Fu immortalata mentre si inchinava davanti a Putin quattro anni fa, dopo un giro di valzer fatto insieme per festeggiare il suo matrimonio. La riverenza stavolta è meno appariscente, ma l’ex ministra degli Esteri austriaca Karin Kneissl è ancora al centro delle polemiche per la sua vicinanza al presidente russo. "Vado a vivere a San Pietroburgo”, ha annunciato.
Dopo aver trascorso l’estate in un appartamento in affitto nel villaggio di Petrushovo – “Questo è il mio mondo, mi ricorda la mia infanzia”, ha spiegato Kneissl – l’ex ministra ha deciso di rilanciare: si trasferirà sulle rive della Neva per guidare l’Istituto Gorki, osservatorio affiliato dell’università di San Pietroburgo, la stessa in cui lo stesso Putin studiò giurisprudenza negli anni ‘70. Un think tank da lei stessa co-fondato lo scorso marzo con il dichiarato obiettivo di “formulare analisi e predisporre soluzioni” rispetto alle questioni geopolitiche che angustiano Mosca.
Kneissl, che già lo scorso giovedì dal palco dell’Eastern economic forum di Vladivostok aveva accusato l’attuale governo austriaco di schizofrenia nei suoi rapporti con la Russia, ha raggiunto San Pietroburgo su un aereo militare russo, unico modo, a suo dire, di riuscire a portare con sé i suoi adorati pony.
Sessant’anni, ministra degli Esteri di Vienna dal 2017 al 2019 in quota al partito di estrema destra Freedom Party (già molto vicino a Russia Unita), Kneissl aveva rassegnato le proprie dimissioni a seguito del voto di sfiducia che aveva destituito il governo del premier Sebastian Kurz. Da allora ha continuato a collaborare con l’emittente governativa Rt, ex Russia Today, oltre a partecipare a conferenze e forum internazionali guidati o sostenuti da Mosca, come il vertice Russia-Africa tenutosi a luglio proprio a San Pietroburgo.
Nominata nel consiglio di amministrazione della società di raffinazione e distribuzione petrolifera Rosneft, fu costretta a dimettersi dopo avere ignorato i report dell’intelligence statunitense che ventilavano l’imminente invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Una contiguità sublimata con l’invito rivolto a Vladimir Putin in persona a partecipare alle sue nozze nel 2018: in quella occasione venne immortalata nel famoso inchino che in patria aveva fatto molto discutere.
L’Austria appoggia formalmente le sanzioni alla Russia, nonostante sia uno dei pochi Paesi europei a continuare a importare il gas russo quasi ai livelli pre-guerra.