Molestie perfino in sala operatoria, il MeToo delle chirurghe britanniche: “Ora parliamone”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – È il “MeToo” della Sanità britannica? Le premesse ci sono tutte, perché i dati e i resoconti che arrivano da una ricerca di University of Exeter, University of Surrey e della associazione "Working Party on Sexual Misconduct in Surgery” - a breve pubblicata nella rivista specializzata "British Journal of Surgery” - sono inquietanti.
Secondo lo studio su 1434 chirurghi di sesso maschile e femminile che operano abitualmente in sala operatoria, almeno un terzo delle donne intervistate avrebbe subito violenza sessuale da superiori e colleghi e il 63% di loro offese sessiste o abusi di stampo sessuale, anche durante interventi chirurgici in sala operatoria. Non solo: nel campione, ci sarebbero stati almeno 11 casi di stupro, l’11% delle donne intervistate ha dichiarato che rapporti sessuali erano richiesti per fare carriera, mentre il 90% delle donne e l’81% ha assistito ad episodi di stampo sessista in ospedale.
Le conclusioni del rapporto sono clamorose e infatti oggi …
LONDRA – È il “MeToo” della Sanità britannica? Le premesse ci sono tutte, perché i dati e i resoconti che arrivano da una ricerca di University of Exeter, University of Surrey e della associazione "Working Party on Sexual Misconduct in Surgery” - a breve pubblicata nella rivista specializzata "British Journal of Surgery” - sono inquietanti.
Secondo lo studio su 1434 chirurghi di sesso maschile e femminile che operano abitualmente in sala operatoria, almeno un terzo delle donne intervistate avrebbe subito violenza sessuale da superiori e colleghi e il 63% di loro offese sessiste o abusi di stampo sessuale, anche durante interventi chirurgici in sala operatoria. Non solo: nel campione, ci sarebbero stati almeno 11 casi di stupro, l’11% delle donne intervistate ha dichiarato che rapporti sessuali erano richiesti per fare carriera, mentre il 90% delle donne e l’81% ha assistito ad episodi di stampo sessista in ospedale.
Le conclusioni del rapporto sono clamorose e infatti oggi aprono la prima pagina del quotidiano Telegraph e il sito della Bbc. Proprio l’emittente pubblica britannica ha ascoltato diverse donne coinvolte nello studio, ottenendo particolari scabrosi delle esperienze subite dentro e fuori la sala operatoria. C’è per esempio Judith che racconta come un chirurgo, tutto sudato, “si sia strisciato e asciugato la testa sul mio seno durante un intervento chirurgico. È stato umiliante. La prima volta l’ho accettato in silenzio, alla seconda invece gli ho chiesto di usare un asciugamano. E lui: ma così è più divertente, no?”.
Poi c’è Anne (anche in questo caso solo nome di battesimo per ragioni legali o personali) che ricorda di essere stata vittima di un rapporto sessuale non consensuale con un chirurgo suo superiore, fuori dall’ospedale. “Eravamo a una reception di lavoro, quando a un certo punto ha deciso di accompagnarmi a casa e, senza che potessi dire niente, ha deciso di fare sesso con me. Mi fidavo di lui: per me è stato qualcosa di totalmente inaspettato, non volevo fare sesso. Quanto accaduto a me non deve succedere ad altre mie colleghe, per questo è importante parlarne”.
“Il nostro studio mette in forte discussione la fiducia del pubblico nei chirurghi della Sanità pubblica”, ha detto il dottor Christopher Begeny dell'Università di Exeter, mentre la chirurga e primaria Carrie Newlands della University of Surrey parla di cultura “di impunità e silenzio” che va smantellata: "Spesso le vittime sono donne sottoposte a un supervisor o a un chirurgo capo, per questo vivono in un clima di paura. Abbiamo bisogno di cambiamenti importanti che portino a inchieste indipendenti contro casi del genere”.
La Sanità pubblica britannica, detta Nhs e nata dopo le guerre mondiali del secolo scorso, è una delle più gloriose in Occidente, ma oggi non se la passa bene. Afflitta da lunghe liste di attesa a causa del Covid e della Brexit che ha svuotato l’organico di molti medici e infermieri europei, oggi accusa decine di migliaia di posti di lavoro non coperti. Mentre, sempre oggi, il Guardian apre il giornale con “l’esodo dei giovani medici dalla Sanità pubblica, con un terzo delle nuove reclute che lascia la Nhs entro due anni dalla laurea” per i salari e le condizioni lavorative ritenuti insoddisfacenti rispetto al settore privato.