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Usa-Iran, c’è l’accordo: cinque prigionieri americani liberi in cambio dello sblocco di fondi

Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Nasser Kanani (Afp)

 
L’annuncio del governo di Teheran. Decisiva la mediazione del Qatar
2 minuti di lettura

NEW YORK - Quando alle banche del Qatar arriverà un bonifico da sei miliardi di dollari, cinque cittadini con doppia cittadinanza, iraniana e americana, saranno liberi di tornare a casa. Lo ha annunciato il governo di Teheran, che ha confermato l’accordo raggiunto con gli Stati Uniti per lo sblocco dei fondi iraniani congelati in Corea del Sud. In base alle cifre dell’intesa, ogni cittadino sarebbe stato “valutato" più di un miliardo di dollari. “Noi - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Nasser Kanani - speriamo che il trasferimento dei fondi venga portato a termine nei prossimi giorni e che l’Iran abbia pieno accesso ai suoi asset”. Teheran potrebbe utilizzare parte di questi soldi per fini umanitari, garantendo l’acquisto di farmaci e cibo per la popolazione.

NEW YORK - Quando alle banche del Qatar arriverà un bonifico da sei miliardi di dollari, cinque cittadini con doppia cittadinanza, iraniana e americana, saranno liberi di tornare a casa. Lo ha annunciato il governo di Teheran, che ha confermato l’accordo raggiunto con gli Stati Uniti per lo sblocco dei fondi iraniani congelati in Corea del Sud. In base alle cifre dell’intesa, ogni cittadino sarebbe stato “valutato" più di un miliardo di dollari. “Noi - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Nasser Kanani - speriamo che il trasferimento dei fondi venga portato a termine nei prossimi giorni e che l’Iran abbia pieno accesso ai suoi asset”. Teheran potrebbe utilizzare parte di questi soldi per fini umanitari, garantendo l’acquisto di farmaci e cibo per la popolazione.

I cinque prigionieri

Il primo passo era stato compiuto il 10 agosto, quando quattro cittadini americani erano stati rilasciati dal carcere di Evin, e posti agli arresti domiciliari. Il quinto era già a casa. Poche ore dopo il segretario di Stato Antony Blinken aveva definito la notizia un primo passo di un processo che avrebbe dovuto portare alla liberazione dei cinque. I prigionieri al centro dello scambio in denaro sono i due uomini d’affare Siamak Namazi, 51 anni, e Emad Sharqi, 59; l’ambientalista Morad Tahbaz, 67 anni, che ha anche nazionalità britannica. I nomi degli altri due americani non sono stati resi pubblici.

Il ruolo del Qatar

Al centro dei negoziati che hanno portato all’accordo tra gli Stati Uniti, definiti dall’Iran il “Grande Satana”, e la Repubblica Islamica, che Washington ha inserito nell’elenco degli Stati sostenitori del terrorismo, c’è il piccolo ma molto ricco Qatar. Doha, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, ha ospitato almeno otto incontri tra le delegazioni dei due Paesi: la prima fase è stata dedicata alle trattative sul nucleare. La seconda, al rilascio dei prigionieri. Il ruolo del Qatar non si è limitato a quello di location. Doha farà da super visore al piano: attraverso una serie di accordi finanziari, garantirà che i soldi scongelati non finiranno nei rivoli di settori sottoposti alle sanzioni americane.


I prigionieri, prima di tornare negli Stati Uniti, passeranno da Doha. “All’inizio - ha rivelato una fonte diplomatica - l’Iran voleva avere accesso diretto ai fondi ma alla fine ha accettato il ruolo del Qatar. L’Iran acquisterà cibo e medicinali e sarà il Qatar a pagare direttamente”. Il Dipartimento di Stato americano non ha voluto commentare la tempistica dello scambio ma già il 5 settembre il ministro degli Esteri sudcoreano Park Jin aveva ammesso che la procedura di sblocco dei fondi era stata già avviata.

Nessun disgelo

L’attesa per lo scambio non rappresenterà un segnale di disgelo tra i due Paesi, che restano molto distanti. Il governo americano ha sequestrato di recente quasi un milione di barili di greggio iraniano che, secondo Washington, erano destinati alla Cina. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, indicato dagli Usa come organizzazione terroristica, avrebbe spedito più di 980mila barili di petrolio. Il blocco del greggio da parte americana, secondo il Dipartimento di Giustizia, è il “primo provvedimento penale in assoluto che coinvolge una società che ha violato le sanzioni, facilitando la vendita e il trasporto illeciti di petrolio iraniano” e i cui proventi sarebbero andati a finanziare l’organizzazione terroristica. Ad aprile la Empire Navigation, la compagnia che gestiva il cargo petrolifero finito nel mirino, aveva ammesso di aver cercato di violare le sanzioni Usa, trasportando il greggio in modo illecito.

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