechino e Mosca avrebbero impedito di approvarla all’unanimità. «Gli Stati - si legge invece nel testo - devono agire in modo coerente con gli scopi e i principi della Carta Onu nella sua interezza. In linea con essa, devono astenersi dal minacciare o usare la forza per acquisizioni contro l’integrità territoriale e la sovranità o l’indipendenza politica di qualsiasi stato. L’uso o la minaccia di usare le armi nucleare sono inammissibili». Non c’è scritto Russia, ma non esiste il minimo dubbio su chi abbia commesso queste violazioni, invadendo illegalmente un paese vicino, anche se magari il Cremlino ci vede un richiamo anche ai droni ucraini che colpiscono ora il suo territorio.
Quindi il testo sottolinea i danni economici provocati dal conflitto e sollecita di tornare subito all’accordo per il grano, usato da Mosca come arma di ricatto per farsi togliere le sanzioni, rifiutando anche la soluzione offerta dal segretario generale Guterres di riammettere nel sistema dei pagamenti Swift una sussidiaria della Russian Agricultural Bank. Infine la dichiarazione indica la possibile mappa per uscire dalla crisi: «Chiediamo a tutti gli Stati di sostenere i principi della legge internazionale, compresa l’integrità territoriale e la sovranità, il diritto umanitario, e il sistema multilaterale che salvaguarda pace e stabilità. Accogliamo con favore tutte le iniziative costruttive che sostengono una pace complessiva, giusta e duratura in Ucraina, che rispetti i principi della Carta dell’Onu».
Kiev ha commentato gelida che «non c’è motivo per essere orgogliosi di questa dichiarazione», mentre Mosca l’ha apprezzata. La condanna era impossibile, dato che la Russia era al tavolo del G20, ma il riferimento al rispetto della Carta Onu rispecchia la proposta di pace avanzata dal presidente Zelensky e considerata dal collega americano Biden. Chi la sta violando è Putin, e applicarne i principi vorrebbe dire ritirarsi dai territori occupati. Il ministro degli Esteri indiano Jaishankar ha commentato che «da Bali è passato un anno e molte cose sono cambiate», mentre il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Sullivan e i leader tedesco e britannico Scholz e Sunak hanno commentato che il testo contiene «un linguaggio molto forte riguardo la guerra illegale della Russia in Ucraina». Non c’è dubbio che la stanchezza per il conflitto stia emergendo, e Biden vorrebbe chiuderlo prima delle presidenziali del prossimo anno. Nello stesso tempo però, secondo la Abc, sta considerando di concedere a Zelensky i missili a lungo raggio Army Tactical Missile System, finora negati nel timore che li usasse per attaccare il territorio di Mosca. In altre parole il messaggio è che dopo il vertice tra sherpa a Gedda e altri contatti, l’apertura per avviarsi verso il percorso di una soluzione diplomatica esiste, ma è Putin che deve convincersi a perseguirla. Altrimenti gli aiuti economici e militari a Kiev si intensificheranno, affinché la controffensiva in corso crei sul terreno le condizioni per spingere il Cremlino a trattare. Pechino infatti non si è opposta al linguaggio del comunicato, e questo potrebbe essere un altro segnale a Mosca per favorire il dialogo.
Del resto snobbare Delhi non ha aiutato Xi. La firma ieri del memorandum per avviare in 60 giorni le pratiche per realizzare il corridoio dall’India all’Europa, con tanto di stretta di mano tra Biden e il principe saudita bin Salman; i nuovi finanziamenti alla Banca Mondiale per lo sviluppo; la dichiarazione di sostegno al G20 dei membri dei Brics India, Brasile e Sudafrica; e la tappa di oggi in Vietnam, dimostrano che il sud globale non è poi così convinto dell’abbraccio con Pechino nella sfida alle democrazie.