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Crosetto a Londra: “Spero in una soluzione del conflitto nei prossimi 7 o 8 mesi”

(ansa)
Il ministro ha avuto a Londra un incontro trilaterale con le controparti britannica e giapponese a Lancaster House, nell’ambito del progetto Tempest: “La pace può arrivare solo se Putin cessa il fuoco"
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LONDRA. “Auspico che ci possa essere un tentativo di soluzione per la guerra in Ucraina da perseguire nell’arco dei prossimi 7 o 8 mesi. È una mia speranza”. A dirlo è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha incontrato Repubblica e alcuni giornalisti italiani a margine del suo incontro trilaterale a Londra con le controparti britannica e giapponese a Lancaster House, nell’ambito del progetto Tempest (Gcap), il caccia di nuova generazione che costruiranno Italia, Regno Unito e Giappone e che entro il 2035 andrà a sostituire gli attuali Typhoon.

“Come era stato preventivato, la controffensiva non è una passeggiata, tutt’altro”, spiega Crosetto. “Russia e Ucraina stanno subendo molte perdite, era logico, era scritto nei numeri di difendenti e attaccanti e nelle capacità dei due Paesi. Per questo io sto auspicando una trattativa che possa partire da un cessate il fuoco. Da quando è iniziato questo conflitto, non c’è stato un giorno che la Russia non abbia lanciato decine o c…

LONDRA. “Auspico che ci possa essere un tentativo di soluzione per la guerra in Ucraina da perseguire nell’arco dei prossimi 7 o 8 mesi. È una mia speranza”. A dirlo è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha incontrato Repubblica e alcuni giornalisti italiani a margine del suo incontro trilaterale a Londra con le controparti britannica e giapponese a Lancaster House, nell’ambito del progetto Tempest (Gcap), il caccia di nuova generazione che costruiranno Italia, Regno Unito e Giappone e che entro il 2035 andrà a sostituire gli attuali Typhoon.

“Come era stato preventivato, la controffensiva non è una passeggiata, tutt’altro”, spiega Crosetto. “Russia e Ucraina stanno subendo molte perdite, era logico, era scritto nei numeri di difendenti e attaccanti e nelle capacità dei due Paesi. Per questo io sto auspicando una trattativa che possa partire da un cessate il fuoco. Da quando è iniziato questo conflitto, non c’è stato un giorno che la Russia non abbia lanciato decine o centinaia di bombe sull’Ucraina. Quando accadrà, da quel giorno ci sarà la possibilità di un dialogo. Finché non accade, è difficile anche solo parlare di un tavolo di pace”.

Ma congelare la guerra con un simile status quo e i territori tuttora occupati dalla Russia, è inaccettabile per l’Ucraina, no? “Certo che è inaccettabile. Anche per me, non solo per Ucraina”, precisa il ministro italiano, “ma per iniziare il tavolo di una pace, almeno bisogna cessare le bombe per un giorno. Altrimenti, è inutile pensare a una pace o una soluzione, che certo per l’Ucraina è di un tipo e un’altra per alcuni. Ma il punto centrale è il ripristino della legalità internazionale”.

“Non ho idea a cosa si riferisse Putin” continua Crosetto riferendosi alle parole del presidente russo su armi basate sui nuovi principi della fisica, "ma mi auguro che questo atteggiamento e confronto muscolare abbia una decrescita. Auspico, per parte dei problemi che abbiamo, di trovare una soluzione diplomatica in tempi ragionevolmente brevi, nell’arco dei prossimi 7 o 8 mesi. Queste manifestazioni di forza speriamo di poterle seppellire insieme alle asce di guerra”.

Per quanto riguarda il Tempest, invece, secondo Crosetto si tratta di “un progetto importantissimo”. Le trattative tra Italia, Regno Unito e Giappone vanno avanti, soprattutto per quanto riguarda la spartizione di sviluppo, brevetti e indotto futuri. “Vanno definiti accordi che possano portare ai tre Paesi lo stesso ritorno tecnologico e impatto industriale”, sottolinea il ministro, “è un progetto che va cesellato e costruito nei rapporti quotidiani dei tecnici dei tre Paesi e poi di volta in volta la politica deve fare un passo in avanti. Ci incontreremo di nuovo in ottobre a Roma e a dicembre in Giappone”.

“Non è una cosa semplice”, conclude Crosetto, “alcuni Paesi danno peso a tecnologia, altri all’impatto sulla manodopera interna, perché questo progetto ha diverse finalità: militare, tecnologica, ma anche di ritorno indusutrale e di know how, per tutti i contraenti. Il caccia in sé rappresenterà solo il 2% delle tecnologie che andremo a implementare dopo questo progetto. E bisogna che l’accordo soddisfi tutti. Ma stiamo andando avanti”. E l’Arabia Saudita entrerà nel Tempest, come si specula da mesi? “Uno dei motivi del Tempest è di avere partner futuri anche per venderlo, quindi non abbiamo escluso alcun possibile partner”.

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