Biden pronto a fornire i missili Atacms a Zelensky. Per la controffensiva potrebbe essere la svolta
di Daniele RaineriQuando a giugno dell’anno scorso i lanciarazzi Himars arrivarono in Ucraina furono, con una di quelle sintesi enfatiche che piacciono agli americani, un game-changer. Grazie alla capacità di colpire a ottanta chilometri di distanza e un margine di errore di nove metri – che è come dire inesistente – divennero lo spauracchio dell’esercito di Putin. I russi in quel periodo avevano appena conquistato le città gemelle di Severodonetsk e Lysychansk con la superiorità dei numeri e dei pezzi di artiglieria e avanzavano nel Donbass. Dietro di loro però i depositi di munizioni, i centri comando, le cisterne di carburante e i ponti stradali cominciarono a saltare in aria in sequenza, al ritmo di un centinaio al mese, con effetti duri sulla logistica. Gli equipaggi ucraini dicevano nelle interviste che il sistema di puntamento era facilissimo da usare, «basta inserire le coordinate del bersaglio e premere un pulsante». L’avanzata della Russia rallentò e si sgonfiò, senza più le quantità prescritte di munizioni e carburante. Sotto il tiro degli Himars, le forze d’occupazione furono costrette a spostare tutti gli scali della loro logistica a cento chilometri dalla linea del fronte – ma così le loro operazioni divennero complicate. Se si fa eccezione per Bakhmut, presa dal gruppo Wagner, da un anno l’esercito russo si occupa più di difendere le posizioni che di lanciare offensive.
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Ora l’Amministrazione Biden starebbe secondo alcune fonti che hanno parlato con la rete Abc per mandare in Ucraina i razzi modello Atacms, che gli ucraini chiedono da mesi. Sono come gli Himars, ma hanno una gittata di trecento chilometri invece che ottanta e una testata da duecentotrenta chili di esplosivo invece che novantuno. Si capisce perché Mosca ha più volte fatto intendere che l’invio degli Atacms americani in Ucraina avrebbe violato una non meglio specificata linea rossa e accompagna questa minaccia con allusioni a un possibile strike nucleare. A dicembre il Wall Street Journal aveva scoperto che gli Himars sono modificati, non possono colpire in territorio russo ed è possibile che anche gli Atacms – se davvero saranno inviati – avranno questa limitazione imposta dai tecnici americani. Tra i bersagli potenziali ci sono ogni singola postazione russa in Crimea, le postazioni mobili di missili russi in Ucraina e il ponte di Kerch che collega la Crimea con la Russia.
Le fonti sostengono che gli americani facendo l’inventario si sarebbero accorti che hanno più Atacms di quel che pensavano – la scarsità era la ragione addotta per dire no agli ucraini. Dopo sedici mesi di richieste respinte, non sembra una scusa robusta. Forse c’entra di più il fatto che i russi il 6 agosto sono riusciti a colpire la base Starokonstantinov da dove partono gli aerei ucraini che lanciano i missili Storm Shadow britannici – più precisi e meno prevedibili degli Atacms e anche più costosi – e forse il 25 agosto hanno colpito anche un treno che trasportava un nuovo carico della stessa arma. Da allora non ci sono più notizie di attacchi ucraini con i missili Storm Shadow.