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Biden sigla una partnership storica durante la visita in Vietnam, con gli occhi puntati sulla Cina

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden brinda con l'omologo vietnamita Vo Van Thuong

 (afp)
La visita ha avuto come risultato l’innalzamento delle relazioni diplomatiche a livello di collaborazione strategica, che in prospettiva si può evolvere in partnership militare
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New Delhi - Da una parte, le relazioni diplomatiche innalzate al livello di partnership strategica, che significa anche sicurezza e in prospettiva collaborazione militare; dall’altra, miliardi di dollari investiti nei settori chiave della tecnologia, più l’impegno a sviluppare insieme lo sfruttamento delle riserve di terre rare. Il presidente Biden ci tiene a sottolineare che la sua missione in Vietnam, conclusa ieri, non aveva una funzione anti-cinese. Se però uno va a guardare i risultati molto concreti ottenuti, è assai difficile non riconoscere che si tratta di un nuovo tassello importante nella strategia per isolare Pechino, contrastare il suo espansionismo nella regione del Pacifico, e depotenziare la sfida delle autocrazie contro le democrazie.

New Delhi - Da una parte, le relazioni diplomatiche innalzate al livello di partnership strategica, che significa anche sicurezza e in prospettiva collaborazione militare; dall’altra, miliardi di dollari investiti nei settori chiave della tecnologia, più l’impegno a sviluppare insieme lo sfruttamento delle riserve di terre rare. Il presidente Biden ci tiene a sottolineare che la sua missione in Vietnam, conclusa ieri, non aveva una funzione anti-cinese. Se però uno va a guardare i risultati molto concreti ottenuti, è assai difficile non riconoscere che si tratta di un nuovo tassello importante nella strategia per isolare Pechino, contrastare il suo espansionismo nella regione del Pacifico, e depotenziare la sfida delle autocrazie contro le democrazie.

I rapporti tra Washington e l’ex nemico sono in evoluzione ormai da decenni, incluse le visite di famosi ex combattenti e prigionieri come John Kerry e John McCain. Nonostante il Partito comunista continui a governare Hanoi, il capitalismo americano collabora da tempo con quella che secondo l’ex segretario di Stato Kissinger doveva essere la pedina chiave del domino, attraverso cui Urss e Repubblica popolare si sarebbero impossessate dell’intero continente asiatico. Non è andata così, ma nel frattempo la potenza di Pechino è diventata sempre più ingombrante. Perciò è stata proprio la leadership vietnamita a chiedere a Biden di fare tappa nel proprio paese, sulla via del ritorno dal G20 di New Delhi, per stringere un patto che lo protegga dall’ingerenza dello scomodo vicino.

Un’operazione in due fasi

L’operazione è stata condotta in due fasi. La prima è stata domenica, quando i due paesi hanno sancito l’innalzamento delle loro relazioni diplomatiche ad un livello di partnership strategica che non avevano mai visto prima. E’ un messaggio politico alla Cina, ma anche uno strumento per rafforzare la collaborazione militare. I media americani hanno rivelato che Hanoi sta negoziando l’acquisto segreto di armi dalla Russia, ma anche di questo hanno parlato gli americani, offrendosi come alternativa più efficiente. Il passo è breve per ampliare l’alleanza con la presenza militare, che si aggiunge agli accordi appena siglati con Giappone e Corea del Sud, Filippine per nuove basi, Australia per i sottomarini nucleari, e l’India ormai presenza chiave nel Quad. L’accerchiamento della Repubblica popolare è ormai quasi completo.

Sul piano economico, però, il Vietnam sta acquistando un ruolo altrettanto importante, per almeno due motivo: primo, il cosiddetto "friendshoring", ossia lo spostamento della produzione di beni chiave in paesi amici, o quanto meno affidabili; secondo, lo sfruttamento dei metalli rari per la tecnologia digitale. Diverse aziende Usa si stanno trasferendo dalla Cina, e l’interesse è stato confermato dai colloqui di ieri, a cui secondo la Reuters hanno partecipato colossi come Google, Intel, Boeing, Microsoft Nvidia, Honeywell, Marvell, Amkor, Global Foundries. Tra gli accordi firmati, c’è quello della Vietnam Airlines che spenderà 7,8 miliardi di dollari per acquistare 50 Boeing 737 Max. Poi Amkor ha speso 1,6 miliardi per costruire una fabbrica di chip vicino Hanoi che aprirà ad ottobre, mentre Intel intende espandere quella da 1,5 miliardi realizzata nel sud del paese. Discorsi simili sono stati aperti da Marvell e Synopsys. Honeywell lancerà il progetto pilota per il primo sistema locale di batterie per lo storaggio dell’energia. Microsoft svilupperà l’intelligenza artificiale del Vietnam, insieme a Nvidia, che lavorerà con le aziende locali FPT, Viettel e Vingroup. Infine, siccome Hanoi ha il secondo deposito stimato di terre rare al mondo, Washington l’aiuterà ad estrarle e fornirle a settori chiave come le auto elettriche e le turbine eoliche. Una strategica complessiva, che sembra pensata proprio per contrastare la Cina.

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