ROMA — Due bottiglie d’acqua, un cellulare ancora carico e via, a piedi, giù dai monti dell’Atlante in direzione di Agadir. «Ci troviamo in una zona, il Tizi ‘n test dove non ci sono soccorritori, non ci sono autorità, non c’è nessuno. Abbiamo dovuto lasciare la macchina, le strade non sono percorribili. Che altro dovremmo fare, cosa aspettiamo? Stanno bene ma sono angosciati i turisti toscani, marito, moglie e figlio 15enne poi convinti dall’ambasciata ad attendere in auto l’arrivo dei soccorsi e liberati in serata dall’arrivo di una ruspa.
Paura, tantissima, richieste di poter tornare in Italia subito, ma per fortuna non ci sarebbero né vittime né feriti tra i circa 500 turisti italiani sorpresi dal sisma in Marocco che la Farnesina sta assistendo e cercando di far rientrare dagli aeroporti di Rabat e Casablanca.
Sono testimonianze di terrore e di pericolo scampato quelle che arrivano dagli italiani in vacanza tra Marrakech, Casablanca, Eassouira, ma anche offerte di aiuto e solidarietà come quella di Mimmo D’Angelo, imprenditore romano in vacanza nella sua casa fuori dalla medina di Marrakesch. «Ora non credo sia la scelta giusta andarsene di qui, vorrebbe solo dire infilarsi consapevolmente nel caos. Voglio fare qualcosa per aiutare chi soffre».
Chiusi in albergo a Marrakech una ventina di turisti friulani. «Qui è tutto un via vai di sirene di ambulanze ed elicotteri. Eravamo appena tornati da una passeggiata serale nel suk della città, poi all’improvviso ma senza nessun boato, la terra ha cominciato a tremare, sempre più forte. Abbiamo visto aprirsi le crepe sui muri dell’hotel dove alloggiamo e allo stesso tempo il cielo annerirsi per la presenza di migliaia e migliaia di uccelli. È stata un’esperienza terribile», racconta Elena Stefani, in Marocco per una convention aziendale della multinazionale Vorwerk, alla quale partecipavano 200 italiani. Ad Essaouira Daria Cimentini, di Comacchio. «Noi siamo scappati via, a Marrakech l’albergo utilizzato dal nostro tour operator è crollato. Per fortuna tutti gli italiani sono salvi».
A Furnari, piccolo centro del Messinese, si piange invece per la tragica fine del quattordicenne Mohamed Charad che da anni risiedeva in Sicilia dove avrebbe frequentato la terza media. Come tutte le estati era tornato in Marocco a trovare la famiglia ma è rimasto ucciso sotto le macerie.