Lettera contro Abu Mazen di 75 intellettuali e attivisti palestinesi: “No a qualunque tentativo di travisare l’Olocausto”
Abu Mazen con Antony Blinken a Ramallah lo scorso gennaio
(reuters)Almeno 75 esponenti di spicco del mondo palestinese, principalmente della diaspora, hanno condannato le recenti affermazioni del presidente Mahmoud Abbas riguardo all’Olocausto definendole “revisioniste e antisemite” e denunciando “l’incapacità” del presidente di “rappresentare il popolo palestinese”.
Mahmoud Abbas, 87 anni, si trova al centro di polemiche in seguito ad un suo intervento a fine agosto al Comitato rivoluzionario di al-Fatah - riferito dal centro studi Memri - in cui ha sostenuto che Hitler perseguitò gli ebrei europei "perché si occupavano di usura e di traffici monetari". "Tutti sanno - ha detto Abu Mazen secondo quanto riferito da Memri - che nella prima guerra mondiale Hitler era un sergente. Combatteva gli ebrei perché si occupavano di usura e di traffici monetari. A suo parere erano impegnati in sabotaggi, e perciò li odiava. Ma un punto deve essere chiaro: non aveva a che vedere con semitismo o antisemitismo". Abu Maze…
Almeno 75 esponenti di spicco del mondo palestinese, principalmente della diaspora, hanno condannato le recenti affermazioni del presidente Mahmoud Abbas riguardo all’Olocausto definendole “revisioniste e antisemite” e denunciando “l’incapacità” del presidente di “rappresentare il popolo palestinese”.
Mahmoud Abbas, 87 anni, si trova al centro di polemiche in seguito ad un suo intervento a fine agosto al Comitato rivoluzionario di al-Fatah - riferito dal centro studi Memri - in cui ha sostenuto che Hitler perseguitò gli ebrei europei "perché si occupavano di usura e di traffici monetari". "Tutti sanno - ha detto Abu Mazen secondo quanto riferito da Memri - che nella prima guerra mondiale Hitler era un sergente. Combatteva gli ebrei perché si occupavano di usura e di traffici monetari. A suo parere erano impegnati in sabotaggi, e perciò li odiava. Ma un punto deve essere chiaro: non aveva a che vedere con semitismo o antisemitismo". Abu Mazen, secondo Memri, si è detto persuaso che gli ebrei europei non siano di stirpe semita e che siano semmai i discendenti del regno dei Cazari, situato a suo tempo nel Caucaso. "Viene detto - ha aggiunto Abu Mazen, nel testo diffuso da Memri - che Hitler uccise gli ebrei in quanto tali, che l'Europa odiava gli ebrei perché tali. Non è vero. Gli ebrei erano odiati per il loro ruolo sociale, non per la loro religione".
Gli intellettuali e attivisti palestinesi firmatari della lettera hanno sottolineato di "respingere categoricamente qualsiasi tentativo di diminuire, travisare o giustificare l'antisemitismo, i crimini nazisti contro l'umanità o il revisionismo storico nei confronti dell'Olocausto". "Radicato in una teoria razziale diffusa nella cultura e nella scienza europea dell'epoca, il genocidio nazista del popolo ebraico è nato dall'antisemitismo, dal fascismo e dal razzismo", notano gli scrittori, la maggior parte dei quali risiede all'estero.
Il documento prosegue notando che i palestinesi sono “sufficientemente gravati dal colonialismo, dall’esproprio, dall’occupazione e dall’oppressione dei coloni israeliani senza dover sopportare l’effetto negativo di tali narrazioni ignoranti e profondamente antisemite perpetuate da coloro che affermano di parlare in nostro nome”. I palestinesi – aggiungono – sono “anche gravati dal governo sempre più autoritario dell’Autorità Palestinese, che ha un impatto sproporzionato su coloro che vivono sotto occupazione”. "Dopo aver mantenuto il potere quasi un decennio e mezzo dopo la scadenza del suo mandato presidenziale nel 2009, sostenuto dalle forze occidentali e filo-israeliane che cercano di perpetuare l'apartheid israeliano, Abbas e il suo entourage politico hanno rinunciato a qualsiasi pretesa di rappresentare il popolo palestinese e la nostra lotta. per la giustizia, la libertà e l'uguaglianza, una lotta che si oppone a tutte le forme di razzismo e di oppressione sistemici", scrivono.
Tra i firmatari lo storico Rashid Khalidi, l'avvocato per i diritti umani Zaha Hassan, la scrittrice Isabella Hammad, la regista Annemarie Jacir, l'uomo d'affari Sam Bahour e lo scrittore Joey Ayoub. Haaretz riferisce che Noura Erekat, un'attivista che ha aderito alla lettera, ha osservato che "è un peccato dover pubblicare questa dichiarazione".