Camila Vallejo: “Giustizia per il golpe di Pinochet. Ora, 50 anni dopo, il Cile ha finalmente un piano”
di Elena BassoCamila Vallejo
Camila Vallejo ha 35 anni ed è una delle figure più importanti del nuovo panorama politico cileno. Leader delle proteste studentesche del 2011 che chiedevano educazione gratuita per tutti, nel 2013 è stata eletta deputata con il Partito Comunista. Oggi è la portavoce del governo guidato dal progressista Gabriel Boric, che con i suoi 35 anni, nel 2021 è stato il presidente più giovane mai eletto nella storia del Paese. Vallejo è anche una delle autrice del libro “Cile, un popolo in movimento”, pubblicato in Italia da Fondazione Feltrinelli per il 50° anniversario del golpe guidato da Augusto Pinochet. Questo infatti per il Cile non è un anno qualsiasi: il Paese, che non ha mai fatto i conti col proprio passato, si prepara a vivere il doloroso anniversario del colpo di Stato ai danni del presidente socialista Salvador Allende, avvenuto l’11 settembre del 1973.
Camila Vallejo il 31 agosto 2011, quando era leader de…
Camila Vallejo ha 35 anni ed è una delle figure più importanti del nuovo panorama politico cileno. Leader delle proteste studentesche del 2011 che chiedevano educazione gratuita per tutti, nel 2013 è stata eletta deputata con il Partito Comunista. Oggi è la portavoce del governo guidato dal progressista Gabriel Boric, che con i suoi 35 anni, nel 2021 è stato il presidente più giovane mai eletto nella storia del Paese. Vallejo è anche una delle autrice del libro “Cile, un popolo in movimento”, pubblicato in Italia da Fondazione Feltrinelli per il 50° anniversario del golpe guidato da Augusto Pinochet. Questo infatti per il Cile non è un anno qualsiasi: il Paese, che non ha mai fatto i conti col proprio passato, si prepara a vivere il doloroso anniversario del colpo di Stato ai danni del presidente socialista Salvador Allende, avvenuto l’11 settembre del 1973.
Camila Vallejo il 31 agosto 2011, quando era leader delle proteste studentesche in Cile
Per il Cile, il golpe e la dittatura continuano a essere argomenti profondamente divisivi. Lo dimostra il processo, appena conclusosi, per l’omicidio del più famoso cantautore cileno, Víctor Jara, torturato e ucciso a soli 41 anni pochi giorni dopo il golpe. I sette militari responsabili dell’omicidio, dopo 50 anni di impunità, sono stati condannati lo scorso 28 agosto: due di loro sono fuggiti e uno, di 86 anni, si è suicidato. In questo contesto, il governo Boric ha annunciato l’istituzione del Plan Nacional de Búsqueda de Detenidos Desaparecidos, un piano che, finalmente, cerca verità e giustizia per le vittime della dittatura.
Secondo lei, finora, che ruolo ha avuto in Cile la memoria del golpe?
«Nel nostro Paese è fondamentale che si costruisca una memoria storica per garantire che crimini come quelli compiuti durante il regime non accadano più: non ricordare il nostro passato ci rende molto vulnerabili. Però, purtroppo, in Cile fino ad oggi non c’è stato il necessario consenso politico e sociale e, per tutti questi anni, la responsabilità di costruire una memoria storica è ricaduta solo sulle associazioni di familiari dei desaparecidos e su alcuni partiti».
L'ex dittatore cileno Augusto Pinochet
Quali sono i punti principali del piano che avete varato?
«Per la prima volta lo Stato si assume la responsabilità di accompagnare le vittime e i loro familiari nella ricerca di verità e giustizia. Ancora oggi ci sono migliaia di corpi che non sono mai stati trovati e i responsabili delle loro sparizioni sono ancora impuniti. È un piano molto ambizioso, però è fondamentale cercare di togliere questo manto di impunità che ancora domina la nostra società. Quello che vorremo fare è creare una politica di Stato permanente che garantisca sempre giustizia per questi crimini, indipendentemente dal governo di turno.
Dopo 50 anni, a continuare a chiedere giustizia per le vittime della dittatura sono, nella maggior parte di casi, donne: madri o spose che non hanno mai smesso di lottare. Che influenza hanno avuto su di lei e la sua generazione questi riferimenti?
«Sono stati fondamentali. Le donne hanno avuto un ruolo chiave nella storia del nostro Paese e, se oggi abbiamo diritti che diamo per scontati, e se la dittatura è caduta, lo dobbiamo soprattutto alle loro lotte. Il loro esempio mi ha guidato per tutta la mia carriera politica, prima come dirigente studentesca e poi come deputata e ministra».
Lo scorso settembre oltre il 60% dei cileni ha rifiutato il testo della nuova Costituzione, che doveva sostituire quella di Pinochet, e ora si sta provando a scriverne un altro. Si deve cancellare la vecchia Costituzione?
«L’eredità del regime non riguarda solo le uccisioni, la tortura e l’esilio di migliaia di cittadini. La dittatura di Pinochet ha instaurato un modello socio-economico fortemente neoliberista che ancora oggi è alla base della società cilena. E, anche se la Costituzione negli anni è stata modificata, ha sempre impedito trasformazioni profonde a questo modello socio-economico. Per questo è importante che venga sostituita».
È possibile cambiare questa struttura socio-economica?
«Sì, ma non è un compito facile e ci vuole molto dialogo per creare alternative sostenibili. Ci troviamo in una situazione di ristagno economico e produttivo, siamo in un momento di stallo con il modello che non ci da più garanzie di crescita. Per questo stiamo cercando di sviluppare un piano industriale che crei imprese competitive e aperte all’economia mondiale, ma che allo stesso tempo crei benefici sociali diretti per i nostri cittadini e non solo per le economie di altri Paesi. Noi crediamo che sia possibile avere uno Stato che sia più presente e moderno, che generi benessere e sviluppo e che possa garantire ai cittadini l’accesso a salute, educazione e pensioni dignitose. Ma non sono riforme che si fanno in un giorno».