Lo scienziato “I cicloni crescono di intensità. Con il riscaldamento dei mari accumulano più energia”
di Giuliano Aluffi«Nelle prossime 24-36 ore il ciclone Daniel si calmerà, ma nel frattempo potrà ancora fare danni muovendosi verso est», spiega il fisico dell’atmosfera Antonio Ricchi, dell’Università dell’Aquila Cetemps, autore di diversi studi sugli uragani mediterranei. «Nel Mediterraneo non vedremo altri medicane (crasi tra Mediterraneo e hurricane, ndr), ma i cicloni che avremo potranno essere più intensi rispetto al passato».
Come si spiega il disastro in Libia?
«Questo è lo stesso ciclone Daniel che si è formato sulla Grecia e ha scaricato 700 millimetri di pioggia in poche ore, causando alluvioni distruttive. È rimasto in giro sullo Jonio per diversi giorni. Se è diventato un medicane (termine su cui non tutti sono d’accordo), lo è stato solo nelle ultime fasi, quelle più gravi sulla Libia. Mentre Grecia e Italia, per le loro caratteristiche geofisiche, sono in grado di assorbire questi eventi, sulla Libia la massa d’acqua arrivata in pochissimo tempo è stata devastante. 400 mm in poche ore: u…
«Nelle prossime 24-36 ore il ciclone Daniel si calmerà, ma nel frattempo potrà ancora fare danni muovendosi verso est», spiega il fisico dell’atmosfera Antonio Ricchi, dell’Università dell’Aquila Cetemps, autore di diversi studi sugli uragani mediterranei. «Nel Mediterraneo non vedremo altri medicane (crasi tra Mediterraneo e hurricane, ndr), ma i cicloni che avremo potranno essere più intensi rispetto al passato».
Come si spiega il disastro in Libia?
«Questo è lo stesso ciclone Daniel che si è formato sulla Grecia e ha scaricato 700 millimetri di pioggia in poche ore, causando alluvioni distruttive. È rimasto in giro sullo Jonio per diversi giorni. Se è diventato un medicane (termine su cui non tutti sono d’accordo), lo è stato solo nelle ultime fasi, quelle più gravi sulla Libia. Mentre Grecia e Italia, per le loro caratteristiche geofisiche, sono in grado di assorbire questi eventi, sulla Libia la massa d’acqua arrivata in pochissimo tempo è stata devastante. 400 mm in poche ore: una quantità che non si registrava da decenni in quelle aree, che peraltro oggi sono molto più antropizzate. A questo si è aggiunto l’effetto del forte vento e delle intense mareggiate».
Cosa ha contraddistinto questo ciclone rispetto a quelli visti negli scorsi anni nel Mediterraneo?
Questa volta è rimasto fermo sullo Jonio per una settimana circa, a causa di una conformazione particolare della pressione atmosferica sull’Europa. E siccome i cicloni sottraggono energia al mare, si è caricato di molta energia».
Possiamo dire che il ciclone Daniel ha risparmiato l’Italia? C’era il rischio che arrivasse da noi?
«Per come era partito, avrebbe potuto andare ovunque. Ma la circolazione del Mediterraneo ha fatto sì che in Italia non potesse andare per via dell’alta pressione – la stessa che provoca il caldo di questi giorni – e così l’unica direzione rimasta era la Libia. Solitamente la circolazione nel Mediterraneo va da Ovest a Est: se i cicloni si formano sullo Jonio vanno in Grecia. Però nulla vieta che lambiscano il Sud Italia, come accadde con Apollo nel 2021, che toccò Catania con venti a 165 km/h e 5 metri di onde. Ormai ogni anno abbiamo un medicane».
C’è un intensificarsi di questi eventi?
«I medicane non diventeranno più frequenti, però potranno essere più dannosi che in passato. Le temperature marine si sono innalzate e quindi potrebbero causare cicloni più piovosi e intensi e con venti più forti. Perché più il mare è caldo, più energia il ciclone può sottrargli per alimentarsi».